“I sogni non finiscono mai. C’è sempre qualcosa di nuovo da raggiungere”

Condividi su i tuoi canali:

Sono le giovani donne a subire di più gli effetti delle discriminazioni nel mercato del lavoro. Alle ragazze dico che c’è bisogno di donne in politica.Di questo e non solo ci parla l’assessore regionale Mariangela Bastico.

Con lei come assessore alle pari opportunità dove, in Emilia Romagna, nell’ambito lavorativo, donne e giovani a suo parere sono ancora discriminati?

 

Sono proprio le giovani donne a subire di più gli effetti delle discriminazioni presenti nel mercato del lavoro. Anzitutto, perché assistiamo a un crescente diffondersi dei contratti flessibili: oggi in Emilia-Romagna il 20% circa dei lavoratori sono precari e spesso questa condizione di precarietà – che fino a pochi anni fa riguardava per lo più i giovani in ingresso nel mercato del lavoro – oggi si allunga ben oltre i quaranta anni di età – in particolare per le donne. Se tra i lavoratori maschi la percentuale dei precari è dell’11%, per le femmine cresce fino al 34%. È vero, comunque, che il tasso di occupazione femminile in Emilia-Romagna è oggi del 60,5% ed è tra i più alti d’Europa.  Ma c’è ancora molto da fare: non solo vanno rimossi gli ostacoli che le donne incontrano nell’accesso al mondo del lavoro, ma vanno favorite le carriere femminili investendo su attività e progetti che aiutino la conciliazione tra l’attività di cura e le scelte professionali. Nella nostra regione le donne arrivano a conseguire ottimi risultati nel campo dello studio e agli stessi corsi di formazione professionale la partecipazione è elevatissima. Ma a così significativi esiti nel campo dello studio e della formazione non fanno poi seguito analoghi risultati sul fronte dell’avanzamento professionale, della carriera, delle retribuzioni, che mediamente sono inferiori del 20%, 30% rispetto a quelle dei maschi. E questo perché il distacco dal lavoro per ragioni familiari, la scelta del part-time o di altre forme di flessibilità lavorativa riducono automaticamente e ingiustamente le possibilità di crescita professionale. Occorre dunque una assunzione di responsabilità da parte della società intera rispetto al tema delle pari opportunità, con particolare riguardo alle parti sociali. Occorre una vera e propria rivoluzione culturale: la condizione delle lavoratrici, infatti, non è un tema ‘da donne’ – con tutto il carico di segregazione e marginalità che l’uso di questo termine comporta – ma viceversa è questione portante per lo sviluppo economico e sociale della nostra regione e del Paese in generale.

 

C’è in giro diffusa l’opinione: nella scuola pubblica non si insegna e c’è caos e droga, mentre nelle scuole private va meglio. Qual è il suo giudizio?

 

Non scherziamo… Direi che la qualità della scuola pubblica dell’Emilia-Romagna sia fuori discussione, tant’è vero che è proprio la scuola pubblica ad essere la più scelta dalle famiglie.

 

Sembra di essere tornati al ’68: occupazione di università e scuole, manifestazioni anche violente,  polizia in stato d’assedio, la riforma Moratti ha infiammato gli animi, provoca scontri. Per chi non vive all’interno dell’Università, può spiegare cosa cambia per gli studenti, docenti e ricercatori?

 

L’Italia ha bisogno di valorizzare i giovani e le loro potenzialità, per aprirsi a un futuro che la precarietà esclude. Invece la riforma della Moratti rende ancora più precari i ricercatori – cosa che provocherà senz’altro una fuga di cervelli all’estero, dove sono meglio pagati e più valorizzati – e ne avvilisce l’attività. Ma questo, purtroppo, è un governo che pervicacemente penalizza le sue forze migliori. Sulla ricerca, peraltro, siamo il fanalino di coda di un’Europa che perde colpi, surclassata non solo da Stati Uniti e Giappone, ma anche da Cina e India. È necessaria quindi una inversione di rotta sugli investimenti, non solo verso la ricerca applicata a sostegno dell’innovazione dei processi produttivi e della competitività, ma anche verso la ricerca pura, essenziale base di avanzamento in tutti i campi del sapere e quindi presupposto di quella applicata. Chi contrappone l’una all’altra mira a impoverire entrambe e noi, a questo gioco, non ci stiamo. Tutto ciò accade in un paese dove il numero dei laureati è tra i più bassi d’Europa, in cui il diritto allo studio non solo non basta a sostenere gli studenti in difficoltà, ma trascura totalmente di intrecciare le proprie politiche con quelle giovanili, culturali, abitative delle città, arrivando ad escludere gli studenti – specie fuorisede – dai più elementari diritti di cittadinanza.

 Docenti universitari che preferiscono le scuole estere delle nostre. E’ solo una questione di denaro o ci sono altri disagi inconfessabili?

 

Torno a dire: il vero disagio è quello di veder limitate le proprie potenzialità, sia dai tagli alla ricerca che da fenomeni – come dire – di concorsi pilotati. È chiaro che un giovane ricercatore – specie se particolarmente di valore – può vivere come un sopruso l’attesa di anni e anni per una cattedra, o di fondi per la propria attività. Del resto, le statistiche parlano chiaro: siamo l’unico paese d’Europa in cui l’età dei ricercatori supera abbondantemente i 40 anni!

I modenesi la rimpiangono come sindaco, lei rimpiange Modena?

 

Io torno a Modena ogni sera, è la mia città e non potrei mai rinunciare a lei. Anche come amministratrice, poi, non l’ho affatto abbandonata. Essere assessore regionale, al contrario, mi consente di occuparmi di più e meglio dei problemi della nostra città.

 

Per che cosa vorrebbe essere ricordata rispetto al ruolo che ricopre? E se fosse Governatore?

 

Vorrei essere ricordata semplicemente per il mio impegno nella difesa di ciò ritengo essenziale: i diritti delle persone. Il diritto a un’istruzione di qualità, anzitutto, che ho cercato di promuovere contrastando, attraverso la legge regionale sulla scuola – approvata nel 2003 – le norme contenute nella riforma Moratti sulla scuola che ha abbassato l’obbligo scolastico e complessivamente squalificato la scuola pubblica. Ma anche il diritto a un lavoro stabile, sicuro, regolare, adeguatamente retribuito per tutti: perché per poter progettare il proprio futuro è necessario uscire dalla precarietà. 

 

Quale è la sua posizione rispetto alle quote rosa?

 

Sono necessarie, anche se spero siano transitorie. Mi auguro, in sostanza, che diventino presto inutili, e che le candidature femminili non abbiano più bisogno, in futuro, di essere promosse da regolamenti e normative. Tuttavia l’Italia è così indietro sul fronte della rappresentanza politica delle donne  che oggi sono davvero necessarie: anche perché, nonostante l’altissimo impegno delle donne in tutti gli ambiti della pubblica e sociale, i ruoli dirigenziali restano saldamente in mano ai maschi. Chi ha il potere in mano difficilmente lo cede, se non vi è costretto. Ecco perché le quote sono necessarie.

Chi l’ha avvicinata alla politica e cos’è stato che le ha fatto decidere per lo schieramento in cui milita? Ora cosa direbbe lei alle giovani ragazze affinchè s’impegnino in politica?

 

La persona per me più importante, per quanto riguarda la mia storia politica è stato Piercamillo Beccarla, sindaco di Modena. Mi ha insegnato la passione per il governo della cosa pubblica, per la costruzione di un progetto collettivo che lui – da architetto – simboleggiava nella riqualificazione e nella costruzione di parti nuove della città. Ha dato a tutti noi che lo abbiamo conosciuto una lezione straordinaria: quella di impegnarsi per ciò in cui crediamo, con coerenza e dignità, fino alla morte. Per le mie scelte politiche successive è stato anche decisivo l’impegno nell’insegnamento, durato 9 anni: da subito la mia scelta fu di insegnare nelle classi serali di un istituto tecnico-commerciale a Carpi. Insegnare in quegli anni alle serali, per me, significava avere l’occasione di restituire pari opportunità a coloro che – per difficoltà sociali, familiari, economiche – erano stati costretti a lasciare i banchi di scuola. Lavorare con quegli studenti già adulti – cui ancora oggi sono legata da rapporti di amicizia – ha rafforzato la mia convinzione di base: tutti hanno diritto all’istruzione. Quanto all’impegno in politica, non c’è dubbio che sia uno dei più faticosi: le giovani donne che intraprendono questo percorso lo sanno bene. Riunioni fino a tarda notte, frequenti spostamenti da casa per più giorni di seguito… Ma quando si riesce a ottenere qualcosa di importante, quando l’impegno dà i suoi frutti, la soddisfazione è impagabile. Poi vorrei anche dire alle ragazze che c’è tanto bisogno di donne in politica: perché c’è bisogno del loro punto di vista delle donne. Di coloro, cioè, che sono abituate, giorno per giorno, a governare la complessità mettendo insieme lavoro fuori casa, la responsabilità della famiglia, la cura dei bambini, degli anziani, l’amministrazione della casa e degli stipendi. Perché sanno cosa è davvero essenziale e perciò, nelle scelte di governo, sapranno dare voce e individuare le giuste priorità rispetto alle esigenze reali delle persone e delle famiglie.

Cos’è che non va all’interno della coalizione di centro sinistra?

 

Si puo’ migliorare sempre; il centro sinistra regionale e modenese mi sembra aver raggiunto una ampia condivisione nelle scelte e una buona capacita’ di governo, del resto riconosciute dai cittadini, come dimostrano gli straordinari risultati elettorali. Credo in una parola che il maggior rischio che corre il centro sinistra sia quello della divisione, ampiamente superato nella nostra realta’.

Oggi, può affermare di aver realizzato i suoi sogni o ne ha ancora qualcuno nel cassetto?

 

I sogni non finiscono mai. C’è sempre qualcosa di importante da
realizzare, un nuovo traguardo da raggiungere.

 

Ne è veramente valsa la pena?

 

Assolutamente sì. 

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Fiera di San Rocco 2022

Dal 12 al 16 agosto: cinque giorni di festa, spettacoli e tanto cibo, ad ingresso gratuito! Ecco in arrivo la ultracentenaria Fiera di san Rocco,

Corso per Clown Dottori

Si parte a ottobre, ma gli incontri di presentazione del corso sono previsti il 6 e il 10 settembre L’associazione Dìmondi Clown organizza, a partire