I sensali della Repubblica

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Capi e Capetti di partito, fra amatriciana e coda alla vaccinara, scelgono il Capo dello Stato.

 


Speriamo che queste elezioni del nuovo Capo dello Stato finiscano presto. L’Italia e gli italiani hanno ben altri e pressanti problemi cui dedicarsi e non credo che l’elezione dell’inquilino del colle sia fra le priorità del momento. Personalmente, quello che sta succedendo mi sembra più il tentativo di un gruppo di persone (i leader dei partiti) di rinverdire il ruolo della politica e dei partiti che ultimamente lascia molto a desiderare. Lo si è visto nelle ultime elezioni suppletive per il seggio lasciato vacante alla Camera da Roberto Gualtieri eletto sindaco di Roma. Or bene, solo l’undici, 33% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne e quindi è giusto, parlaci chiaro. L’elezione di questo Presidente, probabilmente, sarà l’ultimo atto per molti di loro, se non per tutti. Infatti, lo sciagurato referendum che riduce il numero dei deputati e senatori, voluto da una massa di scappati da casa che ha preso e continua a prendere per il naso (anche se la parola giusta sarebbe un’altra), li decimerà. Naturalmente, con una nuova legge elettorale a venire, le segreterie dei partiti faranno eleggere chi vogliono loro infischiandosene altamente delle preferenze di voto che gli italiani indicherebbero come rappresentante delle loro istanze.  Si avranno così un Parlamento e un Senato totalmente rinnovato con eletti che non hanno nemmeno votato il Presidente. Anche un altro problema non è da sottovalutare. Si tratta della situazione che si verrebbe a creare nell’eventualità che nel 2023 le elezioni siano vinte dal centro destra. V’immaginate cosa potrebbe succedere? La sinistra andrebbe in paranoia al solo pensiero che certe leggi (una per tutte, quella sull’immigrazione) fossero ratificate da un Presidente di centro destra, anche se la vulgata popolare ci racconta che l’inquilino del Quirinale è super partes. Un Presidente, qualunque esso sia, non potrà mai esserlo! Sì, perché gli idoli di gioventù, durante il sonno, potrebbero rifarsi vivi. Vedi il Che, ma potrebbe essere chiunque altro nome, che ti tira i piedi sotto le coperte! Per ultimo, mi tengo una chicca. Nella trasmissione Coffee Break sulla 7 del 17 gennaio scorso, Sabino Cassese, giurista e accademico italiano, sull’argomento elezione del Presidente della Repubblica si è lasciato scappare un pensiero che riassumo: “di fronte a questo spettacolo sarebbe meglio un ritorno alla monarchia, non con i Savoia, ma con i Borboni”. C’è chi ha letto nella frase solo una semplice battuta, ma io che sono nostalgico dell’Ancien Régime gli ho dato ragione.

Anche, se con le dovute precauzioni.  

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