I promessi sposi all’Auditorium A. Bertoli di Sassuolo

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Venerdì 15 marzo ore 20.30 all’Auditorium Bertoli di Sassuolo, ha preso il via un ciclo di incontri fortemente voluti dall’assessore alla Cultura e Associazionismo Samanta Baruffaldi e dall’assessore ai Giovani, Sport, Politiche Sociali e Pari Opportunità Sharon Ruggeri sui “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.

Abbiamo avuto il piacere di rispolverare, dalle parole dell’Avv. Gian Carla Moscattini, alcune nozioni sulla vita dell’autore, sulla sua prima edizione fino a quella giunta ai giorni nostri. Abbiamo avuto modo di cogliere l’intento dell’autore, quando inizia la sua opera così: “In principio fu un manoscritto del Seicento” per farci credere, attraverso questo espediente letterario, che egli riporta uno scritto anonimo così è – di fatto – libero di “denunciare” le storture di un’epoca, quella del 1600, in cui il romanzo è ambientato.

Avv. Gian Carla Moscattini

L’intento di Manzoni nella falsa citazione è ovviamente ironico: non solo contro la retorica vuota e ampollosa della letteratura secentesca, ma soprattutto contro il carattere artificioso di gran parte della cultura di quel secolo. In particolare, l’anonimo attribuisce la malvagità degli uomini all’intervento del demonio, mentre è evidente che la colpa è dei personaggi negativi che agiscono impunemente grazie all’inefficienza e alla connivenza di chi deve amministrare la giustizia.

Non è mancato anche un accenno, operato dalla narratrice, sulla questione della lingua usata per riscrivere l’immaginario “scartafaccio” quando, ci è stato riferito, che l’autore accenna alla complessa operazione di riscrittura del suo stesso romanzo, dopo la “risciacquatura dei panni in Arno” e l’edizione definitiva del 1840-42 (in cui la lingua utilizzata è il fiorentino parlato dalla borghesia colta del primo Ottocento). Con falsa modestia Manzoni finge di rinunciare ad argomentare in favore di tale scelta, che tante discussioni aveva suscitato ai suoi tempi.

Tutti noi sappiamo che “I Promessi Sposi” è uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana e mondiale e rappresenta uno dei massimi esempi del Romanticismo italiano, che riflette molte delle questioni e dei temi importanti del tempo in cui fu scritto, inclusi problemi sociali, politici e religiosi dell’Italia dell’epoca. Ci è stato fatto notare poi che Manzoni scrisse il romanzo durante un periodo di grandi cambiamenti politici e sociali in Italia, con il paese diviso in vari stati e dominato da potenze straniere. Abbiamo compreso come il suo lavoro abbia contribuito, non solo a rafforzare l’identità nazionale italiana, ma anche a sollevare questioni morali e sociali fondamentali.

Attrice – fotografa Sig.ra Franca Lovino

Quello che ha particolarmente attirato l’attenzione dei presenti, con le letture dell’attrice Franca Lovino, che ha saputo interpretare con abile maestria i passi più significativi del Manzoni, nella descrizione dei personaggi come Don Abbondio, Fra Cristoforo e Don Rodrigo, sono le minuziose descrizioni del paesaggio, degli incontri e dei colori; e come, proprio di quest’ultimo, Don Rodrigo, il deus ex machina del romanzo, il Manzoni non abbia sentito il bisogno di farcene il ritratto. Lo conosciamo prima indirettamente attraverso le paure di un piccolo uomo (e la piccolezza di don Abbondio non può non prestare qualcosa della sua meschinità alla figurazione), e poi lo conosciamo direttamente, sì, ma solo attraverso l’apparato della sua tirannide, il palazzotto e i suoi sgherri, così che egli ci appare soltanto come il tirannello del villaggio.

Maestro Gen Llukaci

È stata una scelta estremamente oculata quella che ha operato l’amministrazione comunale di Sassuolo perché riproponendo uno spettacolo che infonde cultura ha ancora una volta – attraverso “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni – sottoposto al pubblico presente la vasta gamma di tematiche trattate, che ben si addicono anche al periodo che stiamo vivendo. Il romanzo è infatti una sorta di manifesto morale e sociale per la sua epoca, ma oggi ancora attuale. Tra le righe emerge la lotta per la giustizia e la libertà che Manzoni mette in evidenza sottolineando le ingiustizie sociali e politiche del suo tempo, in una società che deve abbandonare la casa natìa per sfuggire da poteri corrotti e oppressivi.

La solidarietà e la compassione che emergono dalla figura di Fra Cristoforo, che s’impegna attivamente per contrastare le ingiustizie e le oppressioni presenti nella società del suo tempo, schierandosi dalla parte dei deboli e degli oppressi, cercando di migliorare le loro condizioni e promuovendo la solidarietà e la compassione, rappresentando un punto di riferimento morale e spirituale fondamentale per i personaggi del romanzo e per chi ascolta il racconto proposto dall’avv. Gian Carla Moscattini, dimostrando come l’aiuto reciproco e la gentilezza possano trasformare la vita delle persone e della comunità, offre così a noi, che viviamo in un mondo sempre più individualizzato, un messaggio di umanità, giustizia e speranza.

M° Gen Llukaci nel brano finale tra il pubblico

Non sono poi mancati i puntuali interventi musicali del Maestro Gen Llukaci, che con le melodie che ha magistralmente saputo far sgorgare dalle corde del suo violino, ha catturato gli astanti cullandoli nell’atmosfera di un amore sul nascere, nell’angoscia di un matrimonio sfumato, come nel dolore per un addio ai monti. Quando poi è sceso tra il pubblico e si respirava nell’aria questo violino, impetuoso, deciso e struggente, beh, un’ovazione; tutti i presenti non smettevano di applaudire!

Il connubio tra parole, musica ed immagini a cui questi artisti ci hanno abituato, è veramente un bel modo di fare crescere, di ricordare il valore di autori intramontabili e soprattutto di recuperare quei concetti di compassione e misericordia che sempre più spesso teniamo relegati nel cassetto dei ricordi.

È stato veramente incantevole trascorrere questa oretta, o poco più, in compagnia di un romanzo ancora così accattivante, e ricordare la disuguaglianza tra i ceti sociali, la mancanza di democrazia, tutela e cura, in cui le persone semplici erano costrette a vivere, la carestia e le tribolazioni subite dal popolo, ci hanno permesso di fare qualche riflessione su un benessere che a distanza di quattro secoli la nostra Nazione ha saputo conquistarsi e che troppo spesso diamo per scontato.

Ringraziamo quindi l’Amministrazione comunale di Sassuolo per queste preziose gemme che con generosità ci offre, e ci diamo appuntamento all’Auditorium Bertoli di Sassuolo, venerdì 22 marzo, alle ore 20.30 per ascoltare, con rinnovato interesse, la parte che Manzoni riserva alla Monaca di Monza. Siamo certi che conosceremo meglio la condizione della donna del tempo e di cogliere, ancora una volta, diversi spunti di riflessione.

Credit Photo: Corrado Corradi

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