I politici che usano sempre ‘io’ e mai ‘noi’

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Leggere l’intervista dell’ex sindaco di Terni Stefano Bandecchi, rilasciata al quotidiano QN, è illuminante già nel sottotitolo: “Tutti i politici sono inetti. Punto a fare il premier”. “Se serve un duce ogni 5 anni, lo faccio io”. “Mi candido alle Europee e supero sicuramente il 4%”. “Diventerò presidente del Consiglio”.

Nel testo ci sono altre perle: “La gente conosce solo i leader. Io mi candido come Stefano Bandecchi e ci metto sotto un po’ di cani e gatti”. “Se bisogna votare uno bravo, votino me. La vita è fatta di cose semplici. Io ho fatto i miliardi da figlio di un camionista. Ho fatto il parà e sono affezionato all’Italia. Ho una precisa visione: con gli Usa posso trattare, ma da una posizione di forza economica e militare. Non mi fido della magistratura. Non ho guardie del corpo. Dico sfacciatamente che posso fare il premier perché vedono tutti quel che faccio: mi dimetto, mando a quel paese i miei e me ne frego dell’opposizione. Mi sono rotto di fascisti, comunisti e una nazione alla frutta. Sono un Dc che rivuole la Dc. La domenica vado a messa: posso dire e fare quel che devo e dopo mi confesso”.

La politica per Bandecchi è soltanto un’espressione dell’io, un Berlusconi de noaltri, un ‘Io so’ io e voi non siete un c.’ e perfino il sacramento della confessione è soltanto una presa d’atto di quel che lui fa, con automatica assoluzione.

Che in Italia simili personaggi possano fare fortuna in politica la dice lunga su come la nostra società sia terra di conquista per ogni predone, con sempre più elettori creduloni dietro ad ogni Masaniello.

Vedrete che Bandecchi continuerà a fare carriera. Uno come lui potremmo permettercelo, ma troppi altri leader e leaderini si sentono monarchi a cui tutto deve essere concesso, senza neanche chiederlo e solo pretenderlo.

Questa è la conseguenza della democrazia diretta, dell’uomo (della provvidenza) eletto dal popolo senza alcuna intermediazione, un tempo svolta dai partiti, ora ridotti a portavoce del leader, obbligati a ratificarne le scelte. Un comodo intralcio, molto comodo e poco intralcio.

La Bandecchi story comunque ha un pregio; dovrebbe avvisarci che la nostra democrazia, al pari delle democrazie nel mondo, ha sempre meno anticorpi per proteggersi.

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