I pilastri della terra

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“… proprio come il noto romanzo di Ken Follet. Tom il costruttore di cattedrali contro l'architetto X, ideatore di ecomostri...mhhh, sicuri che il medioevo sia finito?”Così Alex Scardina presenta il suo articolo sul colpevole sperpero del suolo a Vignola.

Può accadere che un’amministrazione comunale non si curi a sufficienza sia del consumo di territorio, sia di cosa venga in esso costruito? Già immagino le vostre risposte perché, effettivamente, la domanda in sé è retorica. Infatti la risposta è no, spesso non si rendono conto di cosa può accadere non appena i controlli si rilassano.

 

Negli ultimi cinque anni Vignola ha manifestato fenomeni costruttivi assimilabili a riproduzioni cellulari incontrollabili. Non parlo solo del nuovo quartiere, costruito ex novo, su terreni fino a qualche anno fa agricoli e impiegati per produrre la celeberrima ciliegia di Vignola; e che pure meriterebbe un pezzo proprio, e non è detto che nel prossimo futuro non me ne occupi.

 

A questo punto allora vi chiederete cosa possa esserci di peggio dello sperpero del suolo? Bè, quando non solo lo si spreca, come nel caso del quartiere appena citato, ma ci si costruiscono edifici che in nessun modo riescono ad amalgamarsi, per volere degli stessi costruttori, alle strutture circostanti.

 

In questo senso Vignola vanta due esempi: lo skyline e la zona piscina. Partiamo dallo skyline, solo perché fortunatamente non realizzato. L’area passibile di intervento, e di proprietà comunale, era, ed è ancora, conosciuta come “ex Enel” (foto). Si trattava di un piccolo terreno inutilizzato situato tra via per Sassuolo, via Pace e via Caselline, a 250 metri in linea d’aria dalla stazione dei treni, a 700 dal campanile della chiesa dei santi Nazario e Celso, a 800 dal prestigioso Castello; diciamo quasi pieno centro.

 

A fine 2007 il consiglio comunale approvò una deroga dal dubbio sapore: nell’area “ex Enel”, venne eliminato il vincolo d’altezza per trarre il massimo guadagno possibile dalla superficie. Primo interrogativo: è giusto per trarre il massimo profitto eliminare vincoli costruttivi? L’unico progetto avanzato, al bando partecipò solo la “Beni Immobilari Modenesi spa”, prevedeva la realizzazione di uno skyline di 51 metri d’altezza. Se prima vi ho dato le distanze tra il sito ed il centro ora vi fornisco le altezze di riferimento: il campanile della già citata chiesa è alto 55 metri circa, solo 4 metri in più, corrispondenti alla lunghezza di un auto di media cilindrata.

 

Fortunatamente il progetto venne ritenuto non accettabile. Qualcuno potrebbe avvertire come un ossimoro il confronto tra consumo del territorio e rifiuto dello skyline perché se non si vuole sviluppare il tessuto urbano in orizzontale bisogna procedere giocoforza in verticale. Qui non si mette in discussione la necessità di rivedere le altezze degli edifici, condicio sine qua non per rispettare il proprio territorio, ma il metodo. Bisogna infatti farlo con criterio! Non è necessario costruire torri di 50 metri a Vignola per affermare uno sviluppo verticale della città.

 

Per un rischio corso un’altro ha provocato danni ben più grossi. Si tratta del ecomostro della zona piscine. L’energumeno (foto) è stato creato recuperando una serie di immobili adiacenti tra loro, tra cui un ex mulino, e sorge a soli a 100 metri in linea d’aria dal Castello. All’interno, nonostante le apparenze da policlinico, ospita appartamenti dalle finiture pregiate. Peccato che non c’entri nulla con il contesto urbano circostante. A ciò bisogna necessariamente aggiungere come alla vista, sia da lontano, sia da vicino, tenda a sovrastare lo stesso castello. Un confronto tra l’imponenza costruttiva del 1400, dotata di senso, e la pacchiana imitazione contemporanea. La cartolina di Vignola, con la costruzione del Majinbù del calcestruzzo, ne risulta notevolmente impoverita, mentre sicuramente più pesanti sono le tasche dei costruttori.

 

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