I partiti lavorano per l’interesse delle persone o si fanno i fatti loro?

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Forse sarà anche per questo che sono sempre di più le persone che non vanno a votare o lasciano in bianco la scheda. Hanno torto o ragione? Oddio, visto la povertà della politica nella nostra nazione qualche ragione, l’elettore, la può avere. In poche parole: chi siamo noi che col nostro voto mandiamo un nulla facente o un arrivista incompetente a sistemarsi per tutta la vita lavorativa, senza nulla fare, nelle più alte sfere istituzionali?


Sono solo sussurri di corridoio e di qualche mala lingua invidiosa ma sembra che i leader dei partiti abbiano segregato le liste dei candidati alle prossime elezioni politiche del 2023.

Anzi, pare che i manoscritti siano stati messi in cassaforte, la cui combinazione è conosciuta solo dai leader dei partiti. Se l’indiscrezione fosse vera, non ci troverei niente di strano. Infatti, sarebbe la conferma di quanto ormai da alcuni decenni accade nel nostro bel paese: ad accedere ai posti di potere con relativi lauti stipendi sono ormai soltanto chi grida più forte “signorsì”, ovviamente rivolto al capo bastone di turno.

Facciamo un passo indietro.

Qualche anno fa, i sanculotti grillini proposero la riduzione dei rappresentanti in parlamento e in senato, cosa che poi fu sottoposta a referendum popolare.  Nel segreto dell’urna, la tesi a favore della riduzione vinse. Per la cronaca, vogliamo anche sottolineare che stranamente i più favorevoli furono i partiti che non avevano timore a superare un’eventuale soglia di sbarramento. In tal modo, si sarebbe ottenuto il doppio risultato di potenziare il potere delle segreterie e di togliersi dai piedi i cosiddetti candidati acchiappa voti, comunemente definiti indipendenti.

Naturalmente, però, non tutte le ciambelle riescono col buco e, infatti, sorse il problema di chi mandare nel comodo e ben remunerato scranno, visto la notevole riduzione dei posti. Così bisognerà attendere il varo della nuova legge elettorale per vedere come saranno distribuiti i posti nei nuovi collegi che in teoria dovrebbero nascere.

Al momento, nei partiti maggiori, grazie anche ai sondaggi, impietosi per alcuni, la maggioranza dei contendenti (si salva solo Fratelli d’Italia) ha dei grossi problemi a trovare un posto libero in cui collocare il proprio protetto. Un esempio calzante è fornito dall’Emilia Romagna (che può essere ricondotto sia al centro destra sia alla sinistra) che una volta era, per l’eletto nel parlamento regionale, la pensilina dove attendere il treno per Roma. Oggi, invece, al rappresentante regionale, che ricordo ha già un congruo stipendio, è vivamente consigliato di stare dove si trova e lasciare spazio a qualcun altro. E qui, rimane sempre di massima attualità il problema della preferenza, che tra parentesi, la maggior parte delle volte, non mi rappresenta? Forse sarà anche per questo che sono sempre di più le persone che non vanno a votare o lasciano in bianco la scheda. Hanno torto o ragione? Oddio, visto la povertà della politica nella nostra nazione qualche ragione, l’elettore, la può avere. In poche parole: chi siamo noi che col nostro voto mandiamo un nulla facente o un arrivista incompetente a sistemarsi per tutta la vita lavorativa, senza nulla fare, nelle più alte sfere istituzionali?

Attenzione: con questa mia frase intendo includere l’intero arco costituzionale e rilevo, nessuno escluso. Personalmente, votando un “aspirante nulla facente” imposto dall’alto, non voglio essere complice della più grande e legale rapina allo Stato.

Termino con una riflessione.

Spesso, nel dibattito sul disastro totale della nostra politica nazionale, sentiamo i rappresentanti dei partiti che se ne escono con la frase – è colpa di chi c’era prima -. Ora, facciamo un esempio concernente la crisi del sistema energetico in Italia. Chi c’era prima? Qualche nome: Pier Luigi Bersani, sei legislature, Dario Franceschini, cinque legislature, Maurizio Gasparri tre volte senatore e cinque volte deputato. Ignazio La Russa una volta senatore, sette volte deputato. L’elenco, comunque, è molto più lungo e non risparmia nessun partito.  Per tale motivo, la mia domanda resta la stessa. Ma nel corso di queste ultime sette/otto legislature, dove stavano tutti i senatori e tutti gli onorevoli. Che cosa facevano? Forse erano seduti su una panchina a Villa Borghese a dare da mangiare ai piccioni? Magari con accanto ad un pensionato, a mille euro al mese (che sarebbe già una bella cifra), con cui disquisire di politica?       

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