I muridi (ratti e affini)

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L’ingenuo sbalordimento dei personaggi politici (di là dal colore della casacca e dalla dimensione della scranna) per quanto è successo a Roma è quantomeno disarmante. Perché stupirsi?

In taluni casi si tratta di una pochade di infima levatura.

Una pantegana, con il muso da tizio che si dà delle arie, sta cercando, con l’ipocrisia che le è connaturata, di dissociarsi dal corteo che lei stessa capeggiava. Un’altra, con il muso corrucciato, usa aggettivi forti. Un’altra ancora si contorce in frasi di improbabile esecrazione.

Sto parlando, l’avrete intuito, del rinnovato affioramento di ratti, di sorci e di muridi in genere dalla Cloaca Massima, per invadere le vie di Roma, squittendo le solite laide infamie e bruciando i soliti pupazzi.

Scrissi il 23 febbraio 2006:

“… Alcuni appartenenti alla puteolente topaglia, grazie alla presenza di petrolio commisto ai lerci liquidi fognari (petrolio a cui sembra che i sorci si abbeverino copiosamente), hanno imbibito alcune bandiere, dandole poi alle fiamme, fra lo squittio sempre più rintronante degli astanti.

Si auspica che le autorità preposte intervengano con radicale decisione sigillando la falla creatasi nella cloaca, spargendo robuste dosi di topicida e distruggendo con sistematicità le topaie ove si annidano sorci, pantegane, ratti e affini .”[1]

Il Genio di Scandiano e i genietti di contorno, che hanno le redini del potere e che tentano ogni volta di sottrarre la loro facciotta al pubblico ludibrio, distinguendosi, dissociandosi, esecrando, stigmatizzando e così via farfugliando e giocando (con la piazza), sappiano che sono ritenuti direttamente responsabili di questo ignobile, lurido scempio. E sappiano anche che le loro penose emissioni sonore non hanno peso né valore alcuno.

O meglio, hanno il peso equivalente agli squittii ed alle azioni delle pantegane, degli esponenti sorcini, della topaglia, insomma dei muridi che fanno parte del loro schieramento, che camminano con loro, si abbeverano con loro, votano in loro favore.

Alle pantegane non serve dire nulla. Esse, che sono le pifferaie del branco di sorci, pensano che possiamo credere che si vogliono dissociare? Da dove vengono i topi se non dalla loro scuola di pensiero, dalla loro ideologia?

Ai soggetti allora al governo cui era destinato il precedente articolo[2] mi limito a chiedere: che cosa siete stati capaci fare? Intendo concretamente, non belando i soliti insulsi, inutili, pietosi bèe bèe. Avete sparso robuste dosi di topicida? Avete distrutto con sistematicità le topaie e le fogne ove si annida la topaglia? Avete messo in condizioni di non nuocere le pantegane?

No. Non avete fatto un bel nulla. E non facendo nulla avete alimentato nei muridi la convinzione, ahinoi purtroppo fondata, che si possono tranquillamente fare e dire le cose fatte e dette il 18 di febbraio e di novembre (il 18 novembre ovviamente in crescendo). Impunemente. Con la garanzia che la grancassa mediatica farà la sua parte: così ogni volta una nuova frotta di ratti accrescerà la topaglia.

Infine, a coloro che con orgoglio e soddisfazione, dopo la vittoria, hanno indossato la maglietta, rivolgo un caldo invito: provate a riflettere.

In entrambi i sensi:

  • in senso fisico, cioè ponendosi davanti ad uno specchio: la scritta sulla maglietta, anche se al contrario, rende bene il concetto che avete di voi stessi “enoilgoc nu onos oI”;
  • in senso figurato, ossia rivolgendosi alla propria mente, pensando intensamente[3]: vi siete alleati con le pantegane e state camminando con i muridi. A nulla valgono, e lo sapete bene, i “distinguo”, il “dissociarsi” (a parole), il condannare i “”giochi d
    i piazza””, lo “stigmatizzare”, l’”esecrare” e via stornellando con verbi dotti, ricercati sul dizionario. Non serve a nulla. Voi con la topaglia state camminando e ne condividete fino in fondo la responsabilità. Pensateci bene e, se vi è rimasto un po’ di buon senso, dissociatevi concretamente e venite via, cambiate strada. E poi potrete gettare via la maglietta.

Quanto a noi, condivido quanto scritto da Ombrello Aperto due mesi or sono:

Fintantoché non cambieremo radicalmente il nostro modo di affrontare il problema, fintantoché il pensiero debole dei predicatori del nulla, intriso solo di frasi fatte e di slogan insulsi, continuerà a far presa sulle masse indottrinate e con il cervello sciacquato, il problema sarà soprattutto dalla nostra parte.

L’altra parte, quella ostile dei muridi, capisce solo la forza e prova rispetto solo per chi la sa usare meglio. Perché non accontentarla una buona volta?



[1] Tratto da “La falla della Cloaca Massima” pubblicato su Bice il 21 maggio 2006.

[2] “La falla della Cloaca Massima” pubblicato su Bice il 21 maggio 2006, ma scritto il 23 febbraio 2006.

[3] Mi rendo conto che per alcuni può essere faticoso, ma provate ugualmente.

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