“” I Mille giorni “”

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I Mille giorni  di Renzi e i Cento giorni di Napoleone. Oggi, nella palude di questo Stivale, amato e dannato, abbiamo Matteo Renzi che guida il Governo e che di giorni ne vuole  1000.  Per entrambi, alla fine, ci fu e ci sarà Waterloo.


IL democristiano Renzi ha proclamato lo stato di agitazione per mille giorni. Mi è subito tornata alla mente la splendida e tragica avventura di Napoleone, la cavalcata che il toscano-corso fece nella storia, lasciandovi un segno immortale.

Dopo l’esilio all’Isola d’Elba, insofferente per natura e sensibile al richiamo di tanti Francesi, Napoleone fuggì e sbarcò in Francia. Terrorizzato, l’ancienne regime, che aveva riesumato le parrucche infarinate, non avendo capito nulla, gli mandò contro un esercito. Che passò immediatamente dalla parte dell’Imperatore. E così i successivi, eserciti, uno dopo l’altro, che Parigi spediva a fermare il diavolo, tornavano orgogliosamente sotto la bandiera di Napoleone. Che entrò trionfante a Parigi, senza aver sparato un colpo. Immediatamente la Gran Bretagna sollevò l’Europa contro il pericolo mortale. A Waterloo, cento giorni dopo la fuga dall’Elba, ci fu una battaglia epica, incerta, lunga e sanguinosa. Sui prati belgi si giocò il destino dell’Europa. Napoleone aspettava il Generale Massena, di rinforzo. Arrivarono invece i Prussiani, ed i Diavolo Neri Tedeschi risolsero la battaglia. Sant’Helena. Altri tempi. Altri Uomini. Altri ideali. Storia vera.

Oggi, nella palude di questo Stivale, amato e dannato, abbiamo un altro toscano, Renzi, che guida il Governo. Lui, megalomane, vuole 1000 giorni, contro i100 di Napoleone. Per entrambi alla fine ci fu e ci sarà Waterloo. E per Renzi i segni ci sono già, a saperli leggere. I grandi giornali hanno cambiato atteggiamento nei suoi confronti. La luna di miele è finita. Renzi – “Napoleone” continua a proclami, ad annunci, a gelati. Improponibile.

Nell’Italietta del dopoguerra gli uomini di Stato, a tutti i livelli, avevano il senso della dignità, il decoro della funzione, la sobrietà del comportamento. Comunque la pensassero, ovunque militassero. Ma avevano la schiena diritta e lo sguardo limpido: c’era da ricostruire una Nazione. Occupata, per di più. Bene o male, c’era almeno la speranza per i figli. Mio Padre fu uno di loro. Mai ricco (non approfittò delle occasioni), mi trasmise un’eredità importante. Amore per il lavoro. Non rubare. Le regole sono regole. E ad undici anni, mi portò a lavorare alla Fiera Campionaria di Milano nelle vacanze di Pasqua, quando gli altri andavano in montagna. Gliene sono grato ancora oggi che sono vecchio.

Oggi stiamo assistendo a sceneggiate che faranno rivoltare nella tomba Mario Merola, il re della sceneggiata napoletana. Non c’è nessuno che abbia gli attributi di dire come stanno le cose e come uscirne: non sarebbe politicamente corretto e ci vorrebbe un coraggio da leoni ad ammettere settanta anni di menzogne, di fallimenti, di corruzione, di prevaricazione, di malaffare, di alleanze pubblicamente negate ed indissolubilmente incatenate sottobanco. Non ce la faranno mai, per mancanza di senso dello Stato, di morale sdrucita, di coraggio assente, di dignità perduta, di interesse personale trionfante.

E Renzi vuole 1000 giorni? Per fare che?

Forse per attuare la strategia scelta sul panfilo di Elisabetta II, quando fu deciso di svendere tutto il meglio dello Stivale (l’industria alimentare è quasi tutta in mani straniere, ma è solo un pallido esempio), e di cinesizzare l’Italia. Stipendi da mala sopravvivenza, circa 7/800 euro al mese, e livellamento al basso della vita sociale. Esattamente quello che sta avvenendo e che Renzi si è incaricato di portare a compimento.

1000 giorni? Waterloo!

 

 

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