I miliardi portati dalle tv e le quotazioni in borsa hanno ucciso il nostro magnifico calcio.

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Paolo Cremonini è un tifoso deluso. Non importa che sia del Milan, della Juve o dell’Inter. Lui impersonifica tanti appassionati italiani, quelli che vanno allo stadio, che magari si sobbarcano decine di trasferte all’anno, quelli che spesso vengono dipinti come l’unica parte sana di questo mondo.

Paolo, calciopoli è la fine di tutto?

 

Potrebbe essere anche l’inizio di un nuovo sport. Basta con questa classe dirigente che combina le partite perché così ottiene profitti ed onori, basta con gli arbitri legati alla Figc. Devono essere indipendenti ma soprattutto, così come i calciatori, devono diventare professionisti. Un gettone di presenza è di circa 5mila euro, è evidente che più un arbitro dirige partite più guadagna. E come si fa a dirigere le partite? Si deve stare simpatici alle grandi squadre altrimenti resti una mezza nullità.

 

Cosa ti ha più infastidito di tutto quello che è avvenuto?

 

Sicuramente il potere che alcune persone si erano accaparrate. Non è possibile che Moggi parli con i designatori arbitrali e imponga che quell’arbitro deve andare a fare quella partita e quell’altro invece deve riposare. In più aveva un’influenza sui giornalisti che proprio non mi è piaciuta. Il giornalista credo sia il braccio armato del popolo, di conseguenza è al servizio del popolo e non dei potenti. Se loro tacciono le notizie allora sono in malafede e non stanno facendo il loro lavoro.

 

Cosa vorresti che cambiasse nel calcio?

 

Intanto vorrei che tutti i coinvolti in Calciopoli, se risulteranno colpevoli, siano allontanati dal mondo dello sport, ma per sempre e non per alcuni anni. In più mi piacerebbe che lo stadio torni ad essere un centro di aggregazione e che sia limitato il potere delle televisioni. Sì, perché i miliardi portati dalle tv e le quotazioni in borsa hanno ucciso il nostro magnifico calcio.

 

Cioè?

 

Cioè assunto l’assioma che più fai risultati migliori più sei pagato dalle televisioni allora è evidente che cerchi in ogni modo di essere vincente. Se poi, come in Italia, i diritti vengono venduti singolarmente e non sono spartiti tra le squadre, è evidente che c’è tutto l’interesse a vincere, anche barando. Secondo aspetto: le quotazioni in borsa. Le tre squadre italiane quotate (Juve, Lazio e Roma) vedono il loro titolo oscillare in base ai risultati e non secondo le regole canoniche della borsa. E’ evidente che l’esigenza di vincere è assoluta. Così però non può andare.

 

Cosa vorrebbe dire ai dirigenti coinvolti in questo scandalo?

 

Che ci hanno tradito. Che meritano di essere puniti severamente e che smettano di piangersi addosso. Non sono un giustizialista, ma in alcuni casi credo che i processi sommari e mediatici valgano quanto come quelli in tribunale. Magari la giustizia infliggerà loro pene piuttosto ridotte ma noi tifosi li abbiamo già condannati severamente. Torneranno nel mondo del calcio? Bene, li accoglieremo con striscioni beffardi e fischi, dovranno vergognarsi di quello che hanno combinato.

 

Tornerai ad innamorarti del calcio?

 

 Non mi sono mai disinnamorato. Credo che, insieme alla mamma, la squadra sia l’unica cosa che non verrà mai tradita. Tornerò allo stadio, magari schifato da tutto quello che succederà in estate, ma con la convinzione e la speranza che coloro che ci prendevano in giro e ci facevano spendere soldi per vedere partite truccate non ci saranno più.

 

 

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