I Governatori ribelli

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di Alberto Venturi

Qualcuno cerca di attaccare l’etichetta di ‘no profughi’ a Debora Serracchiani, governatrice del Friuli venezia-Giulia, quando in realtà ha soltanto dichiarato che non accoglierà quelli respinti da Veneto e Lombardia, cosa più che giusta, anche se complicherà l’azione dei suoi amici al governo. 

La posizione dei governatori ribelli si mostra così per quello che è: una manovra politica di chi è minoranza a Roma e maggioranza nella propria regione, che vuole fare presa sulla pancia della gente e non sulla ragione, perché il numero di 77.000 migranti da assistere non può sovvertire alcun equilibrio economico, sociale e nemmeno culturale.  Mi viene da ricordare l’arrivo degli Italia d’Istria e Dalmazia dopo la guerra, un esodo di 350.000 persone molte delle quali, 136.000, si fermarono nelle regioni del centro nord, già stremate dalla guerra e dalla lotta di Liberazione: 11.157 si fermarono in Lombardia, 18.174 nel Veneto e 65.942 nel Friuli-Venezia Giulia, ma il sistema non subì tracolli.

Il problema c’è ed è drammatico per i migranti, una questione di vita o di morte ; rischia di diventare destabilizzante anche per noi perché, con un ruolo non secondario delle forze politiche dei governatori oggi ribelli, non abbiamo saputo costruire una politica di accoglienza efficace, mantenendo o introducendo leggi farraginose che rendono lunghissimi e complicati i tempi per concedere l’asilo politico, riuscendo a bloccare nel nostro Paese tutti quegli immigrati che vorrebbero solo attraversarlo.

Rifiutare l’accoglienza ai richiedenti asilo e ai profughi non risolve il problema loro e nemmeno il nostro perché, se non arriveranno come profughi,  arriveranno come irregolari e clandestini, ingrossando il numero di non-persone che si ammucchia nelle città senza mai riuscire a diventarne parte.

La Lombardia ospita il 40% in meno dei migranti che le spetterebbero in base alle quote stabilite nel luglio 2014 e il Veneto ne ospita il 50% in meno, quale ulteriore conferma che il ‘no profughi’ ha il timbro della Lega Nord, non di una impossibilità reale del territorio,  con subitaneo rinforzo da parte di Forza Italia del governatore ligure Toti.

I 35 euro che ogni straniero riceve, additati come scandalo, in realtà servono a pagare il personale, gli ambienti e i servizi; soldi cioè che restano in Italia; qualcuno sostiene che anche l’accoglienza, se ben fatta, crea lavoro, ma è un business al quale rinuncerei volentieri; referirei che i governatori delle regioni si riunissero con il governo per approvare un piano complessivo, ma sempre più i rapporti fra le istituzioni diventano ‘di forza’, poteri contrapposti od alleati sulla base degli interessi del gruppo che comanda, non dei cittadini.

Questa volta a dividere sono i richiedenti asilo, la prossima volta sarà un altro motivo, ma nel passato si è troppe volte chiuso gli occhi sugli strappi alle regole, perché convenivano, non tenendo conto che alla fine c’è sempre qualcuno che strappa più forte di te e comunque, a forza di strappare, la tela si rompe definitivamente e non s’aggiusta più. E’ quello che sta succedendo e l’astensionismo elettorale è la cartina di tornasole di un’Italia senza Italiani.

 

di Gianni Galeotti

  Governatori ribelli. Quando il fine giustifica i mezzi?L’opposizione del governatore della Lombardia Maroni seguito dai colleghi di Veneto, Liguria e Valle d’Aosta all’arrivo di altri profughi sui propri territori può avere un senso ed essere condivisibile, sul piano politico, solo nel momento in cui si limita all’annuncio e serve come provocazione (politica appunto) per richiamare l’attenzione, soprattutto del governo, sul fatto che così non si può andare avanti. Oggi l’immagine dell’Italia agli occhi del mondo non appare devastata dai bivacchi dei profughi alle frontiere o nelle stazioni, ma dall’assenza di uno Stato capace di fare lo Stato e di contare come tale nello scacchiere internazionale. Di uno Stato capace di raccordare soluzioni comuni sulle coste libiche prima che Italiane; capace di pretendere che tutti gli stati europei facciano la propria parte; capace di fare valere il principio che l’Italia non può essere lasciata sola nell’emergenza umanitaria; capace di gestire l’emergenza al proprio interno con regole chiare ed una programmazione degna di questo nome, capace di garantire l’ordine pubblico, i controlli su chi c’è e chi non c’è; capace di rimpatriare chi non ha diritto di stare qui; capace di garantire alle persone quelle dignità e quei diritti fondamentali  non solo per gli italiani ma anche per gli stessi stranieri che sbarcano a migliaia ogni giorno.

Le scene alla frontiera di Ventimiglia non sono quelle di un Paese accogliente, ma di un Paese allo sbando sul piano politico ed istituzionale, vittima di un governo che, sull’emergenza profughi, continua a non concludere nulla, a non contare nulla ed a farsi prendere in giro dall’Europa.

Se sul piano istituzionale (e costituzionale) decidere di respingere o non accettare i profughi con interventi su scala regionale, non regge, sul piano politico, questa manovra per me calza, eccome, soprattutto se messa in campo per mandare un messaggio chiaro al governo. Per ricordare che bisognerebbe trovare una via di mezzo tra l’accoglienza indiscriminata di migliaia di richiedenti asilo al costo di 33 euro al giorno a testa (anche se 50.000 di questi avrebbero già fatto perdere le proprie tracce dimostrando di non essere interessati ad ottenere lo status di profugo) , ed i tagli che ogni giorno il governo perpetra a danno degli enti locali e conseguentemente ai servizi ai cittadini. Ci sono anziani o padri di famiglia rimasti senza lavoro che per 33 euro al giorno farebbero carte false.

Purtroppo anziché rispondere magari liquidando come tale la provocazione di Maroni, ma aprendo un dibattito serio sul problema, Renzi cosa fa? Scende a livello della provocazione  e come risposta ai disincetivi proposti da Maroni per chi accoglie, il Premier propone gli incentivi a chi accoglie di più. Alla stregua di bambini che si fanno i dispetti e giocano a chi fa la boccaccia più grande e per ultimo. Fatto sta che in arrivo, anche in provincia di Modena, ci sono altri 200 richiedenti asilo, che si andranno ad aggiungere ai circa 350 già presenti. A 33 euro al giorno, dati da gestire alle imprese cooperative specializzate nella gestione del bisogno, della sofferenza e della disperazione. Modena  in questo ambito eccelle da più di vent’anni. Il business legato al bisogno, che si tratti di accogliere profughi, di prostitute straniere, clandestini o rom a Modena e provincia, dove l’accoglienza a pagamento è stata teorizzata da anni sul piano politico, non ha mai conosciuto crisi. Oggi, a causa o grazie a Renzi si continuerà su questa strada, senza programmazione, senza autorevolezza, e senza futuro e senza co
ntrollo. Del resto se anche i profughi desiderano fuggire il prima possibile dall’Italia, considerando il nostro Paese solo come un passaggio, un motivo ci sarà.

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