‘I dolori del giovane Giggino”

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Potrei definire in questo modo le vicissitudini che sta attraversando l’on. Luigi Di  Maio
che non è il giovane Werther ma neanche io sono Johann Wolfgang Goethe.

Normalmente un movimento qualunquista dura tre o quattro anni. Il M5S , che è il prototipo del qualunquismo populistico per eccellenza, è durato oltre 12 anni . Ricordo infatti che il Movimento 5 Stelle, è stato fondato a Milano il 4 ottobre 2009 dal comico e attivista politico Beppe Grillo e dall’imprenditore del web Gianroberto Casaleggio.

Il M5S, nato come antisistema , sta lentamente ma inesorabilmente dissolvendosi. Infatti la sua consistenza elettorale , che nel 2018 gli aveva consentito di diventare il partito di maggioranza relativa, si è via via sbriciolata passando dal 32% di anni fa al 12,3% ante scissione. Rimane comunque, pur perdendo pezzi e consensi, il movimento qualunquista più longevo di sempre della storia d’Italia.

Gli è però che la sua sopravvivenza è da ascriversi al fatto che ha cambiato pelle più e più volte fino al punto da diventare non più antisistema ma espressione della forma più becera del sistema. Dissi all’atto della nascita del primo governo Conte che l’Italia era diventata il Paese dei balocchi . Con la bacchetta magica non della fatina ma di Giggino , scelto dal mazzo dall’ex comico genovese, quello della decrescita felice ( per gli altri ), veniva abolita la povertà e dispensata a piene mani la felicità a tutti gli italiani. Di certo non possiamo pensare che la miseria dei 780 euro dell’immorale, demenziale e diseducativo Reddito di Cittadinanza, elargito a cani e porci, anche a quelli che , lavorando in nero o facendo loschi affari, vanno in giro con SUV , sfoggiano capi di vestiario griffati e si dichiarano impossidenti, possa dare la felicità abolendo una povertà più che sospetta. Al più può alimentare il fannullismo .

Il movimento definito antisistema ha cominciato a cambiare pelle già all’indomani delle elezioni politiche del marzo del 2018 , quando ,mettendo da parte l’inutile e pericoloso fardello dello splendido isolamento, buttando alle ortiche l’affinità ideologica, Di Maio andava per forni per cercare alleanze.

Ma non solo per cuocere il miserrimo Reddito di Cittadinanza, comunque utile per vincere le elezioni, ma anche per mettere le mani sulle ben più sostanziose prebende parlamentari per la nuova casta . Si ha ragione di ritenere che se si fosse affacciato dalle parti di Montecitorio od in qualche altro forno il diavolo sarebbe nato comunque il governo del contratto, anche se fosse costata l’anima.

Ora il movimento , imboccando la strada dei dissidi interni e delle scissioni, moda copiata dal PD, si trasforma ufficialmente in partito e ciascuno dei suoi componenti lotta ormai non più per la sopravvivenza del movimento ma solo per la propria, messa in serio pericolo dalla riduzione della consistenza elettorale del movimento e dal fatto che è ormai legge di stato la riforma costituzionale targata M5S, ribadita dal confermativo del 2020, che ha ridotto di un terzo la rappresentanza parlamentare.

In buona sostanza la riduzione dei consensi elettorali e della rappresentanza parlamentare sta inducendo i grillini ad accettare qualsiasi compromesso pur di evitare le elezioni anticipate dopo le quali sarebbe molto problematico trovare uno scranno in parlamento su cui poggiare le chiappe .

Siamo ormai ai titoli di coda dell’antisistema.

Tornando ai giorni nostri Luigi Di Maio , essendo entrato in rotta di collisione con Conte e con il movimento, ha temuto l’espulsione ed allora ha giocato in contropiede uscendo dal movimento e dando vita ad un’altra formazione politica. Il Presidente della Camera Roberto Fico infatti ha annunciato ieri l’altro, prima delle comunicazioni di Draghi in Aula, l’uscita dal gruppo M5S dei deputati che aderiscono alla nuova formazione politica vicina a Luigi Di Maio che si chiama “Insieme per il futuro”, che conta 62 componenti tra Camera e Senato .

Di Battista ha immediatamente commentato : Insieme per il futuro ? Quale ? Il suo ! ( di Giggino ).

Dicono dal cerchio magico del ministro degli Esteri: «ll progetto di Di Maio guarda al 2023, a una formazione che parta dai territori, dalle esperienze degli amministratori locali e delle liste civiche. Per questo il primo cittadino di Milano, Beppe Sala, è considerato un interlocutore. L’obiettivo, in Parlamento, è quello di attrarre anche deputati e senatori dei gruppi di centrodestra ma in rotta con le forze di appartenenza. Lo sguardo per eventuali futuri dialoghi è rivolto al centrosinistra».

Bellissima ed originalissima pensata: un nuovo partito ! Ve n’era proprio bisogno !

Si è diffusa la sciagurata moda dello scissionismo che ha polverizzato il PD portandolo ai minimi termini della sua consistenza elettorale. Sarebbe auspicabile e non più rinviabile che fosse approvata una legge che sancisse la decadenza da parlamentare per coloro che in corso di legislatura cambiassero partito o movimento. A ben vedere il cambio di casacca, a volte plurimo, è un tradimento del proprio elettorato che ha eletto un proprio rappresentante non per la sua bella faccia ma in quanto facente parte del partito o del movimento.

Ma lor signori non la faranno mai come non hanno dimezzato le indecenti indennità parlamentari pur avendolo promesso in sede di campagna elettorale ( Giggino dixit ) .

Il cupio dissolvi non appartiene a nessuno dei nostri politici di prima , seconda e terza repubblica.

Ovvero: i vampiri non possono diventare donatori di sangue.

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