I commenti: dall’«homo sapiens» all’«homo videns»

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“…forse a Modena, città a livello europeo, culturalmente molto emancipata, la sua gente si sta evolvendo e mutando evidenziando che si è formato un nuovo modenese: un moderno ed attuale «homo videns» che si sta sostituendo all’«homo sapiens»…art. di Dieffe

Assistiamo con piacere allo sbocciare sul web di nuovi quotidiani, magazine, blog: nuovi strumenti di informazione al servizio dei modenesi. Questi, nelle maggior parte dei casi, prevedono per gli articoli pubblicati lo spazio riservato ai commenti dei lettori. I commenti rappresentano per ogni lettore una formidabile opportunità di diretta partecipazione alla discussione inerente il contenuto degli articoli pubblicati. Sei anni fa quando uscì Bice i commenti rappresentavano una stimolante novità, oggi, sono un servizio «dovuto» e previsto da tutti i quotidiani a partire da quelli “storici” a tiratura nazionale, regionale e provinciale fino ad arrivare ai recenti siti che fioriscono nel web.Tuttavia questa redazione ha sempre avuto la convinzione che il singolo modenese fosse scarsamente coinvolto da questa innovazione e poco incline, nonostante la sua storica e particolare”passionalità” a cimentarsi nel commentare gli articoli a suo parere condivisibili o particolarmente scomodi. Infatti registravamo  ogni settimana, con  la pubblicazione dei nuovi numeri di Bice, un distacco, un certo disinteresse del grosso dei lettori a partecipare al dibattito sul governo della città che veniva  proposto mediante interviste a personaggi di primo piano appartenenti alle varie forze politiche.Un dato questo che non siamo mai riusciti a spiegarci razionalmente. Sembrava di trovarci in una realtà sociale e culturale completamente distante da quella, tipicamente emiliana, mirabilmente raccontata da Giovannino Guareschi nei suoi libri. Un luogo dove ognuno fin da piccolo, anche solo per potersi  svagare, era come obbligato a scegliere tra l’andare all’«oratorio» o alla «casa del popolo» per poi conseguentemente, diventando adulto, accalorarsi nel dare voce alle profonde contrapposizioni ideologiche del momento sintetizzate da Peppone e da don Camillo.Modena si mostrava ormai diversa e lontana da quello stereotipo: una città in tutt’altre faccende affaccendata diversamente da Reggio e Parma dove i commentatori sui locali siti web si misuravano e dibattevano in un numero consistente.Al nostro interno la spiegazione da dare  a questa realtà erano molteplici e tra loro discordanti anche perché non esisteva uno studio che su basi scientifiche spiegasse questo  fenomeno.Nel frattempo dopo sei anni noto come questa scarsa partecipazione ai «commenti» si sia accentuata e ciò si evidenzia anche tra le altre testate giornalistiche  che trattano dei vari problemi presenti del modenese. A volte ho la sensazione di trovarmi sulla «preda ringadora» a proporre approfondimenti ad una piazza affollata di gente che però, privilegiando un riflusso nel proprio privato, rimane indifferente all’oratore di turno a prescindere dai contenuti che sta ponendo in risalto.Alcuni sostengono che un commento ragionato e ragionevole richiede oltre a disponibilità di tempo anche una buona conoscenza dell’argomento in questione oltre ad una certa dimestichezza con la tastiera del Pc, ma pure questa motivazione spiega solo in parte il quesito che stiamo esaminando. Credo invece che ci troviamo di fronte ad una ipotesi del tutto inesplorata. Probabilmente a Modena, città a livello europeo, culturalmente molto emancipata, più che altrove il dna della sua gente sta mutando rapidamente e più che altrove evidenzia che si è formato un nuovo moderno modenese che si sta sostituendo all’«homo sapiens»: l’«homo videns» che non è un’evoluzione dell’uomo ma bensì un’involuzione. Questo si sta verificando, come teorizzato da Giovanni Sartori nel suo libro «Homo Videns » con l’avvento della televisione dove l’immagine prevale sulla parola. Vengono in questo modo stravolti i meccanismi di comprensione e trasmissione del sapere; cioè cambia il modo di funzionare del cervello rispetto ad un uomo del 1950. Questo modo di comunicare, attraverso immagini, sta minando la capacità di astrazione dell’uomo, la capacità di comprendere i problemi.Se leggo la parola “cane”, ne comprendo il significato mediante un processo messo in  moto dalla nostra intelligenza “sequenziale” che mi sottopone un insieme di passaggi che nella mente raffigurano un animale a quattro zampe che eventualmente scodinzola e abbaia. Invece di fronte all’immagine di un cane questo esercizio mentale non è richiesto perché interviene l’“intelligenza simultanea” che però è meno evoluta di quella sequenziale.Infatti è fuori di dubbio che l’avvento di tv e computer ha messo in penombra l’uomo  che si formava soprattutto sui libri e su tutto ciò che era  stampato.Attualmente la nuova realtà dei giornali on line più moderni ed al passo coi tempi è data da una sempre maggiore  offerta di articoli brevi « usa e getta» da poter leggere in pochi minuti. I  video “ mediante stringate comunicazioni” prendono il posto e sostituiscono le interviste o le dichiarazioni scritte. Poco  importa se chi guarda, a differenza di chi legge, non può fermarsi per verificare se ha ben capito quel che ha visto. Sicuramente questa impossibilità di verificare quanto gli è sfuggito lo induce a soffermarsi sempre di meno  sulle riflessioni e l’approfondimento.Leggere d’altra parte, richiede solitudine, concentrazione, capacità di discernimento, capacità di concettualizzazione e di ragionamento. L’Homo videns “si stanca di leggere, preferisce il flash abbreviato di una immagine sintetica, che lo affascina e seduce. Egli rinuncia ai collegamenti logici, alla deduzione e alla riflessione.Probabilmente questo nuovo modo di comunicare è perversamente voluto, ricercato e coltivato, ma giustificato e propagandato come servizio e risposta alle nuove esigenze dell’uomo moderno”.Motivazione più che credibile i
n quanto chiunque concorda con la constatazione che la facilità di guardare viene preferita alla fatica di leggere, ma non è detto che ciò determini un percorso che sia da condividere e da ritenersi utile e giusto.
Ciò premesso si comprende meglio il folgorante e strepitoso successo di facebook dove le gallerie di immagini ed i video hanno la meglio sulle pubblicazioni di approfondimento e di pensero.A ben analizzare facebook, questo innovativo social network, non sfugge la diffusa ricerca da parte dei singoli utenti ad ampliare il cerchio delle rispettive «amicizie» con le quali poi si è molto più propensi a “chattare”che a “comunicare”Questa mutazione dei criteri sui quali si è evoluto il pensiero dell’uomo non è dato sapere dove approderà, ma credo che questa involuzione in atto nell’uomo sia la principale causa della scarsa propensione a commentare i diversi  siti web destinati alla gente di Modena e provincia.Per questo propongo che Bice apra una rubrica in prima pagina titolata «la preda ringadora» dove a turno ogni settimana venga proposto alla lettura un articolo interessante per essere commentato ed estratto da uno dei diversi siti web che trattano delle vicende tra il Secchia ed i Panaro. Sarebbe una scelta che superando inutili gelosie tra le diverse testate giornalistiche metterebbe in risalto la necessità di diffondere al meglio tutte le diverse  informazioni sul territorio: un modo per favorire ulteriore conoscenza dei fatti e delle opinioni da commentare. Potrebbe verificarsi poi che il popolo di internet individui solo  alcuni siti web come luoghi preferiti dove concentrare i diversi «commenti» attualmente sparsi e dispersi tra le pagine dei vecchi e nuovi media che stanno illuminando l’internet modenese, ma questo sarebbe comunque da ascrivere come risultato da ascrivere positivamente.Un sentiero che a mio parere varrebbe la pena sperimentare anche se ho la sensazione di trovare non molti entusiasti di provarci perchè la platea dei nostalgici dell’homo sapiens si sta riducendo ogni giorno di più ad una esigua minoranza.

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