Ho caduto o son caduto, sempre a terra ho andato

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Alle colpe e lacune degli insegnanti, messe in risalto nell’articolo “Si cambia registro “ (n. 132 di Bice, firmato dal Direttore) si contrappongono quelle, innegabili, di molti fra noi genitori. Genitori assenti, mai andati ai colloqui, trascurati nel seguire i figli, che passano ore dal parrucchiere e dalla manicure ma con sussiego affermano di non avere tempo, perché  lavorano, arroganti nel pretendere pochi compiti, e nessuno beninteso nel sacro week end, che si permettono persino obiezioni sulle correzioni nei compiti in classe, sull’opportunità o meno di far studiare le date in Storia, che dettano legge sul numero massimo di verifiche da svolgere in una giornata di scuola, e che persino rispondono con chilometriche “contronote” alle note fatte ai loro figli!

Una delle più belle, raccontatami dall’insegnante interessata, è una contronota, vergata con grafia non esattamente da amanuense, che ingiungeva alla Maestra *** di scrivere meglio, suggerendole di scrivere in script![1].

La stessa insegnante racconta di essere accusata di inutile pignoleria se si preoccupa di correggere il verbo ausiliare errato[2], di essere giudicata  (e così le sue colleghe) anche sulle scelte didattiche, da persone che ovviamente ne sanno meno di lei, da signore che entrano in crisi per i mesi estivi nei quali devono, in qualche modo, occuparsi di più dei figli, troppi i compiti, troppo tempo sottratto alle vacanze estive, sacre come le settimane bianche e i predetti week end.

Sembra che gli italiani non facciano altro che passare da un week end all’altro, da una vacanza all’altra, e che ritengano la scuola una noiosa ma necessaria formalità, che consegnerà ai loro figli una licenza di media inferiore, o un diploma di Maturità.

Ma non sono tutti così. Questa è la minoranza chiassosa.

Anche se un po’ risicata, la maggioranza silenziosa è composta da genitori che davvero fanno molti sacrifici, che sono attenti e impegnati e riescono a lavorare, a far fare i compiti ai figli, a farli studiare, pur andando in vacanza, pur facendoli giocare e divertire, come tutti

E questi genitori che non protestano per i compiti a casa o per le lezioni da studiare ma per le disgrazie ben più serie nella Scuola attuale, sono guardati con sospetto.

E con ancora maggiore sospetto, come sovversivi pericolosi, sono guardati quando si permettono di chiedere per i propri figli un corso di Latino, pagandolo di tasca propria, beninteso, affinché non vadano al liceo  completamente digiuni di questa disciplina. Oppure se trovano semplicemente giusto, e normale, che a scuola ci si vada, oltre che per fare l’annuale corsa campestre, per  allestire il concorso dei presepi, organizzare la gita annuale di almeno due giorni, allestire la mostra delle torte, partecipare alle mille e una attività extrascolastiche che invece si fanno in tempo scuola…anche per  studiare.

E questi genitori rispettano ciò che i loro figli imparano, non hanno la presunzione di sapere più dell’insegnante, non ritengono tempo perso ciò che non è immediatamente utile, come la grammatica italiana, rispetto all’informatica ad esempio e hanno il buon senso di tacere quando non sanno qualcosa. Rimase memorabile, qualche anno fa, l’uscita di una signora che alla riunione d’inizio d’anno, quando fra l’altro materiale da acquistare  l’insegnante di Disegno chiese il  lapis[3], disse – Addirittura!– Perché per lei, il lapis era la pietra di una delle sue  collane, che il venditore le aveva presentato come “lapis”!

Ma la più grave colpa dei genitori, è quella di rifiutare il concetto stesso di selezione, in base al merito, con il premio all’eccellenza, come è giusto che sia, al quale deve corrispondere l’opposto, ossia la valutazione negativa, che non è una condanna, che non deve essere vissuta come un fallimento, come una sconfitta. Nemmeno la bocciatura è la morte civile, è  una semplice battuta d’arresto, talvolta provvidenziale, per far capire che se non si studia non si è promossi, una lezione di vita non da poco per un giovane, oppure che la scuola scelta è inadatta, e che riuscirebbe meglio in un altro corso di studi o in un’ottima scuola professionale.

Tornando alla scuola, e a ciò che certi genitori chiedono ad essa, e quindi agli insegnanti, molti di loro  vogliono la promozione, vogliono pochi compiti, vogliono tempo pieno, vogliono anche che sia la scuola a pagare le ripetizioni dei loro figli,quando zoppicano in qualcosa, vogliono poche lezioni da studiare e pochi compiti da svolgere al pomeriggio. Danza, iudo, nuoto,tennis, pattinaggio e altro ancora, queste sono le attività pomeridiane, che fungono da parcheggio per  i figli e in più portano crediti formativi, da raggranellare come le monetine che si mettono nel salvadanaio. E la cosa più sorprendente è che le persone più semplici, che davvero lavorano duramente, che non hanno potuto studiare per mancanza di possibilità economiche, invece di criticare la scuola esortano i figli a studiare, a comportarsi bene, a rispettare insegnanti e compagni, oggi come un tempo.

Ricordo con infinita nostalgia che mio padre, all’inizio di ogni anno scolastico, ci aiutava a ricoprire tutti i nostri libri e quaderni con una bella carta, perché non si rovinassero e, pur non ricco, ci  comprò sempre libri di testo nuovi, perché, diceva,  il libro deve essere una cosa personale, le annotazioni , gli appunti e le sottolineature devono essere fatte da chi studia, perché chi studia deve sentire il libro solo suo. Non avrebbe mai fatto una contronota all’insegnante, (né l’avrebbe fatto mia madre ovviamente) tantomeno avrebbe messo in discussione voti e giudizi. Se prendevamo un brutto voto, semplicemente voleva dire che non avevamo studiato, se arrivava una nota,
o un “penso”[4], dovevamo aver combinato qualcosa. Certo, non  siamo nati per scissione binaria, come dei procarioti, ma abbiamo avuto genitori degni di questo nome. Ma nemmeno gli studenti di oggi, questi eterni adolescenti, questi bulli svogliati, queste  graziose giovinette indolenti, sono nati in questo poco divertente modo. Hanno due genitori.

Indaffarati, stressati, distratti, preoccupati, stravolti dalle mille difficoltà dell’esistenza. Certo, come no.

Ma tutto ciò viene dopo, deve venire dopo.

Nel momento stesso in cui si diventa genitori, si diventa consapevoli che per tutta la vita i figli devono venire prima di ogni altra cosa.

E’ indispensabile studiare e ottenere un permesso che ci abiliti a guidare un’automobile, fare un impianto elettrico, fare una “messimpiega” …mentre nessuno ci insegna a fare i genitori. E quanto alla negazione del merito e dell’eccellenza, essa pare essere comunque una regola, seguita anche per gli  insegnanti, forti della difesa corporativa dei sindacati per i quali il fatto che si debba scegliere il “”migliore”” invece del più anziano è considerata  una cosa improponibile.

E avanti così.

 



[1]   Si tratta dello stampatello maiuscolo e minuscolo, chiamato   “écriture script”  che viene usato prima che il bambino apprenda a scrivere in corsivo.

[2] Effettivamente,come dice il titolo, anche con l’ausiliare sbagliato, il tonfo si verifica lo stesso.

[3] Lapis, o pietra di cinabro o  sanguigna è usata per disegnare, il lapislazzulo è una pietra dura, azzurro cupo con venature lattiginose  e frammenti di pirite.

[4] In gergo, il penso è la punizione, un tempo assai più in voga nelle scuole d’ogni ordine e grado,  talvolta collettiva, riguardante sia il profitto, sia condotta. Un penso era ad esempio  scrivere cento volte il verbo che per l’ennesima volta si era coniugato in modo sbagliato, oppure “ Non devo disturbare durante le lezioni” e cose simili. L’insegnante che aveva fatto fare la stessa cosa,qualche tempo addietro, facendo scrivere  ad un ragazzo – bullo “Sono un deficiente”  venne denunciata. Per la cronaca, il ragazzo, alle medie, scrisse comunque la parola sbagliata, deficente

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