Hanno ammazzato una tipa…

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Anche se davvero le occasioni non mancano per renderci ormai assuefatti  e impermeabili ad ogni atrocità, è impossibile guardare le immagini di Meredith Kercher e del sorriso che le illumina il volto, senza sentire una stretta dolorosa al cuore e non credo che sia soltanto solidarietà femminile la mia.

La pietà, il rispetto, l’orrore per il delitto, non hanno sesso.

E in queste ore, mentre Meredith  per l’ultima  volta è su un aereo, e torna a casa, accanto a mamma e papà,  si consuma l’osceno rito mediatico, comune a ogni tragedia, rito dove  nulla è lasciato al riserbo e alla discrezione.

Parlo di discrezione e riserbo verso la vittima naturalmente, oggetto quindi, con crudeltà, di una ulteriore, inaudita violazione, quella della sua anima, dalla quale non può difendersi, come forse ha tentato di fare  dall’altra violenza, perché ora non ha più voce e nessun NO fermerà la macchina che tritura i sentimenti, le emozioni, i sogni, e forse anche i segreti che a vent’anni si possono avere …e li riversa in  milioni di pagine ed immagini televisive, queste ultime  servite alle ore dei pasti,  attese dai cannibali, che siamo tutti noi.

Credevo di aver raggiunto il massimo della desolazione, ieri guardando il telegiornale, speravo che passassero al più presto ad altro, a qualche altro servizio… più leggero, magari addirittura comico, quindi passassero alla politica interna, che qualche amara sghignazzata davvero riesce sempre a strapparla…

E invece, una piccola coda, un servizio sulla Perugia di notte, diciamo meglio, sulla “movida”  nella quale consumano le loro ore gli studenti di ogni facoltà e di ogni etnia, accomunati  dallo stesso identico  scopo, divertirsi.

Che c’è di male?

Nulla.

Anche se , magari, lo spettacolo non proprio splendido di qualche ventenne fumata, o di qualche suo coetaneo già ubriaco alla una, o lo sguardo vacuo di chi  magari ha fatto il pieno di entrambe le cose…potevano risparmiarcelo.

Ma il peggio, di ogni altro “peggio” è stato, almeno per me, il vuoto abissale rivelato dalle quattro parole in croce che questi studenti, questi giovani universitari, queste nostre speranze , queste nostre scommesse per il futuro, rivelavano, rispondendo alla giornalista che li intervistava,  fendendo  la calca del popolo della notte,  davanti a bar e discoteche.

E alla  domanda precisa, se sapevano che cosa fosse accaduto qualche giorno prima in città, c’è stato un giovane che ha risposto…Ah sì, hanno ammazzato una tipa…

Quella tipa era una studentessa, quella tipa era una figlia amata, quella tipa era una sua coetanea, quella tipa era una persona…era Meredith, ma a quel bellimbusto, non importava.

Se  i figli sono lo specchio di noi genitori, se le giovani generazioni sono state da noi adulti educate in questo modo, se i risultati sono questi… credo che non esista remissione per le nostre infinite colpe.

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