Hacca Kappa

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""La Storia passata e recente è ricolma delle esemplari catastrofi di cui sono stati capaci i politici quando decisero di attribuirsi i gradi di Comandante delle Forze armate."" art. di Ugolino

 

      1.      La maggior parte di quanto andò male dipese solo da noi stessi.

2.      Sottovalutammo la tenacia del nemico.

3.      Noi cercavamo il compromesso, mentre il nemico voleva la vittoria.

Un mea culpa greve che conferma il forte sospetto, ora divenuto certezza assoluta, della leggerezza strategica con cui si affrontò quel conflitto (e non solo quello, purtroppo). Leggerezza strategica che connotò primariamente la piramide politica e dopo, ma solo dopo e con responsabilità ancor oggi non ben definite, la piramide militare.

 

Un uomo politico che regga le redini del potere, che abbia a cuore le sorti della nazione che governa, che abbia una vaga idea di che cosa significhi il termine “guerra”, dovrebbe svolgere, prima di decidere lo stato di belligeranza, alcune valutazioni di un certo peso:

          la ragionevole certezza che la via diplomatica sia divenuta impercorribile,

          la consistenza militare delle forze alleate ed ostili nello scacchiere mondiale,

          la consistenza militare delle proprie forze armate,

          la ragionevole certezza che la nazione di cui egli è alla guida, o almeno la forte maggioranza di essa, comprenda e condivida la drammatica decisione.

 

Molte altre stime, forse altrettanto importanti, meriterebbero di entrare nell’elenco, ma già queste potrebbero essere sufficienti. Solo quando queste valutazioni avessero dato esito positivo l’uomo politico dovrebbe procedere sulla via della belligeranza, indicando ai vertici militari gli obiettivi politicamente strategici da raggiungere. Codesti obiettivi non devono mai essere mutati e mai l’uomo politico deve interferire sulle decisioni strategiche e tattiche di natura militare.

La Storia passata e recente è ricolma delle esemplari catastrofi di cui sono stati capaci i politici quando decisero di attribuirsi i gradi di comandante delle Forze armate.

Se è provato che anche fra i generali e gli ammiragli vi sono stati soggetti inetti (ma si è trattato tutto sommato di eccezioni), si potrebbe per contro affermare, parafrasando Clemenceau e senza tema di errare, che la guerra è una questione troppo seria per lasciarla in mano ai politici, non foss’altro per la loro evanescente conoscenza della strategia militare.

 

1.      La maggior parte di quanto andò male in Vietnam dipese solo da noi stessi”. Si cominciò con le decisioni ed i “ripensamenti” di un Presidente che aveva già dato prova della sua preparazione in strategia politica durante l’episodio dello sbarco nella Baia dei porci.

 

2.      “Sottovalutammo la tenacia dei vietnamiti ritenendo che avrebbero ceduto militarmente ”. I successori del Presidente della Baia dei porci, che di fatto iniziò quel conflitto, ritennero di poter logorare il nemico senza rendersi conto che era il nemico a logorare l’immagine degli Stati Uniti nel mondo occidentale e, ciò che fu molto più grave, a deteriorare il tessuto sociale della Nazione.

 

3.      L’America cercava il compromesso, mentre Hanoi voleva la vittoria e l’incertezza di Washington nel sostenere l’alleato Sud Vietnam si rivelò determinante ”. Si tratta dell’errore più incredibile (per non usare altri termini) che si possa commettere: gestire (e forse anche iniziare) un conflitto senza la ferma volontà di vittoria.

 

Iniziare un conflitto tentennando, proseguirlo sbagliando clamorosamente la strategia politica e stiracchiarlo con la “politica” dell’elastico, perdendo così inevitabilmente la ferrea volontà di vincere, significa stilare fin dall’inizio l’atto di resa, significa aggiungere anno dopo anno nuovi paragrafi a quell’atto di resa. Significa sacrificare inutilmente la vita di una moltitudine di connazionali giovani e meno giovani sull’altare della “nullità senza aggettivi” e della “beata incoscienza” dedicato ai governanti di turno.

 

Non è escluso che vi siano state responsabilità anche da parte dei comandi militari, ma ritengo che tali responsabilità (o mancanze che siano) scompaiano di fronte alle colpe degli uomini politici che si sono succeduti nello studio ovale in quegli anni.

Qualcuno [1] definì la Prima Guerra mondiale “un’inutile strage”, tuttavia, per quanto incredibile possa apparire, vi è qualcosa di peggiore e di più drammaticamente stupido: è la guerra iniziata e proseguita senza sapere come, quando e per quali finalità la si fa.

Dimenticavo di dire che Hacca Kappa fu il Segretario di Stato di quegli anni: Henry Kissinger. Egli, intervistato recentemente, ha sintetizzato in queste poche battute la cruda, amara verità su quel conflitto.

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