Guerra o terrorismo

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Intervento Usa: quando le ragioni economiche prevalgono sulla vita umana


Giunto in anticipo, a quanti ora pontificano sui mezzi d’informazioni cartacei e non, mentre prima erano  avari d’informazioni in politica estera, da queste pagine avevo lanciato l’allarme relativamente a quanto stava accadendo nel nord dell’Iraq. Eventi che, fino all’altro ieri, era meglio evitare: per ignoranza della storia, oppure per non allarmare troppo il cittadino medio italiano, che già ha i suoi problemi ad arrivare alla fine del mese, per rimanere nel breve termine, per non parlare del futuro prossimo, che non promette niente di buono. I segnali ci sono tutti! Basta saperli decifrare e conoscere un po’ la storia, anche solo quella recente. Qualche esempio. Non si può discutere sul fatto che Adolf Hitler fosse un pazzo. Un uomo che doveva essere fermato ben prima di Danzica. Lasciando, si fa per dire, da parte i morti causati dalla II Guerra Mondiale, pensiamo solo al genocidio degli ebrei iniziato in Germania nel 1933. Si calcola che fra ebrei tedeschi e quelli catturati durante l’invasione tedesca nei vari stati dell’Europa,  durante la guerra ne siano stati uccisi fra i 5 e i 6 milioni. Ora, che differenza c’è fra  Hitler e i capi dei vari gruppi islamici a partire dal quello del califfato dell’Iraq, tale Abu Bakr al Baghdadi. Nessuno, se non per i numero di miliziani e per il fatto che non sono, anzi non hanno ancora una nazione propria, dove attrarre sempre nuove leve di diseredati, che non vedono l’ora di dilagare in territori più evoluti. Fanatismo religioso e miseria, sono una miscela esplosiva. Lo si evince dal trattamento che hanno riservato  alle varie  minoranze religiose che hanno incrociato sulla strada le colonne miliziani dell’Isis. Il rispetto della vita o della religione per i fondamentalisti della religione di Maometto è pari a zero, con buona pace di coloro che cercano il colloquio o la tolleranza. E’ come mettere la mano in un cesto di cobra reali e cercare di accarezzarli.  E qui, bisogna aprire una parentesi sul comportamento degli Stati Uniti. Solo dopo che il genocidio delle vari etnie, senza distinzione, contrarie al credo Isis e la grande pubblicità mediatica che il califfato stava assumendo, Obama si è deciso ad intervenire, facendo quello che doveva essere fatto fin dall’inizio dell’offensiva delle milizie islamiche. Ovvero facendo alzare in volo un po’ di Droni e F18, per supportare il giovane esercito iracheno. Infatti, in termini di scuola d’addestramento le reclute irachene sono ancora alle elementari, nonostante sulla carta l’Iraq disponga di un discreto armamento sia in termini di armi leggere (si parla di 70 mila  fucili d’assalto Colt M4, altro che 30.000 Ak, residuo bellico, regalati ai curdi dal governo italiano),  sia pesante ( l’Iraq ha acquistato 140  carri armati  M1 Abrams). Strumenti forniti, guarda caso, proprio dagli Usa (e non  gratuitamente) e che dovranno essere sostituiti in breve tempo, sempre a pagamento, dal momento che gran parte di quell’equipaggiamento è andato perso dall’esercito iracheno durante queste settimane di combattimento. Intervento, che molto probabilmente è stato anche suggerito dai governi più o meno democratici di quell’area, che non si possono permettere la nascita di un stato autonomo così integralista. Neppure l’occidente si può permettere questo stato di cose. Senza il petrolio di quella regione l’economia mondiale entrerebbe in crisi. Le prossime settimane saranno decisive. America ed Europa dovranno decidere se si trovano di fronte ad un nuovo, ma collaudato, terrorismo, oppure ad una guerra.

Ed a proposito dell’Europa, notiamo che le nazioni aldilà delle Alpi fanno orecchio da mercante sul problema di quelle persone che ormai ogni giorno, come i treni o i bus portano i pendolari al lavoro, le nostre navi militari raccolgono in mare. Ora, siamo chiari. Siamo noi soli a dover  gestire questa marea di gente che ormai da tutto l’oriente e dall’Africa approda sulle nostre sponde? Io non credo, anzi sono convinto che qualcosa venga nascosto agli italiani.

Dall’inizio dell’anno, si dice che siano 100.000 le persone che sono entrate in Italia. Per sdrammatizzare la situazione gli organi competenti ci dicono che molti di loro sono solo in transito. Or bene, facciamo chiarezza e ci dicano esattamente quante di queste persone, da noi salvate, hanno varcato la frontiera per dirigersi in altri paesi europei.

Per ultimo, i costi: si parla di circa 110 milioni ad oggi. E qui, si torna alla domanda iniziale: siamo in grado di sostenere da soli questo esodo? Certo, ma sottraendo fondi importanti destinati ad altri servizi. E diciamolo ad alta voce,anziché sussurrarlo, una volta per tutte! Quei soldi servirebbero per un piccolo aumento delle pensioni di quegli anziani che vanno al mercato a fine orario a rovistare nei cassonetti per raccogliere  un po’ di frutta mezza marcia.

Oppure, mostriamo di essere un nazione sovrana. Come? Semplice, basterebbe un piccolo gesto simbolico. Non rimborsando gli interessi agli istituti di credito del nostro debito pubblico, che come si sa  sono in mano oltre che a privati  a tante banche europee. Banche, che non ne hanno bisogno e utilizziamo questi fondi come anticipo in attesa che i governi europei decidano in che forma e in che tempi venirci in aiuto. E’ una strada praticabile? Non lo so, ma perlomeno avremo la soddisfazione di vedere qualche ‘culone’ saltare sulla poltrona. Scherzavo, il motto  “L’Italia innanzitutto” è solo uno sbiadito ricordo e l’inizio della seconda strofa dell’inno nazionale diventa ogni giorno sempre più attuale.  

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