Guerra nella Lega

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Spodestato il padre padrone, Maroni ha tentato un restyling. Ma inutilmente. Il destino della Lega è legato indissolubilmente al nome di Bossi. art. del Sen. Paolo Danieli

Guerra nella Lega

Quello che succede nella Lega è la conferma di quanto diciamo da tempo: ha concluso il suo ciclo. Come gli altri partiti del centrodestra. L’accusa di tradimento mandata da Bossi a Maroni segna il passaggio dalla guerra fredda, in atto da un anno, alla guerra aperta.

Il motivo vero è che la Lega ha esaurito il carburante ideologico che era la realizzazione dell’autonomia del nord attraverso il federalismo o la secessione e non è più in grado di attrarre nuovi consensi. Esattamente come accade al partito di Berlusconi. Non si può promettere qualcosa per vent’anni e non portare mai a casa niente. La gente non ti crede più.
E poi c’è stato lo scandalo Belsito, con lo sputtanamento del cerchio magico, del Trota, dell’altro figlio di Bossi con lo yacht in Tunisia ecc. Uno scandalo che ha una valenza morale di gran lunga superiore alle cifre di cui si è nutrito e una ricaduta politica devastante sui militanti e gli elettori della Lega, oltre che sulla sua immagine complessiva. Anche questo ha messo la Lega in ginocchio. Perché quelli che gridavano Roma ladrona hanno dimostrato di essere della stessa pasta di quelli che criticavano e, una volta seduti a tavola, si sono messi a mangiare anche con la fame arretrata. Bossi, dopo tutto quello che hanno combinato i suoi, ha perso ogni credibilità. Ora può dire tutto quello che vuole. Ma questa è la realtà. Spodestato il padre padrone, Maroni ha tentato un restyling. Ma inutilmente. Il destino della Lega è legato indissolubilmente al nome di Bossi. Finito Bossi, finisce anche la Lega.

L’elettorato della Lega rappresenta una componente non trascurabile del centrodestra concentrata nell’area più importante del paese. Se si riuscirà a costruire un nuovo contenitore che lo accolga, assieme a quello della destra polverizzata e dei pidiellini senza futuro, il centrodestra potrà tornare a governare l’Italia. 

 

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