Guerra Guerre

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L'articolo, sullo spettacolo teatrale omonimo, Contiene anche un richiamo ad un modenese (purtroppo dimenticato) Paolo Monelli  che è stato uno dei primi scrittori e giornalisti sulla guerra e sul cibo.

Giovedì 8 ottobre 2015, alla “Rocca di Vignola”  il quinto incontro del ciclo “La guerra .Le guerre” : il regista Claudio Longhi e l’attore Nicola Bortolotti ricostruiscono e rappresentano la guerra attraverso il loro spettacolo teatrale, “Ottimisti e criticoni”. .

Giovedì 8 ottobre 2015, ore 21,00, presso la Sala dei Contrari della Rocca di Vignola , si svolge il quinto incontro del ciclo “La guerra. Le  guerre. Pensieri sull’esperienza umana” ideato e  curato da Claudia Baracchi, con la collaborazione di Roberto Alperoli, ciclo voluto ed organizzato dalla “Fondazione di Vignola”.  Protagonisti dell’incontro sono il regista teatrale Claudio Longhi e l’attore Nicola Bortolotti , che presentano lo “spettacolo” “ Ottimisti e criticoni: e’ possibile rappresentare la Prima guerra mondiale,  attraverso il teatro ?”        .  Spettacolo che lo stesso Claudio Longhi così presenta: “ Fedeli” siam chiamati ed aspettiamo/ il ritorno dei guerrieri Persiani/ che verso terra greca son partiti..  (Eschilo,I Persiani) .Fin dai suoi albori , persi nella notte dei tempi, il teatro  si cimenta con la rappresentazione della guerra : in quanto luogo di conflitti il teatro è anzi esso stesso, in essenza, guerra. Una guerra ficta , attraverso la quale la comunità fa esperienza del dolore e del trauma dello scontro, per medicare le proprie interne ferite e per sognare una possibile pace. Ma cosa succede quando la scena si confronta con una guerra irrappresentabile come la prima guerra mondiale, portatrice di uno shock assoluto e irreversibile che ha distrutto ab origine –Benjamin docet- financo la possibilità dell’esperienza?  E d’altronde, proprio rappresentare quella irraccontabile guerra , di cui noi tutti siamo a ben vedere figli, potrebbe essere forse uno dei più efficaci antidoti contro il belligerante istinto di autodistruzione che a tutt’oggi attanaglia l’umanità, sempre alle soglie dei suoi fatidici “ultimi giorni”

Claudio Longhi è Professore di Discipline dello Spettacolo presso l’Università di Bologna.  All’attività di ricerca, affianca l’impegno teatrale attivo: dal 2008 collabora con” ERT-Emilia-Romagna Teatro- Fondazione” per cui ha diretto “La resistibile ascesa di Artuto Ui” (2011) e i progetti “Il ratto d’Europa” (2013) e “Carissimi padri”  (2015).

Nicola Bortolotti è attore. Ha lavorato con Luca Ronconi, Giancarlo Cobelli, Glauco Mauri, Marisa Fabbri, Mauro Avogadro. Sotto la direzione di Claudio Longhi, partecipa allo spettacolo “La resistibile ascesa di Arturo Ui” e ai progetti “Il ratto d’Europa” e “Carissimi figli”.

L’ingresso è libero.

Il ciclo “La guerra. Le guerre. Pensieri sull’esperienza umana” , voluto ed organizzato dalla “Fondazione di Vignola” si compone di ben sei incontri (l’ultimo, mercoledì 21 ottobre 2015, vede protagonista il teologo, editorialista de “la Repubblica”  e autore di diversi libri di successo su temi di fede-religione e sull’amore, Vito Mancuso) è così presentato-commentato dalla curatrice del ciclo stesso, Prof.ssa Claudia Baracchi: “ Nell’anno in cui in Italia si moltiplicano le iniziative di carattere commemorativo dedicate alla I guerra mondiale, proponiamo una più ampia riflessione  sul tema del conflitto . In una serie di appuntamenti (sei), tra il mese di giugno e il 21 ottobre 2015, si intrecciano gli sguardi di varie discipline ed esperienze: dalla filosofia alla psicanalisi, dall’antropologia all’archeologia, passando attraverso il mito, le arti, la politica, la spiritualità. L’obiettivo-missione è di illuminare il conflitto nelle sue radici e molteplici declinazioni (la guerra, le guerre). La guerra è storicamente tanto pervasiva da sembrare ineliminabile  ed essenziale per comprendere l’umano. Se sia così o meno resta però   da vedere. L’approfondimento del tema della guerra, dunque, riguarda anche la possibilità della pace a venire”.

In proposito (prendendo lo spunto dalle considerazioni conclusive della Prof.ssa Claudia Baracchi) ricordiamo che le “guerre sono inutili stragi” (Papa Benedetto XV ), siamo già nella “terza guerra mondiale, a pezzetti” (Papa Francesco) , “quando comincia una guerra, la prima vittima è la verità, la seconda la donna “(vittima di fame, molestie, violenze e vendette. Giampaolo Pansa in “La guerra sporca”) .  “La  guerra giusta è stata superata dal Concilio Vaticano II, che intese ogni atto bellico come delitto contro Dio oltre che contro la stessa umanità” (Gaudium et Spes”). Ricordiamo anche che “La pace è il futuro” nello spirito di Assisi ( Giovanni Paolo II nel 1986) e come sottolinea il teorico della società liquida  Zygmunt Baumann, il dialogo è “l’arte più importante per mantenere la pace nel pianeta”

INOLTRE , se si vuole richiamare uno scrittore-giornalista modenese particolarmente attento alla guerra, alle guerre, ecco un breve ricordo di  PAOLO MONELLI (purtroppo , quasi dimenticato anche a Modena)  Paolo MONELLI ,  è stato uno dei più grandi “corrispondenti di guerra” ed uno dei più coinvolgenti e poetici scrittori sulla guerra, sulla prima guerra mondiale, soprattutto: il suo “Scarponi al sole” è ancora attuale, è un classico della letteratura di guerra. Infatti, Paolo Monelli , scrittore e militare italiano, è stato ed è ancora uno dei grandi “corrispondenti di guerra” e di guerre. Volontario come Sottotenente negli Alpini, si è distinto, conseguendo anche ben tre Medaglie al valore militare. Soprattutto, è stato uno dei primi, grandi scrittori di guerra. Con “Le scarpe al sole” prima (Cappelli Editore 1921) e “La guerra è bella, ma è scomoda: 46 tavole di Giuseppe Novello”  (Treves Editore 1929) ci ha lasciato due opere fondamentali sulla prima guerra mondiale. La prima  “Le scarpe al sole”, nata da appunti e note dello scrittore alpino, durante la sua esperienza al fronte, è un incisivo, intenso libro di guerra, della prima guerra mondiale.  Da buon modenese, Paolo Monelli aveva in corpo il DNA tassoniano, la predisposizione per la satira, per l’umorismo. Si legò con uno dei più caustici e bravi disegnatori umoristici del Novecento, Giuseppe Novello.  Insieme hanno dato vita al libro illustrato “La guerra è bella, ma scomoda : 46 tavole di Giuseppe Novello”  (Treves editore, che era uno dei più prestigiosi  editori della prima parte del XX secolo). Come giornalista (corrispondente di guerra ed inviato speciale) per “il Resto del Carlino”, “La Gazzetta del popolo”, “La Stampa “ e il “Corriere della Sera” , non ha mai dimenticato di essere un alpino e di avere vissuto (e poi raccontato)  la prima guerra mondiale. Tra l’altro, ha ricordato anche il primo caduto nella   Grande Guerra, Lamberto Donati di Ancona, morto in combattimento con il corpo volontari garibaldini nella battaglia delle Argonne francesi, il 15 gennaio
1915, cioè addirittura 4 mesi prima dell’entrata in guerra dell’Italia.                                       

In questo 2015, in cui con l’”EXPO “ si celebra il cibo, si richiama l’attenzione su “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”,  possiamo sottolineare che Paolo Monelli è stato uno dei primi giornalisti-scrittori che si è occupato dell’ alimentazione, del cibo come nutrizione, ma anche del cibo di soddisfazione, per il piacere del palato, dell’olfatto  e della vista. Oltre ai diversi servizi giornalistici dedicati al cibo, ha scritto-pubblicato due libri ancora oggi attuali, freschi, vivi: “Il ghiottone errante” (Treves Editore 1935) e “O.P. ossia il vero bevitore” (Longanesi Editore. Con 13 tavole di Giuseppe Novello) . La prima opera si rifà al genere introdotto in Italia da “Osteria” di Hans Barth (guida spirituale alle osterie italiane, del 1910) : i due protagonisti e narratori vivono  e raccontano  un singolare tour enogastronomico, unico, attraverso l’Italia, all’insegna delle cucine regionali , valorizzate , in quegli anni, dal grande Pellegrino Artusi. “O.P. ossia il vero bevitore” (Longanesi Editore 1963)  è un vero e proprio itinerario enogastronomico d’Italia. Ha anticipato il “Viaggio in Italia” di Guido Piovene e, soprattutto, le diverse edizioni di “Vino al vino” di Mario Soldati.

 

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