Guai a voi …

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“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.” art. di Ugolino


 

 

Orrore in Francia, terribile delitto, abominio, atroce misfatto, la casa degli orrori … etc. etc.

Questi i commenti televisivi e i titoli dei giornaloni che parlano del “misfatto”.

Che cos’è accaduto? Il 28 luglio le agenzie di stampa hanno divulgato la notizia che sono stati rinvenuti i cadaveri di otto neonati nel giardino di una villetta.

La mamma premurosa avrebbe soggiunto:

– Ne ho soffocati molti di più.

Ciò che mi sorprende, mi lascia perplesso e, per certi versi, mi disorienta è lo scalpore cha ha destato la vicenda e l’esecrazione che ne è derivata.

Vediamo: una gentile signora, ora quarantacinquenne, nel corso della sua vita ha ripetutamente deciso di sopprimere, per motivi suoi che non è tenuta a divulgare, le Cose che di volta in volta portava in grembo. Una scelta certamente difficile e sofferta, come si conviene sempre in casi del genere.

La buona mamma deve avere tuttavia pensato, con granitica convinzione visto che ha replicato la scelta per almeno otto volte, che in fondo qualche mese in più di sviluppo della Cosa non mutava più di tanto la sostanza dei fatti. Forse ha considerato arbitrario e privo di senso, o meglio, leggermente assurdo, quel termine di tre mesi imposto dalla burocrazia statale.

“Se mi piegassi alla burocrazia – deve aver pensato la buona donna – la mia libertà va a farsi maledire, perché non avrei la possibilità di valutare come è cresciuta la Cosa, e, soprattutto, non avrei la possibilità di darLe degna sepoltura”.

Comportandosi come ha fatto, invece, la sacra ed inviolabile libertà di scelta dell’amorevole mamma è stata, di volta in volta, salvaguardata. La Cosa è cresciuta al punto giusto, ha visto per un attimo la luce e poi è passata in silenzio al buio profondo, assoluto, eterno.

Il tutto con certezza per otto eventi, e per un numero imprecisato di altre volte.

Sorpresa, perplessità e disorientamento: perché? È presto detto.

Se, in nome della sacra ed inviolabile libertà che le appartiene, una donna decide di abortire, nei termini stabiliti dalla burocrazia statale, per otto, dieci, quindici volte, nessuno scrive alcunché, nessuno fiata.

Costei infatti ha esercitato un suo sacrosanto diritto; le Cose finiscono nell’inceneritore più vicino, e non c’è notizia che meriti di essere divulgata.

Questa madama invece ha avuto l’accortezza amorevole di lasciare trascorrere un po’ più di tempo per poter dare almeno una sepoltura alle sue Cose, e tutti a strillare, a lacerarsi le vesti, a gridare all’obbrobrio. Ma perché? Ma dove sta il problema?

È il fatto che siano otto? È perché le Cose hanno avuto uno, forse due minuti di attività respiratoria? Che sono uno o due minuti di una Cosa di fronte alla libertà sacrosanta ed inviolabile della donna?

Forse agli scribi che hanno stillato tanta esecrazione ed ai farisei che hanno strillato tanto abominio occorrerebbe ricordare una frase che mi torna talvolta alla mente, anche se non ricordo chi l’ha detta: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.”

Ma gli scribi sapienti e i farisei cinguettanti sono impermeabili a queste fanfaluche, quasi quanto coloro che hanno scritto il Grande Libro della Libertà inviolabile e sacrosanta della donna.

 

Buone ferie.

 

 

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