Gruzzoletti e patrimoni

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Un gruzzoletto frutto del lavoro, tuttavia, non sostituirà mai il patrimonio della conoscenza, necessaria per qualsiasi attività.
art. di Maria

 

Credo che una delle notizie più allarmanti di questa settimana sia quella che riguarda il numero degli iscritti all’Università, in caduta verticale.

Inutile enumerare le cause… esse sono purtroppo assai note, e non da oggi, come l’organizzazione non razionale, la dispersione delle risorse, o la riduzione di quelle destinate.

A tutto questo  si aggiunge ora il calo degli studenti. Certo la crisi  ha ridotto il numero delle famiglie che, con coraggio e speranza, investono sull’istruzione superiore, per dare un futuro ai propri figli e sembra di  essere tornati indietro di molti decenni, quando al giovane, magari poco più che un  ragazzino,  si cercava subito di dare un’occupazione,anche in età precoce, creandogli  certamente  una fonte di reddito, più o meno alto, ma portandolo a  rinunciare, inconsapevolmente alla conoscenza. Un gruzzoletto frutto del lavoro, tuttavia, non sostituirà mai il patrimonio della conoscenza, necessaria per qualsiasi attività. Il primo è soggetto logicamente ad essere usato, quindi a consumarsi, l’altro, invece, si incrementa sempre di più, con lo studio, con l’esperienza. I terribili momenti che le famiglie stanno attraversando  fanno diffondere la sensazione che una la  laurea, anche se conseguita in una buona università , fra le poche che possano essere considerate tali in Italia, non garantisca  più un innalzamento nella scala  sociale e nemmeno un buon  reddito. In astratto si possono dispensare consigli non richiesti, pontificando sulla  necessità di studiare tutti, di laurearsi nel maggior numero possibile, per poter competere in ogni campo con i coetanei dell’Europa e del mondo. Questo, per quanto corrispondente a verità, non può essere recepito dal giovane e dalla sua famiglia, magari in ristrettezze, impossibilitati non solo a seguire i corsi universitari per il loro alto costo, altissimo, anzi, ma anche per la mancanza di certezza del futuro. Molti laureati ultratrentenni passano da un master all’altro, acquisendo esperienza e titoli, ma senza poi trovare sbocchi lavorativi adeguati. Purtroppo la situazione di enorme difficoltà economica avrà come conseguenza un ulteriore impoverimento culturale delle future generazioni.

Certo è sciocco e sbagliato pensare che una persona valga solo se ha una laurea, mortificando il talento e le capacità di moltissimi altri rappresentanti della società che svolgono lavori per i quali la laurea non è necessaria o richiesta. Ma, a parte che, comunque, per ogni lavoro si deve studiare ed è necessario aggiornarsi nel corso della vita, ciò che è ingiusto è l’essere costretti a rinunciare a laurearsi  da motivazioni economiche e non da vere scelte.

Un’altra colpa verso i nostri giovani.

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