Grazie Renzi per avermi dato ragione

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Voglio comunque ringraziare Renzi perché mi ha dato ragione: nel Pd era fuori posto perché non è al fronte progressista che guarda, ma a quello moderato e il suo graduale spostamento al centro ne è la riprova. Non gli rimprovero niente; è stato scelto dal Pd come segretario e come primo ministro, perché sembrava rappresentasse il rinnovamento. E lo era, ma in una direzione che cancellava sia le tradizioni socialiste del Pd che la spinta del cattolicesimo sociale, naturalmente rivolto al mondo progressista.

 


Con la rielezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica è stata evitata la deflagrazione anticipata della legislatura e potendo aspettare la sua fine naturale, i leader dei partiti stanno regolando i conti, chi all’interno del proprio movimento, come Luigi Di Maio, chi nell’alleanza incidentata come Salvini e Meloni e chi guarda avanti perché nel 2023 comunque si voterà.

Come Matteo Renzi, che recuperando reminiscenze scolastiche potrei soprannominare il Piè Veloce (Achille), in contrapposizione ad Enrico Letta il Temporeggiatore (Quinto Fabio Massimo), si è imbarcato con Italia Viva alla rinascita del grande centro, alleandosi con Coraggio Italia di Giovanni Toti e Noi Campani di Clemente Mastella, per formare al Senato il gruppo Italia al Centro.

Insieme comunque non farebbero un grande raggruppamento anche perché contemporaneamente il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, Lorenzo Cesa (Udc) e Maurizio Lupi (Noi con Italia), si impegnano da moderati ma nel centrodestra.

Non un grande centro, ma diversi piccoli centri?

Non è detto; importanti potrebbero risultare le novità che vengono da  Arcore dove Pier Ferdinando Casini ha incontrato Silvio Berlusconi, sembra grazie ai buoni uffici di Gianni Letta, che sognerebbe un grande centro moderato e non populista.

Guarda caso sia Renzi e che Toti avevano approvato la candidatura di Casini al Quirinale.

Insomma, se il Cavaliere monta su con Forza Italia, potrebbe rinascere la grande balena, una Democrazia Cristiana del terzo millennio, anche se cristiana probabilmente non più. Ma ha bisogno di una legge elettorale più proporzionale, onde giocare il ruolo dei due forni, ovvero il Giano Bifronte, capace di appoggiarsi di qua o di là secondo convenienza.

Voglio comunque ringraziare Renzi perché mi ha dato ragione: nel Pd era fuori posto perché non è al fronte progressista che guarda, ma a quello moderato e il suo graduale spostamento al centro ne è la riprova. Non gli rimprovero niente; è stato scelto dal Pd come segretario e come primo ministro, perché sembrava rappresentasse il rinnovamento. E lo era, ma in una direzione che cancellava sia le tradizioni socialiste del Pd che la spinta del cattolicesimo sociale, naturalmente rivolto al mondo progressista,

Non fu di Renzi l’errore, ma di un partito che, con la fusione dell’Ulivo, aveva smarrito le sue due anime costituenti (socialismo e cristianesimo) per identificarsi  come forza di ‘governo’, ma sono gli ideali a dare le idee per i programmi, le alleanze non bastano

 

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