Graziano Mesina e la Giustizia dalle maglie larghe

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Già ho i miei dubbi sul sistema italiano, composto da tre gradi di giudizio, ai quali si appigliano quelli che hanno soldi e avvocati, pronti ad allungare l’iter in attesa che passi il vagone di qualche prescrizione o amnistia, a cosa serve la condanna in primo grado se non applicata? Che poi non venga applicata nel caso di Mesina, con una fedina pensale lunga e pesante, non sta né in cielo né in terra di buonsenso; sta però nelle nostre leggi.

 


L’ennesima latitanza del bandito Graziano Mesina non mi aiuta ad avere fiducia nell’organizzazione della giustizia italiana. Dopo una vita quasi tutta oltre la legge, come indiscusso protagonista del banditismo sardo e nel contempo forse anche vittima di quel mondo grigio che ci ostiniamo a definire eufemisticamente ‘servizi segreti’, nel 2004 viene graziato dal Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi e dal ministro della Giustizia Roberto Castelli, provvedimento alquanto discutibile, forse determinato da scopi umanitari  per essere stato condannato all’ergastolo come somma di tre pene differenti o forse conseguenza del suo ruolo di mediatore in occasione del sequestro Kassam.

 

Sarebbe un fondamentale punto e a capo per tanta gente, ma non per Mesina, che finisce nuovamente in carcere, arrestato nel 2013 per traffico di droga, associazione a delinquere e per un progettato sequestro di persona, con già individuata la vittima e fatti i sopralluoghi organizzativi. Il tribunale di Cagliari lo condanna a 30 anni di reclusione e alla revoca della grazia, ma il 7 giugno dell’anno scorso torna a casa per decorrenza dei termini in quanto non è stata depositata in tempo la sentenza della Corte d’Appello.

 

Quale decorrenza dei termini? Senza grazia non aveva un ergastolo da scontare?

 

Già ho i miei dubbi sul sistema italiano, composto da tre gradi di giudizio, ai quali si appigliano quelli che hanno soldi e avvocati, pronti ad allungare l’iter in attesa che passi il vagone di qualche prescrizione o amnistia, a cosa serve la condanna in primo grado se non applicata?

 

Che poi non venga applicata nel caso di Mesina, con una fedina pensale lunga e pesante, non sta né in cielo né in terra di buonsenso; sta però nelle nostre leggi. E così, quando la Cassazione rigetta il ricorso il 2 luglio scorso e la condanna diventa definitiva, i carabinieri non possono notificargli il verdetto e portarlo in carcere perché si è reso irreperibile.

 

Che senso ha negargli i domiciliari nel 2017 a causa dei precedenti penali, dei contatti con altri criminali, delle tante evasioni e fughe per poi lasciarlo tornare a casa due anni dopo?

 

Secondo la Nuova Sardegna lo fa per trattare la resa, ‘valutare la possibilità di ottenEre la detenzione domiciliare, capire se, considerati i suoi 78 anni e 3 mesi e alcuni acciacchi non ancora certificati in modo ufficiale, la sua condizione attuale sia incompatibile con la carcerazione”. Sarebbe il massimo.

 

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