Grande Giorgia Meloni

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Italiani, attenti: con queste elezioni ci si gioca la democrazia. con la nuova soglia del 5% per entrare in Parlamento, Giorgia Meloni perde il voto dei monarchici.  

 


Gli antichi proverbi spesso sono depositari della verità. Prendiamo il detto: fidarsi e bene, non fidarsi e meglio. In effetti, in Italia, sono molte le persone che non si fidano dei vari movimenti che si definiscono di sinistra (basta togliere l’a finale e mettere una o e diventa sinistro, ovvero, da aggettivo ad avverbio), sia si chiamasse PCI, sia si chiami PD. Se poi il loro leader Matteo Renzi e il loro portavoce Matteo Richetti, sono ex chierichetti, dovrebbe mettere in allerta altri italiani. Ne parlo a ragione veduta perché ho fatto alcuni anni di collegio e di cui ho ricordi belli e brutti. I brutti sono spesso dovuti alla categoria sopra citata. Da loro ci si può sempre aspettare la classica fregatura dietro l’angolo. Ne sa qualcosa Angelino Alfano, ultimo di una lista di fregati dal toscano Matteo.   Fatta questa doverosa premessa, parliamo della nuova legge elettorale che sarà discussa nei prossimi giorni alla camera. L’accelerata che Matteo Renzi in questi giorni ha dato per andare alle elezioni anticipate con la presentazione di un nuovo sistema elettorale copiato (male) da quello tedesco, m’insospettisce. Aldilà dei sondaggi ufficiali, il PCI, scusate il PD, mantiene ancora attivo, sebbene ridimensionato, un apparato di cellule che monitorano l’umore del popolo. Non escludo che specialmente nelle regioni rosse, tali cellule abbiano notato che a parte lo zoccolo duro, chi aveva votato per un cambiamento, in meglio, sia rimasto deluso dal Matteo toscano (l’altro Matteo è emiliano romagnolo), e che quindi stiano pensando di cambiare direzione voto. Un’anticipazione l’avremo domenica prossima nel limitato test elettorale delle amministrative. Se questa mia previsione dovesse avverarsi, vedrete che si premerà ancora di più sull’acceleratore per votare le legge e per andare alle elezioni anticipate. Legge elettorale che, a parer mio ma anche detto da voci ben più autorevoli, toglie all’elettore, ancora una volta, la possibilità di votare chi vuole. Così concepita, serve solo al leader di turno, di tutti i partiti senza distinzioni, per fare eleggere i loro yes man o woman.  Non credo neanche, ai distinguo che s’innalzano dai vari cespugli della sinistra. Tali cespugli troveranno senza dubbio il modo di unirsi per superare lo scoglio dello sbarramento del 5%. E allora, che Dio ci aiuti! Se governano a braccetto (stiamo vicini, vicini), in tante amministrazioni comunali, piccole e grandi, figuriamoci se non ci saranno degli inciuci. La verità è che sono in gioco posti di lavoro nelle cooperative sia rosse, sia bianche impegnate nell’assalto alla diligenza, o meglio al carrozzone che gestisce, male, l’accoglienza dei profughi. Stupisce che però nel trappolone gigante ci sia caduto Silvio Berlusconi, anticomunista ad honorem, e ciò mi preoccupa. A questo punto due sono le ipotesi: il Cavaliere l’ha fatto per interessi personali giocando sulla pelle di tanti italiani o mal consigliato da persone che l’hanno, di fatto rassicurato sulle buone intenzioni del Matteo di sinistra. Io, però, invito qualcuno di FI a ricordare la frase del film World War Z: – Se nove di noi leggono un’informazione e arrivano alla stessa conclusione, è compito del decimo uomo dissentire. Per quanto improbabile possa sembrare, il decimo uomo deve investigare con il presupposto che gli altri nove sbaglino -. A buon intenditore poche parole. Nella nuova legge elettorale c’è una soglia di sbarramento del 5%. Allo stato attuale sono solo quattro i partiti che possono superarla. Fra quelli destinati a stare fuori, o perlomeno a soffrire per arrivare all’ambito traguardo, c’è Fratelli d’Italia che naviga nei sondaggi un po’ sotto al 5%. Ora, non è da oggi che vado dicendo che in Italia manca un partito sovranista e nazionale che faccia da contenitore per tutti quelli che non hanno ancora issato la bandiera bianca di fronte alla globalizzazione e all’Unione Europea così concepita oltre che all’immigrazione selvaggia. Invece, con una frase, che forse è uscita, visto il DNA di provenienza, Giorgia Meloni si gioca il voto dei monarchici con una frase del tutto gratuita. Tale: – Arretratezza culturale della Monarchia- I monarchici, che sono rigorosamente divisi, sentendo tale affermazione si sono sentiti offesi e per una volta si sono trovati uniti nel criticarla.  Grazie anche allo scarso spazio riservato a loro dall’informazione, non sono in grado di dire quanti sono i realisti in Italia. Siano pochi o tanti, non è dato a sapere, ma in ogni caso nel segreto dell’urna votano e in alcuni casi influiscono anche sul voto di parenti e amici. L’Unione Monarchica Italiana, l’associazione riconosciuta dall’ultimo Re Umberto II, è sicuramente la più grande fra i vari movimenti d’ispirazione monarchica. Nel 1983 vantava 200.000 iscritti. Io non credo che siano tutti morti, visto la presenza di un numeroso Fronte Monarchico Giovanile negli anni ‘70/’80. Ritornando alla frase infelicemente usata, mi viene strano pensare che persone come Ettore Paratore, Gioacchino Volpe, Giovannino Guareschi, Luigi Barzini, Leo Longanesi, Arturo Benedetti, Michelangelo e Benedetto Croce stimassero “un’arretratezza culturale”, fino a votarla nel referendum del 1946. Suggerisco all’onorevole Meloni che altri nomi di spicco si possono leggere nel libro Dalla parte del Re. Se non lo trova, le manderò volentieri l’elenco.  Ai monarchici cosa dire: chi disprezza compera.    

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