gloria imperitura e un encomio solenne

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Il testo che segue non rispetta l’uso delle Maiuscole. Non è nostra distrazione, ma precisa scelta dell’autore che non vogliamo contraddire e che lo stesso poi, leggendo, viene a motivare

Il compagno piancone salvatore, comunista duro e puro, brigatista rosso, strenuo combattente invitto, è stato ingiustamente arrestato mentre, libero, procurava il necessario per sé stesso e per i suoi onorevoli compagni mediante un semplice esproprio proletario a mano armata.

costui si era già distinto in passato per avere difeso con sublime eroismo il suo credo e per avere combattuto con onore ed abnegazione contro un Nemico tanto gretto quanto potente.

egli è un martire glorioso e incompreso, nobile come un destriero purosangue.

Non mi riesce di comprendere il motivo di tanto accanimento, di tanta volgare acredine nei confronti di un valoroso combattente.

Occorre lanciare subito, in nome della giustizia e della civiltà, una campagna di solidarietà per rendere gli onori dovuti allo strenuo eroe, facendo in modo che, quanto prima, sia eletto e possa ottenere almeno un seggio in parlamento. Lì si troverà in ottima compagnia, fra tanti altri eroici combattenti.

In un futuro, che auspichiamo molto, molto lontano, si dovrà dedicare alla memoria di questo semidio una sala di montecitorio o di palazzo madama, come è  già accaduto per uno che combatteva con un inoffensivo estintore contro l’odiato, preponderante Nemico.

 

Un atto di riconoscimento ufficiale, una medaglia al valor civile o, almeno, un encomio solenne, deve essere tributato anche al funzionario dello stato che, apposti numerosi timbri e la sua possente firma sulla carta bollata, ha sancito gloria e libertà al valoroso ed integerrimo eroe.

Possiamo solo intuire quanto costui deve avere sofferto, quanto si sia macerato nel dubbio, poi, dopo avere recitato per settanta volte sette la formula magica “io devo applicare la legge”, ha espresso alfine la sofferta decisione: così l’eroe tutto d’un pezzo, l’accanito combattente, ha ottenuto la libertà.

Poi, il solerte funzionario statale, stremato, ha recitato, sempre per settanta volte sette, il suo ululato di battaglia: “io ho applicato la legge”.

Almeno un encomio solenne, quindi, per il coraggioso, nobile, geniale funzionario dello stato e una sottoscrizione pubblica affinché sia promosso subito al consiglio superiore della magistratura, con uno stipendio adeguato alla sua torreggiante capacità, alla sua abnegazione, alla sua rettitudine.

In alternativa, qualora malauguratamente non fosse possibile insediarlo, per garantirgli un decoroso emolumento ed una buona pensione si proceda per attribuire anche a lui almeno un seggio in parlamento. Anch’egli, come l’eroe indomito, si troverà in buona compagnia, fra tanti illustri, luminescenti colleghi che hanno già compiuto l’onorevole passo.

Deferente rispetto e celebrità perenne, dunque, al funzionario dello stato che ha concesso e vidimato la meritata libertà all’eroe.

Onore e gloria imperitura, dunque, al compagno piancone salvatore, comunista duro e puro, brigatista rosso, strenuo combattente invitto.

(Probabilmente, coloro che, con puerile e risibile sfrontatezza, sono avvezzi a negare la solare evidenza della realtà, farfuglieranno che non si tratta di un comunista, bensì di un infiltrato, di un soggetto assoldato dalle forze clericali o dal Cavaliere. Oppure, come solevano dire un tempo non molto lontano, è semplicemente un “compagno che sbaglia”, poverino.

Mi sembra equanime riservare anche a costoro grande stima e larga considerazione per la smisurata onestà intellettuale di cui danno costantemente prova.).

 


Le minuscole, là ove sono usate al posto delle maiuscole, stanno a significare, nel loro piccolo, la sconfinata stima e la profonda ammirazione che si vogliono esprimere e che meritano i soggetti designati, nonché le cosiddette “istituzioni”.

 

Sarebbe interessante se si potesse pubblicare la versione in chiaro di queste poche righe, ma non è possibile: le loro eccellenti signorie hanno un’infinità di nobili pregi, ma sono permalose e vendicative. Lascio ai miei cinque (forse sei) lettori questo gradevole e non faticoso esercizio.

  

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