Gli utili idioti e il faraone mancato

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Raramente Renzo si lascia prendere dall’ira e quasi mai lancia insulti verso qualcuno. Ma quel giorno gliel’avevano fatta proprio grossa. Camminava a passo svelto sul marciapiede, per giungere in tempo allo scadere del disco orario, quando fu affiancato da due vigili urbani. Lo avevano ripreso con una sorta di telecamera per qualche secondo, lo avevano fermato e gli avevano contestato la velocità eccessiva: sette chilometri all’ora. Troppo pericoloso per sé stesso e per gli altri passanti: multa. E multa sul parabrezza per il disco orario scaduto.

Per non correre rischi non aveva detto nulla e aveva pagato le contravvenzioni.

L’ira però era cresciuta a dismisura. Giunto finalmente a casa, s’era seduto sul divano davanti al televisore perennemente acceso, cercando di calmarsi, ma gli era fuoriuscito un “idioti” a voce alta.

L’epiteto inconsueto non era sfuggito a Prissy che, inguaribilmente curiosa, si stava accingendo a chiedere con chi ce l’avesse.

          Ecco un altro idiota, anzi un utile idiota! – sbotta Renzo, che ormai non è più in grado di dominarsi.

Prissy viene colta da un sospetto, esce dalla cucina e, senza proferire parola, aggira il divano ove è seduto Renzo. Lo schermo televisivo è interamente occupato dal faccione di un soggetto politico della sua fazione, con il consueto sorriso geniale stampato in volto.

        Che bisogno hai di insultare? E poi perché “utile”? – chiede con falsa bonarietà Prissy.

        Hai ragione, non serve insultare. Anche perché in questo caso potrebbe trattarsi di un complimento. Quanto all’”utile” è una definizione del tuo compagno Togliatti.

Quasi fosse stata morsa dalla tarantola Prissy freme e si fa paonazza.

Raccoglie le idee e poi, sibilando come Kaa [1] ,  parte all’attacco:

        Attribuire a Togliatti Palmiro, già segretario del defunto Partito Comunista Italiano, il conio dell’espressione “utili idioti”, riferita ai cattolici che intrattenevano relazioni di qualsivoglia tipo – dalla militanza al dialogo – con il partito da lui diretto, è non solo storicamente falso, ma, con tutta evidenza, privo d’ogni logica. Perché mai Togliatti (anche qualora proprio questa fosse la sua intima convinzione) avrebbe dovuto definire in quel modo insultante persone con le quali intendeva mantenere amichevoli rapporti? Se tu ti fossi preso la briga di studiare anche solo superficialmente la storia di quegli anni, sapresti bene che ad usare l’espressione “utili idioti” furono proprio, com’è logico, i cattolici che, negli anni ’50, erano contrari ad ogni tipo di dialogo con i comunisti.

Dovendo riprendere fiato Prissy s’interrompe quel tanto che basta per consentire a Renzo di prendere la parola:

        Talvolta è scomodo ricordare, conviene dimenticare, o fingere di dimenticare. Quando proprio non si può o non si riesce, si distorce la verità, o la si dimezza: un vizietto diffuso fra i pennini e le trombette della sinistra. Come pensare che un’affiliata al partito di provata, granitica fede, colta quanto basta come sei tu, non ricordi che fu Lenin (il tuo gr
ande Lenin) a coniare per primo il vezzeggiativo di “utili idioti” (traslitterato: poleznye idioty)? Quanto a Togliatti, la fece sua e ci sono testimonianze plurime e di ogni tipo: ti bastino quelle di Ingrao Pietro e di Nenni Pietro. Che poi sia stata usata anche sul fronte avverso da chi, per una volta, si trovava in accordo col pensiero del cosiddetto Migliore, è un fatto che risponde a verità.

         Le cretinate che stai dicendo su Togliatti e sui summenzionati “utili idioti” non reggono alla più elementare delle verifiche. Vale a dire: alla prova di tre semplicissime (ed ineludibili) domande che fanno da corollario a qualsivoglia evento (storico o meno). Quando il Togliatti avrebbe pronunciato quell’assai poco lusinghiero giudizio rivolto ai cattolici che andavano dialogando con il PCI? A chi le avrebbe dette? E perché le avrebbe dette? Quanto al fatto che il conio originale dell’espressione “utili idioti” venga attribuita a Lenin, ciò avviene solo in virtù d’uno di quei luoghi comuni che, purtroppo assai spesso, entrano di straforo nella Storia. Qualcuno – anche qui non si sa né come né quando – disse che Lenin aveva detto quella frase rivolta agli intellettuali democratici occidentali che guardavano con simpatia alla rivoluzione bolscevica. Ma di questo non esiste alcuna traccia scritta, o testimonianza orale di sorta (anche qui, nessuno sa dire quando, e parlando con chi Lenin avrebbe usato quella frase).

        Respira Prassede, sennò non ti arriva ossigeno al cervello, ammesso che te ne sia rimasto un po’.

Quando Renzo si rivolge a lei col nome di battesimo tira aria di tempesta.

       Hai provato ad immaginare che la famosa locuzione poleznye idioty egli l’abbia pronunciata in privato, fra compagni? Oppure è un esercizio mentale troppo difficile? Certamente non ha convocato una conferenza stampa o il corpo diplomatico per strombazzare la locuzione ad effetto e per lasciare una traccia scritta ai nipotini. Dovrai anche convenire che è altrettanto plausibile che il compagno Lenin, in privato, non avesse uno scriba che registrasse su tavoletta o su carta tutto ciò che proferiva ai compagni, pronunciando il fatidico “così sia scritto, così sia fatto”, come fosse un faraone. O ti riesce arduo anche questo da immaginare? Quanto al gran sacerdote del faraone mancato, nonché assiduo frequentatore del Cremlino, il Togliatti Palmiro, è plausibile che, venuto a conoscenza fra quelle mura della locuzione ad effetto, l’abbia fatta propria e l’abbia a sua volta utilizzata in privato, senza farla pubblicare sull’Unità con la sua firma. Anche il gran sacerdote del faraone mancato non godeva della presenza di uno scriba che trascrivesse al comando del “così sia scritto, così sia fatto” tutte le perle di saggezza che pronunciava. Tuttavia la locuzione ad effetto passò probabilmente di bocca in bocca, fino al portinaio delle Botteghe Oscure, questi la raccontò alla lavandaia democristiana con cui aveva una tresca, e così, poi, l’utilizzarono anche gli altri. Quanto all’ultima delle tre domande “ineludibili”, la risposta è semplice: gli “utili idioti” erano tali perché veramente erano utili al partito comunista e “”idioti”” perché non si rendevano conto di essere utili. Eppoi bisogna riconoscere che la locuzione è efficace e rende assai bene l’idea. Francamente però, e concludo, non capisco tutto questo tuo agitarti per stabilire se, perché e chi abbia mai usato l’espressione “”utili idioti””. Non mi pare la cosa costituisca un serio problema. Il vero problema è che gli utili idioti esistono ancora, che la loro utilità, grandiosa, è direttamente proporzionale alla loro idiozia, e che ultimamente si stanno dando parecchio da fare.



(1) Il serpente del “Libro della jungla” , affetto da sinusite cronica.

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