Gli  utenti  deboli della strada

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L’ennesima vittima, un quattordicenne di Milano, investito  e ucciso da un tram mentre si recava
a scuola in bicicletta,  riporta tragicamente in primo piano il problema della circolazione dei 
cosiddetti “utenti deboli  della strada”. Categorie come i pedoni, i bambini, gli anziani, le donne
in gravidanza, i disabili e i ciclisti, sono presenti in gran numero sulle strade. Non sufficientemente
tutelati, talvolta non abbastanza prudenti.

Quando la cronaca riporta episodi  come quello in cui ha perso la vita il  giovane Luca Marengoni, lo scorso 8 novembre, a Milano, insieme al dolore e all’indignazione si scatena come sempre la ridda delle polemiche sulla sicurezza delle nostre strade.

Con superficialità e colpevole qualunquismo, ci sono le frettolose attribuzioni di  responsabilità, quando, purtroppo, ogni  vicenda è una storia a sé stante  ed esclusivo compito degli inquirenti accertare la dinamica dell’incidente.

Di certo,  le nostre strade , soprattutto nelle grandi città, non sono più a misura di pedone e neppure a misura di  ciclista. Quando  si  vuole liquidare la questione si  dice che “tutti siamo andati a scuola in bicicletta”, senza considerare che, a distanza di decenni e talvolta anche  soltanto a distanza di appena un lustro,  mutano sostanzialmente le situazioni del traffico e della viabilità, complicando la circolazione e rendendola pericolosa rispetto al passato più o meno recente.

Inoltre, nella fattispecie,  si dovrebbe tenere conto che, il  mattino, all’apertura dei due istituti superiori presenti nella zona, il liceo linguistico “Verri”  e il liceo scientifico Einstein  rispettivamente 1.200  e 1.300  studenti affollano la strada, recandosi a  scuola a piedi o con la bicicletta. Il traffico veicolare, in quelle ore, è  comunque un traffico  sostenuto, da “ora di punta”.  Qualche provvedimento, atto a  tutelare l’entrata e l’uscita di una tale massa di  studenti, dovrebbe essere preso, oppure, si dovrebbero  scaglionare le rispettive ore di  entrata e di uscita. Provvedimenti complessi che richiedono valutazioni  oggettive e decisioni  conseguenti. Non più rimandabili.

Non specificamente legato  a questo episodio in particolare ma in generale, a tutto questo, va indubbiamente aggiunto il punto  dolente  della  disattenzione, della faciloneria, della meccanicità dei gesti, sia di chi si pone alla guida dei mezzi, sia  di chi si serve di un ciclomotore, di una bicicletta o di un monopattino.

Si deve arrivare alla destinazione,  pressati dalla fretta, incalzati dalla fretta degli altri e valutare la possibilità di effettuare con successo una manovra in una strada  ad alta densità, con traffico sostenuto, contando sulla velocità del mezzo, qualunque esso sia,  è veramente difficile.

Rimane, purtroppo, l’ennesimo lutto, per una tragedia che poteva essere evitata.

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