Gli sportelli bancari sono troppi

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Colpa delle operazioni sempre più via web? No. Colpa del mercato senza regole, che sembra, ma non è,  libero mercato

Emma Marcegaglia è d’accordo con Renzi quando dice che ci sono troppe banche e troppi sportelli:  “Capisco le preoccupazioni dei sindacati, ma quel modello di business va modernizzato. Come ha ricordato lui stesso ormai la gran parte delle operazioni avviene via web”. Lei capisce e io invece non capisco come lei e coloro che, come lei, hanno avuto responsabilità sull’economia italiana, non abbiano capito molto tempo fa ciò che era lampante al più distratto dei cittadini italiani: si aprivano sportelli ovunque, in ogni garage o negozio libero, piccole unità con tre o quattro dipendenti i cui costi erano difficilissimi da ammortizzare. Le operazioni si fanno sempre più via web perché così hanno deciso le stesse banche attraverso politiche promozionali e quasi obbligando i loro utenti.

Cosa è successo? Una cosa molto semplice; si è guardato all’interesse contingente e non ad una programmazione futura perché quando gli sportelli si moltiplicavano come funghi nei boschi dopo una bella piovuta, già si sapeva che internet stava cambiando il mondo e avrebbe cambiato le abitudini anche sul fronte della movimentazione del denaro.

Ancora una volta pagheranno i lavoratori, i dipendenti e in ogni caso pagheremo noi consumatori. Abbiamo pagato l’apertura dei nuovi sportelli e ripaghiamo per la loro chiusura.

Sono gli effetti distorti del libero mercato quando diventa mercato senza regole, una evoluzione patologica perché basata soltanto sul denaro, non mediato dall’interesse generale della comunità.

Non è vero che il mercato da solo sappia moderarsi; arriva sempre il momento in cui si crea una bolla provocata dalla libera iniziativa e al suo deflagrare sono i più piccoli e i più deboli a lasciarci le penne.

Succederà la stessa cosa per i centri commerciali e gli ipermercati; se non state attenti oggi ve ne aprono uno anche nel salotto di casa, ma il moltiplicarsi di sigle e punti vendita non è proporzionale alla richiesta, risponde a piani di sviluppo studiati a tavolino per cui ognuno cercherà di rubare clienti all’altro. All’inizio per i consumatori sarà il paese di Bengodi tutto sconti e promozioni, ma alla lunga lascerà macerie: dipendenti lasciati a casa o costretti a trasferirsi in altre province o regioni; strutture vuote che rimarranno a marcire come è successo fino a ieri con i capannoni industriali; zone che rimarranno scoperte. Perché ancora una volta il business e non il bisogno determineranno le scelte. In un modo o nell’altro saremo sempre noi a pagare anche questa assurdità.

 

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