Gli Italiani pagano degli incompetenti

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L’incontro di boxe fra Italia ed Europa sta finendo nel peggiore dei modi. L’ultimo round ci vede nell’angolo a prendere bordate mentre in aria vola l’asciugamano.

 


Sempre attuale il proverbio che dice che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. In questo caso c’è di mezzo l’Unione Europea. Di cosa stiamo parlando? Del tentativo maldestro di mantenere, in alcuni casi, le strampalate promesse elettorali fatte dai partiti che governano in questo momento la nazione, per strappare il consenso. Personalmente, non sono fra quelli che amano l’UE. La ritengo un’accozzaglia di nazioni e di popoli che non hanno niente da spartire fra loro. Figuriamoci la solidarietà. Questa babele è nata solamente per assicurare alla grande finanza e ai gruppi di potenti la possibilità di sopravvivere economicamente ai nuovi sfruttatori dei lavoratori che provengono dall’altro capo del mondo. In tali luoghi, infatti, il costo del lavoro è dato dalla ciotola di riso o di pesce crudo (ma questo è già un lusso), pagato a chi produce oggetti copiati (spesso in malo modo), con cui invadono l’Europa.

Se nelle intenzioni dei padri ispiratori di tal entità, ci fosse stato quello di creare giustizia, solidarietà e benessere per i popoli del vecchio continente, credo che ben poco sia stato fatto per la sua realizzazione. La teoria era forse quella: in pratica ogni nazione corre per suo conto. Del vicino, o anche dello stato più lontano, non importa nulla. Anzi, se si può, gli si fa lo sgambetto. Come sempre, chi può se ne approfitta. Un esempio lapalissiano è dato da quelle aziende che come sappiamo non sono società di mutua assistenza e che non si lasciano sfuggire l’opportunità di fare ancora più utile delocalizzando il lavoro dall’Italia verso altri stati, anche limitrofi, in cui il costo del lavoro è più basso, se non della metà. Naturalmente agli squali al vertice dei grandi gruppi, siano essi italiani o stranieri, poco importa del disastro sociale che si lasciano alle spalle. Mi passa per la mente un pensiero: chi ha fatto questa riunione di nazioni ci aveva mai pensato? Non credete, però, che quanto abbia narrato sopra sia una recente consuetudine. Apro una parentesi e vi racconto che nel lontano 2003 mi sono ritrovato per caso a una cena nell’ambasciata italiana in una nazione uscita da poco dal paradiso, si diceva una volta (ma era un inferno), della dittatura comunista. Orbene, in tali occasioni esiste un protocollo: non ti siedi, dove vuoi, ma ti è assegnato il posto e chi hai accanto. In breve. Il loquace signore alla mia destra era un avvocato esperto di diritto internazionale che mi raccontò, tutto entusiasta, dell’accordo firmato nella mattinata per la costruzione, nella nazione che ci ospitava, di un pastificio di proprietà di un italiano che avrebbe dato lavoro a circa un migliaio di persone. Naturalmente, c’era l’altra faccia della medaglia: la chiusura dello stabilimento in Italia. Testuali parole. – Con quello che paghiamo qui di stipendi in un anno, in Italia ci paghiamo solo gli stipendi di un mese -. Di conseguenza, ne abbiamo approfittato anche noi di questo bengodi. Chiusa parentesi e torniamo al presente. Ora, al nostrano e dotto dottor Balanzone, non era venuto il sospetto che qualcosa non andava in quest’unione? Eppure, avrebbe dovuto passargli per l’anticamera del cervello che c’era qualcosa, che non avrebbe funzionato nella nostra nazione. Bastava guardare il nostro debito nazionale e non ultima, la classe politica.  Nondimeno, a memoria, non mi ricordo nessun gruppo editoriale o televisivo che avesse incaricato qualche grande firma di fare un’indagine sui costi e benefici riguardanti la nostra adesione. Ormai, i nodi stanno venendo al pettine, con l’aggravante che abbiamo dei politici ancora più incompetenti. Veri e propri dilettanti allo sbaraglio e in alcuni casi anche arroganti. Irritante, per non dire di peggio, l’apparire di persone a un balcone, sbracati e urlanti, che ci raccontavano di aver abolito la povertà, mentendo spudoratamente alla nazione. Sembrava una scena del film “La Caduta. Gli ultimi giorni di Hitler”, dove, nel bunker della cancelleria, i presenti festeggiavano e si ubriacavano, mentre i russi erano a pochi isolati di distanza. Poi, abbiamo mostrato i muscoli ai nostri partner che stanno a Bruxelles su un rapporto deficit/Pil. E qui, loro, ci aspettavano al varco. Parliamo chiaro. Ci fanno pagare l’alzata di testa (io lo chiamo buon senso) sul tema dell’immigrazione. Con un altro governo che si tenevano i migranti in casa propria, sarebbe stata una musica diversa. Inoltre, purtroppo, stiamo sulle p…. alla maggior parte degli stati. Non abbiamo alleati. In parte è anche colpa nostra. Che cosa credete che pensino di noi all’estero? Che siamo degli incapaci. Che non sappiamo sfruttare un patrimonio, artistico, culturale e chi ne ha più ne metta. Quindi, ce la fanno doppiamente pagare. E noi subiamo passivamente. Guardando la faccia di Conte che annuncia che stiamo strappando il 2,04% invece del 2.4%, come se fosse una vittoria, viene da scuotere la testa e pensare: che figura da peracottaio australe, per non dire di peggio!

 

Cari Lettori, tanti auguri di Buone Feste e fate il Presepe mandando a quel paese (o dove preferite) i preti che non lo vogliono o che lo snaturano mettendolo su un barcone.  Tuttavia, se questa è la moda, allora mettiamo qualche soldatino, magari una Guardia Svizzera e un Parà della Folgore a difesa della capanna. E, visto quello che è accaduto a Strasburgo, dico ai c……. che mettono Gesù sul barcone, che questo si può affondare a colpi di mitragliatrice.  Chi però spara, non sono i cattolici, ma gli islamici

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