Gli italiani non votano…

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…perché sanno che non cambia nulla con questi politici incompetenti. Il partito
democratico è un ottimo ufficio di collocamento.

Ci sono frasi che rimangono nella memoria delle persone e nella storia di un popolo. Una di queste, pare sia state detta da Vittorio Emanuele II, ultimo Re di Sardegna e primo Re d’Italia e narra:

Un mezzo sigaro toscano e una croce da cavaliere non si negano a nessuno -,

anche se qualcuno la attribuisce a Camillo Benso Conte di Cavour.

Nessuna polemica, chiunque l’abbia detta sapeva di non gravare troppo sulle regie casse dell’erario. Fatta questa doverosa premessa, arriviamo al nocciolo di questo redazionale che continuerà anche nel prossimo numero. Nelle recenti consultazioni elettorali per i rinnovi di diverse amministrazioni comunali, il tasso d’astensione è stato alto.  Già al primo turno l’affluenza non era stata esaltante. Più del 40% degli aventi diritto al voto aveva disertato le urne, mentre al secondo giro è andata ancora peggio: più del 50% ha preferito andare al mare. Quindi, ritengo giustificato domandarsi il perché di questa disaffezione fra gli aventi diritto a questo esercizio di democrazia. Ho ascoltato e, avrete senz’altro anche voi lettori, prestato attenzione a tante motivazioni espresse da persone in parte competenti (e in parte no) che si sono lasciate andare a dichiarazioni, anche ardite, per giustificare l’accaduto. Io, che sono un po’ malizioso, ho una mia teoria che ritengo non troppo peregrina. Formuliamo quindi questa ipotesi lavorando un po’ “con la fantasia” e i ricordi della mia giovinezza. Mi rivolgo ai giovani che non hanno vissuto un certo periodo della politica nel bel paese, ma anche ai più attempati, che l’ha provata. Negli anni ‘70 e parte degli ’80, fare politica era una cosa seria. C’erano degli ideali: giusti o sbagliati, ma in qualcosa le persone credevano. C’erano i nostalgici del Re, quelli della camicia nera e quelli che credevano che aldilà della cortina di ferro ci fosse il paradiso rosso. Poi, c’erano gli opportunisti, che si possono anche definire preveggenti, perché avendo visto come si fa presto a cambiare la camicia (da nera a rossa), tenevano tessere dei più svariati partiti. -Non si sa mai- dicevano. Secondo il partito di maggioranza del comune, della regione o di qualsiasi altra amministrazione pubblica in cui resi devi, ma anche nel privato (meno), una sedia, la trovavi. Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Partito Socialista, erano i maggiori elargitori di tali “benefit”. Si creava così un circolo imperfetto che si allargava sempre di più ottenendo consensi, detto anche voto di scambio. Per anni si è ironizzato su Achille Lauro (non il cantante), armatore e sindaco di Napoli. Lauro, fu accusato di voto di scambio, che sarebbe stato gestito regalando ai suoi elettori una scarpa sinistra prima del voto e la destra dopo.

Urban legend?

Forse.

 Sicuramente, funzionò meglio il sistema catto-comunista, come spiegò bene l’uomo che servì gli spaghetti al consigliere Nottola nel bel film di Francesco Rosi, Le mani sulla città.

Il popolo di Napoli voleva il posto fisso. Così, i due partiti sopra citati, insieme ai 7 Puttani, come li definì Alberto Giovannini direttore del quotidiano Roma, sostituirono l’armatore e si aprì la stagione dell’assalto alla diligenza, che non era quella del film Ombre rosse, ma il carrozzone dell’apparato statale. Tuttavia, il risultato fu raggiunto. Alla fine della settimana, la famiglia intera si ritrovava a vedere Canzonissima e tutto andava bene. Fino a un certo momento il sistema ha retto: i posti di lavoro non mancavano, ma poi qualcosa è cambiata. La crisi economica si è fatta sentire e la dissoluzione dei partiti della prima  Repubblica ha stravolto tutto. A capirlo subito è stato il partitore rosso. Loro, erano più avanti mentalmente perché, non solo, dovevano sistemare i servi della gleba, ma anche i vari vassalli, valvassori e valvassini, che avevano perso la poltrona. Quindi, va bene un posto d’usciere in Comune, però c’è di meglio. 

Alcuni esempi: Maurizio Martina, anziché andare a fare ciò per cui ha studiato (perito agrario o laureato in scienze politiche) e stato parcheggiato alla vice presidenza della FAO. Francesco Rutelli dal 2016 presidente dell’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali, rieletto per il triennio 2020-2022 e che ha trovato anche il “tempo” di far assumere la moglie a Rete Quattro al posto della brava Rita Dalla Chiesa. Giovanna Melandri, a maggio 2018 è stata eletta nel Board of Trustees del Global Steering Group for Impact Investment (GSG), il network mondiale della finanza a impatto, in cui rappresenta l’Italia e l’Europa (fonte Wikipedia). Walter Veltroni, tutto fare politico, scrittore, regista a oggi editorialista peril Corriere della Sera e collaboratore occasionale della Gazzetta dello Sport. A quanto riporta il Corriere dell’Umbria, percepisce un vitalizio di oltre 9.000 euro dal 2004. Terminando questa parte prima parte del redazionale, vado oltre, e aggiungo: se il mio compagno di scuola, ma poteva essere anche il vostro, era un ignorante da competizione olimpica e ha fatto una brillante carriera nell’amministrazione comunale/provinciale/statale, o, si è acculturato improvvisamente, c’è qualcosa d’altro. Sì, io penso che ci sia di mezzo la tessera. Continua la prossima settimana.

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