Gli angeli del fango…

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Sarebbe molto utile impegnare tutti i giovani, maschi e femmine, con o senza disabilità, con o senza una cultura, in un periodo di impegno nella protezione civile.

Sono tornati gli angeli del fango, i giovani che spontaneamente arrivano da ogni dove per dare una mano nelle terre colpite da una calamità. Sono apparsi a centinaia, forse a migliaia nella Romagna allagata: “Arriviamo; chiediamo se c’è bisogno e ci fermiamo dove rispondono: qui”, pronti a salvare preziosi volumi e quadri come a Firenze nel 1966, o a spalare fango e gettare mobilio, masserizie come in questi giorni. Portano, nella disperazione, un raggio di speranza e di leggerezza, quando intonano ‘Romagna mia’.

Non dovremmo stupirci quando li vediamo in azione; dovremmo piuttosto domandarci perché, come arrivano, così all’improvviso svaniscono.

Basta Greta per riempire di giovani le piazze del mondo, basta una tenda davanti all’università per farne piantare altre decine, basta dire ’Marcia della pace Perugia-Assisi’ ed eccoli a migliaia.

Eppure, nella quotidianità, i giovani sono in genere assenti  dal volontariato di comunità, che ancora si sostiene con gli anziani, mentre ci sarebbe bisogno di un affiancamento e di un costante ricambio generazionale.

Mi sto facendo l’idea che i giovani di oggi non sono stati educati al volontariato e all’impegno civico perché i loro padri non lo sono stati. È negli anni Ottanta che si determina secondo me il distacco dei giovani dalla vita di comunità. Dopo l’impegno ideologico del ’68 e quello antisistema del ’77 basato per qualcuno sulla violenza, ma per la maggior parte sull’ironia e la fantasia, gli anni Ottanta hanno portato la Milano da bere e l’edonismo.

I giovani non erano più portatori di idee e di sogni, ma consumatori di cose. Quei giovani sono diventati i genitori ed ora cominciano ad essere nonni, ma non hanno passati da raccontare, valori da trasmettere.

Eppure, quando ne hanno l’opportunità, anche oggi i giovani mettono le ali di angeli del fango e sarebbero molto di più se li educassimo alla solidarietà e al volontariato, se fin da piccoli li impegnassimo ad aiutare il prossimo. Se li lasciassimo osare. Chi oggi lascerebbe un proprio figlio giovanissimo partire, senza telefonino e soltanto con uno zaino sulla spalla, per andare dove ci potrebbe essere pericolo?

La Meloni pensa a un servizio di leva volontario da affiancare al servizio civile; sarebbe molto più utile impegnare tutti i giovani, maschi e femmine, con o senza disabilità, con o senza una cultura, in un periodo di impegno nella protezione civile e se vogliamo dare un futuro al corpo degli alpini, trasformiamolo nel corpo italiano della protezione civile, come già nella pratica è.

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