Gli ambientalisti nelle pinacoteche

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Bisogna fare politica, non spettacolo. Non basta imbrattare una tela o scrivere sui muri per
farsi ascoltare. Atti come questi fruttano un articolo, un passaggio nei telegiornali, poi basta;
anzi, ogni volta gli autori diventano un po’ più antipatici a chi, con buon senso, capisce l’inutilità
del gesto, plateale ma effimero, immediatamente digerito e dimenticato.

L’ultima moda di certi ambientalisti è utilizzare le pinacoteche ed i musei per protestare. Così in questi giorni cinque attivisti di ‘Ultima generazione’ sono entrati nella Pinacoteca Nazionale di Bologna e raggiunto la tela della ‘Strage degli innocenti’ di Guido Reni. Lì si sono versati addosso del liquido rosso per rappresentare il sangue delle vittime del collasso climatico e hanno incollato su una parte un’immagine di Casamicciola dopo la frana con didascalia “Strage degli innocenti”, riportando i nomi delle giovanissime vittime del disastro. In più hanno scritto: “Ischia, Governo italiano 2022”, dicitura alquanto parziale per un disastro che vede tanti colpevoli: le istituzioni locali, la magistratura, gli speculatori, gli elettori,  cittadini con la scusante pronta per il proprio abuso: “Cosa volete che sia?”; “Ho fatto tanti sacrifici!”.

Infine gli ambientalisti a Bologna si sono attaccati una mano al pavimento con la colla, dove io lì li avrei lasciati fino a quando non si fossero ‘scollati’ da soli, a costo di mettere dei sorveglianti di notte.

Pur condividendo le ragioni della protesta trovo la forma del tutto inutile ed inefficace, arrivando in alcuni casi a provocare danni alle opere.

Chiedono di interrompere immediatamente la riapertura delle centrali a carbone dismesse e cancellare il progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale; procedere a un incremento di energia solare ed eolica di almeno 20 GW nell’anno corrente, e creare migliaia di nuovi posti di lavoro nell’energia rinnovabile, aiutando gli operai dell’industria fossile a trovare impiego in mansioni più sostenibili”.

E secondo loro, basta imbrattare una tela o scrivere sui muri per farsi ascoltare? Viene concesso loro un articolo, un passaggio nei telegiornali, poi basta; anzi, ogni volta diventano un po’ più antipatici a chi, con buon senso, capisce l’inutilità del gesto, plateale ma effimero, immediatamente digerito e dimenticato.

In fondo un quarto d’ora di celebrità non si nega a nessuno; tanto non riusciranno mai a smuovere l’opinione pubblica.

Se vogliono farsi ascoltare consiglio loro un’altra strada: darsi alla politica, scendere in campo, impegnarsi. E’ una strada dura, difficile, richiede sudore, fatica, costanza e il rischio di qualche schizzo di fango.

Non c’è bisogno di un partito ‘verde’; c’è bisogno che ogni partito sia ‘verde’, nel nome della sostenibilità, del rispetto per la natura, della legalità, delle politiche urbanistiche capaci di proteggere un territorio e le sue ricchezze, non prepararne la distruzione, con la silenziosa complicità di tutti.

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