Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

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ORDINE DEL GIORNO

Oggetto: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: non una celebrazione ma nuovi impegni per prevenire, contrastare la violenza maschile sulle donne, proteggere e accompagnare donne e uomini che vogliono uscire dalla violenza.

– Da ventuno anni nel mondo si celebra il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne  indetta dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite con la  risoluzione 54/134 del gennaio 1999. L’invito che l’ONU in quella occasione ha consegnato agli Stati, alle organizzazioni governative e internazionali è stato quello di dare vita in questa Giornata in tutto il mondo ad opere, campagne e iniziative di sensibilizzazione per contrastare la violenza sulle donne che come si era stabilito qualche anno prima, nella Dichiarazione per l’eliminazione della violenza contro le donne (Onu 1993) è: “una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne”.

– La data fu scelta in ricordo dell’uccisione delle tre sorelle Mirabal, simbolo della resistenza delle donne al regime del dittatore dominicano Rafael Leonidas Trujillo, che furono sequestrate mentre andavano e far visita ai mariti in prigione, seviziate, violentate e torturate prima di essere uccise.

– In Italia questa giornata inizia ad essere ricordata a partire dal 2005 quando, soprattutto  i Centri antiviolenza e le associazioni femminili, iniziano a concentrare  su tale ricorrenza iniziative politiche e culturali per sensibilizzare la società sul fenomeno che all’epoca risultava ancora molto sommerso.

– La  Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne  è entrata a pieno titolo anche nel calendario delle ricorrenze istituzionali, che risultano sempre più impegnate su tale fronte, per riaffermare questo grave fenomeno  è  una questione che interessa tutta la collettività. 

– la violenza contro le donne “in quanto donne” è riconosciuta dal diritto internazionale come grave violazione dei diritti umani e come tale è definita dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, nota come “Convenzione di Istanbul” del 2011;

– la Convenzione riconosce la violenza maschile contro le donne come fenomeno sociale e culturale, strutturale e radicato nelle nostre società nonché trasversale a ceti e condizioni personali e materiali, che richiede pertanto la creazione di un quadro organico di interventi volti alla prevenzione, all’emersione dei casi e alla protezione delle vittime, alla perseguibilità dei reati afferenti e alla promozione costante di una cultura del rispetto della dignità e della libertà delle donne;

 

Considerato che:

– dai dati elaborati dall’Osservatorio regionale contro la violenza sulle donne[1] emerge che nel 2018 sono stati 4.871 i contatti di donne che chiedono sostegno per una violenza ricevuta con le strutture di aiuto dell’Emilia-Romagna, anche tramite semplice e-mail o telefonata. 3.486 sono le donne che hanno seguito un percorso, di cui 2.454 nuove accolte (il 70%). Tra queste il 92% ha dichiarato di aver subito violenze di tipo psicologico, il 64,2% fisico, il 40,5% economico ed il 15,4% di tipo sessuale. In gran parte delle situazioni queste tipologie di violenze si sovrappongono. Vengono principalmente effettuate dal partner (65,6%) o ex partner (16,3%);

– Se il numero di donne con accessi al pronto soccorso per causa violenta nel 2018 (4.354) a livello regionale si rileva in lieve incremento (+0,5%) rispetto al 2017 (4.334), aumenta il dato che conferma la violenza nella diagnosi di dimissione che passa dal 4,2% all’8,2% nello stesso periodo[2];

– il recente (24 novembre) report del Ministero di Giustizia che riguarda l’applicazione delle “”Modifiche al codice penale […] in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere …( L.69/2019 ) per il periodo 1 agosto 2019 – 31 luglio 2020 da cui si ricava come per i diversi reati siano state aperte 3.932 indagini che hanno comportato già 686 rinvii a giudizio e ancora come nel periodo del lockdown i maltrattamenti e violenze da parte di familiari e conviventi siano aumentate dell’11%””

 

Ricordato che:

– Tra i tanti drammi prodotti dall’emergenza Covid-19 c’è l’ulteriore rischio che aggrava la vita delle donne che subiscono violenza maschile all’interno della famiglia. Molte donne non hanno neppure la possibilità di chiedere aiuto, perché costrette a stare in casa, per via delle misure di contenimento dell’epidemia e delle conseguenti convivenze forzate;

– Un allarme lanciato da molti enti alla luce del fatto che diversi centri antiviolenza nazionali e del nostro territorio regionale segnalano, durante il primo lockdown, un preoccupante calo delle richieste di aiuto. Telefono Rosa a livello nazionale ha evidenziato che, rispetto allo stesso periodo del 2019, le telefonate sono diminuite del 55,1% e non certamente perché il fenomeno della violenza sia così drasticamente in calo, quanto piuttosto perché, nell’isolamento casalingo, il controllo sulla donna maltrattata da parte del partner violento diventa totale. Le possibilità di uscire dalle situazioni violente per le donne e per i loro bambini diventa inoltre, in questa fase di restrizione della mobilità, ancora più difficile;

Sottolineato che:

– A Modena da alcuni anni opera Liberiamoci dalla violenza (LDV), il primo centro per il trattamento degli uomini che maltrattano le donne. La struttura dell’Azienda USL di Modena è il primo centro in Italia gestito da un’istituzione pubblica che intende fornire un percorso di accompagnamento al cambiamento per gli uomini;

– i centri anti-violenza hanno un ruolo fondamentale per prevenire, proteggere e sostenere le donne che subiscono violenza;

Si invita l’Amministrazione:

– considerato il persistere del fenomeno e il potenziale aggravarsi dello stesso in conseguenza dell’isolamento determinato dalle misure di limitazione degli spostamenti adottate per prevenire la diffusione del virus da Covid 19, a promuovere azioni dirette a  proteggere e accompagnare donne e uomini che vogliono uscire dalla violenza,  rafforzando ,di concerto con i diversi soggetti coinvolti, le azioni di prevenzione e di ascolto rivolte a tutta la cittadinanza.

Venturelli Federica

Carpentieri Antonio

Lenzini Diego

Franchini Ilaria

Forghieri Marco

Reggiani Vittorio

Rossini Elisa

Giacobazzi Piergiulio

Bosi Alberto

Moretti Barbara

Baldini Antonio

De Maio Beatrice

Bertoldi Giovanni

Prampolini Stefano

Fasano Tommaso

Manenti Enrica

Silingardi Giovanni

Giordani Andrea

Tripi Ferdinando

Cirelli Alberto

Parisi Katia

Scarpa Camilla

Stella Vincenzo Walter

Manicardi Stefano

Connola Lucia

Santoro Luigia

Trianni Federico (P.E.C. PROTOCOLLO GENERALE n° 306002 del 26/11/2020)

Guadagnini Irene (P.E.C. PROTOCOLLO GENERALE n° 306006 del 26/11/2020)

Bergonzoni Mara (P.E.C. PROTOCOLLO GENERALE n° 306013 del 26/11/2020)

Carriero Vincenza

Aime Paola (P.E.C. PROTOCOLLO N . 306026/2020 DEL 26/11/2020)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1] Fonte: Osservatorio del Coordinamento Regionale dei centri antiviolenza.

[2] Dati del secondo Rapporto dell’Osservatorio regionale contro la violenza sulle donne.

 

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