Giornalisti, fonti e mondi complessi (o vuoti)

Condividi su i tuoi canali:

""...confermo il mio giudizio su Fini, il quale, se davvero voleva fare qualcosa per la Destra, (che non è certo, o non solo, il PdL) avrebbe dovuto percorrere altre strade, ad esempio non avrebbe dovuto sciogliere AN.
art. di Maria


“Strano mondo, quello di Maria. Un mondo difficile da esplorare. Non si capisce se perché troppo complesso, o perché completamente vuoto”.

 

Queste parole concludevano uno scambio di opinioni tra i nostri Lettori Emmeci e Unsergio,  a commento dell’articolo Fabrizio Maramaldo e il modesto travet.

Logicamente, in un caso disperato come questo, alla titolare dello “strano mondo” non rimane che affidarsi alla clemenza della Corte, sperando in un giudizio benevolo.

Comunque, a conferma delle parole di Emmecì, sulla “stranezza” del mio mondo, (o sul vuoto dello stesso) ora dirò qualcosa che ai più superficiali potrebbe apparire a difesa, o a favore di Fini.

Niente di tutto questo, confermo il mio giudizio su Fini, il quale, se davvero voleva fare qualcosa per la Destra, (che non è certo, o non solo il PdL)  avrebbe dovuto percorrere altre strade, ad esempio non avrebbe dovuto sciogliere AN. Il mio, semplicemente, è un tentativo di imparzialità.

Ma torniamo in argomento.

In una ghiotta intervista, comparsa su Il Giornale, un vicino di casa del giovane Tulliani, in quel di Montecarlo, rivela di aver visto arrivare  l’on. Gianfranco Fini e signora, di aver notato la cosa per il gran movimento che scorta e polizia monegasca facevano, etc etc. Citato con nome e cognome, nonché con dettagli sulla sua professione, sulla sua residenza da lunga data nel Principato, etc, l’ingegnere in questione, assai risentito, ha protestato con il giornalista che l’aveva contattato e in una lettera ha ritrattato ogni sua dichiarazione.

Ad appassionata difesa di sé stesso, il giornalista in questione, Guido Mattioni, nell’articolo Il teste si spaventa e smentisce ma il colloquio è tutto registrato, del 19 agosto 2010,  riferisce di essersi cautelato, registrando, per sicurezza, ogni parola dell’intervista ritrattata e, rispondendo ad una ben precisa accusa dell’ingegnere, dice che:

 È vero, Mereto (definito anche Non un Pinco Pallino Qualsiasi) mi aveva chiesto di non citarlo, ma è altrettanto vero che io non mi ero impegnato in tal senso. Avevo lasciato cadere la cosa lì, puntando a portare a casa la notizia. Cinismo? Piaccia o no a qualcuno, a volte questo fa parte del mio lavoro.

Alcune cose,  in questo scambio di dichiarazioni, hanno turbato il  mio “strano mondo”.

Innanzitutto, l’illustre Guido Mattioni, immagino sia giornalista investigativo, sembra ignorare l’art. 47 (Il rispetto della persona, della sua dignità e del suo diritto alla riservatezza e’ dovere fondamentale di ogni giornalista investigativo) nonché l’art.49 (Il giornalista investigativo e’ tenuto a osservare il segreto professionale e a non rivelare l’identità delle fonti che vogliono rimanere riservate) del codice deontologico.

Il fatto che l’ing. Non Pinco Pallino Qualsiasi desiderasse mantenere l’anonimato, è cosa certa, il fatto che si fosse appellato a questo suo diritto, è altrettanto certo. Su chi, invece, ha  l’impudenza, per non dire altro, di promettere l’anonimato a chi ha rilasciato quelle dichiarazioni, e di non mantenere la promessa stessa, sorvolo, perché occuperei troppo spazio.

Le persone false e meschine non meriterebbero neppure di andarsene in giro libere per il mondo, se non inalberando un cartello, o attaccandosi  lo stesso al collo, con la scritta : “Sono un emerito contaballe, tradisco la fiducia in me riposta, faccio promesse che mi guardo bene dal mantenere. E pretendo anche di avere ragione”

Ma non posso sorvolare, e questo è detto senza polemica con chicchessia, sul valore probatorio, o meno, di una registrazione.

Mi ha colpito molto quel “mi sono cautelato” che mi ha ricordato il comportamento tenuto da Patrizia D’Addario nelle sue  “cene di lavoro” col premier.

Non vedo perché la registrazione dell’illustre giornalista investigativo debba avere maggiore credibilità rispetto alle registrazioni che un’escort, pur nell’esercizio del suo non facile compito, era comunque in grado di effettuare.

Entrambi, il giornalista investigativo e l’escort, registrando i colloqui in questione, si cautelavano, con finalità differenti, forse, ma con la motivazione comune della sfiducia nell’interlocutore.

Mi chiedo perché, poi, se l’intento era di arrivare alla verità, il nome dell’ing. Non Pinco Pallino Qualsiasi, il giornalista investigativo non l’ha fatto con la Polizia, cosa comunque non dovuta, se non su richiesta di un PM.

Ma ci sono cose, nel giornalismo, che sfuggono ad una lettura razionale, ad esempio a me personalmente è sfuggito il senso della mossa di Feltri che, pubblicando, anzi, ripubblicando un articolo di Cossiga in cui parla anche (e non solo) dell’attuale  Presidente della Repubblica,  si diverte a seminare zizzania fra Napolitano e Cossiga il quale, certo, ora  è lontano dalle piccinerie e da ogni altra cosa umana, ma non può replicare. Fra l’altro non è neppure uno scoop, dato che è la ripubblicazione di articoli usciti in tempi abbastanza recenti. Inoltre, i giudizi di Cossiga, su alcune persone  in particolare, mi hanno trovata d’accordo, e sinceramente divertita.

Ma rispolverando un articolo come questo, chi vogliono colpire?

Cossiga, mordace più di sempre?

Napolitano, che non sta facendo tanto  “”da bravo”” ultimamente?

Fini, causa di tutto questo macello?

Concludo, sempre citando Emmeci, il quale scrive “Quello di Maria mi sembra un universo di principi morali ferrei e difficili da non condividere finché si resta, come si dice, nel generico”…eh, che esagerazione, neanche fossi calvinista…Ma, uscendo dal generico, li specifico, e dico che non  sono molti, e neppure ridicolmente ferrei…se questo significa ostinazione e ottusità.

Tuttavia, quelli cui mi attengo, o cerco di attenermi, sono appena una manciata.

Ovviamente non derubo  nessuno, ci mancherebbe.

Non strozzo nessuno, anche se la tentazione, onestamente, non nego certo di averla, di quando in quando[1].

Se faccio affermazioni critiche su qualcuno, e ciò accade sovente, sono prontissima a ripetere ciò che ho detto, o scritto, anche in sua presenza. Non una cosuccia di poco conto, anzi, la trovo piuttosto rara: l’attitudine del “qui lo dico e qui lo nego” non mi appartiene, la lascio ben volentieri ad altri.

Mi faccio un punto d’onore di riconoscere il valore anche in chi mi osteggia o in chi ha idee totalmente opposte alle mie. Per intenderci, sono ben lontana dal giudicare cretino, o in malafede, qualcuno, solo perché non la pensa come me. Anche questa sembra una piccola cosa, ma non lo è.

Non ho ancora imparato a porgere l’altra guancia, questo è vero ma, sicuramente, quando avrò imparato arriverò a porgerne anche una terza, di latta.

Infine, sempre non richiesto, e sicuramente inascoltato, ho qui, caldo caldo, un altro consiglio per Fini.

Se quello che dice per scagionarsi in questa complessa vicenda,  è vero, non c’è problema, non deve temere nulla. La verità, prima o poi, anche nelle questioni più complesse, alla fine emerge, per fortuna di qualcuno e per somma sfortuna  di altri.

Ma se, invece, i suoi sdegnati “”No”” su tutti i fronti sono solo un modo  maldestro di negare l’evidenza…almeno non dia versioni circostanziate delle varie vicende, affastellando falsità. Perchè, chi precipita dall’alto castello delle proprie  menzogne accuratamente e dettagliatamente imbastite, oltre che fare  una meschina figura, si fa davvero tanto male.

                                                                                                Maria

 

 



[1] Rinuncio non solo per “inutili problemi morali” ma anche perché  c’è la galera. J

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...