Gentiloni: «Terrorismo, rischi di infiltrazione dagli immigrati»

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di Alberto Venturi

Terrorismo, rischi di infiltrazione dagli immigrati

 

L’Italia ha già conosciuto nella sua storia diverse stagioni di terrorismo e non è mai stata colpa degli immigrati; oltralpe gli eventi tragici dei giorni scorsi sono stati provocati da Francesi e l’unico straniero è diventato un eroe.

 

Contestualmente l’Italia è sempre stata nazione di migranti, portando, oltre a buona volontà, braccia e sudore, anche mafie e malavita, così come le migrazioni interne hanno facilitato l’espandersi delle famiglie criminali meridionali in tutte le regioni del nord. 

Il muoversi delle genti, per necessità o per scelta, risulta comunque destabilizzante per le comunità di partenza e di arrivo, perché provoca mutamenti sociali, culturali, economici alla ricerca di nuovi equilibri e di un nuovo modello coerente con l’evoluzione in atto, in grado di garantire la legalità e il rispetto delle norme da parte di tutti.

 

Questi punti in premessa, riassumibili nel biblico ‘nihil sub sole novum’, li ho ripetuti per smentire chi invoca una impossibile chiusura delle dogane o dei confini, in una società che non ha più barriere culturali ed è dominata da fenomeni migratori per necessità vitale che non si fermeranno di fronte a una sbarra abbassata.

 

D’altronde è vero che l’Italia, paese con una immigrazione dai paesi islamici sviluppatasi soltanto negli ultimi decenni, il binomio straniero-terrorista ha più motivo d’esistere, ma lo sarà sempre meno perché aumentano le acquisizioni della cittadinanza italiana. Comunque non troveremo i terroristi fra i barconi di clandestini, ma negli aeroporti, nelle pagine internet, in alcune scuole islamiche, nei giovani spersi dentro a una società liquida, oppure relegati ai suoi margini, bisognosi dell’uomo e dell’idea forti.

Non sbaglia Gentiloni ad affermare che “”Ci sono di rischi di infiltrazione, anche notevoli, di terroristi dall’immigrazione” ma reputo dannosa l’identità proposta da Matteo Salvini fra terrorismo e sbarchi, perché unisce due problemi fra loro differenti e distinti: uno legato ai flussi migratori, al problema di un primo soccorso e al fenomeno della clandestinità intollerabile in una società organizzata; l’altro sul bisogno di incrementare i controlli attraverso la cooperazione internazionale, le banche dati, il presidio dei territorio, anche nelle piccole comunità e nelle zone montane.

 

Purtroppo ha ragione il ministro degli esteri britannico Philip Hammond, che rappresenta una nazione dove l’immigrazione è più che secolare: “Ci vorranno anni prima di sconfiggere gli Jihadisti” ed è indispensabile comunque che in prima linea ci siano gli stessi Paesi arabi. 

 

di Gianni Galeotti

Gentiloni: «Terrorismo, rischi di infiltrazione dagli immigrati»

 Che cos’è? Una tardiva presa di consapevolezza, il permesso di parlare, accordato da autorità superiori o  la creazione di un  alibi per eventuali attentati futuri nel nostro Paese?

 Più che di una tardiva consapevolezza, sul rischio infiltrazione di terroristi nelle fila e nei barconi di migranti/profughi con destinazione Italia, credo sia più opportuno parlare di una tardiva ammissione di consapevolezza. Anche da parte dell’ultimo arrivato allo scranno più alto del Ministero degli Esteri, Paolo Gentiloni. La consapevolezza di questo rischio, infatti, c’è da tempo, da anni, dai primi sbarchi dalla Libia. Il problema è che questo rischio è stato e continua ad essere sottovalutato oltreché mal gestito. Un rischio che oggi è addirittura cresciuto.

Un passo indietro, di qualche mese. Ricordiamo il Ministro dell’Interno Alfano che nel giugno 2014 lanciava il medesimo allarme affermando: “”Possibili terroristi tra i migranti a Lampedusa””. E continuava dicendo: “”Dobbiamo assolutamente centrare l’obiettivo di ridurre l’immigrazione clandestina, agendo in Africa per evitare le partenze””. Obiettivo fallito doppiamente: da un lato perché l’immigrazione clandestina non si è ridotta nei mesi successivi, portando a chiudere il 2014 con 124 mila sedicenti profughi, sbarcati sulle coste italiane, circa il doppio rispetto al 2013; dall’altro perché non si è fatto nulla sul fronte politico istituzionale, né dell’Italia né tantomeno dall’Europa, nei confronti dell’Africa per ‘stoppare’ le partenze, come diceva Alfano. Ciò che il governo poteva fare anche utilizzando le opportunità rappresentate dal semestre alla guida della commissione europea, non è stato fatto. Il problema è che nel frattempo l’inefficenza della politica e del governo anche a mantenere gli impegni presi di sei mesi in sei mesi, è andata di pari passo con l’efficenza criminale dell’ISIS. Mentre Alfano parlava a ciglia agrottate di agire sull’Africa, il Califfo ed i suoi tagliagole continuavano a conquistarne i territori, facendo strage ed occupando, arrivando a controllarle, anche le coste di una Libia polverizzata e nel caos, dalla quale partono la stragrande maggioranza dei migranti.

A parlare chiaro su questo punto è stato l’altro ieri il Presidente dell’Assemblea Costituente della Libia, Ali Tarhouni: “”Gli sbarchi sulle nostre coste dei migranti provenienti dalla Libia sono gestiti dai terroristi dell’Isis””.

Pesiamo bene le parole: qui non si parla più di infiltrazione di terroristi ‘sui barconi’, ma di gestione e controllo diretto dei terroristi ‘dei barconi’. Gentiloni, sveglia!!!

Così come, per fare un parallelo di attualità, la mafia ha fatto un salto di qualità nella presenza in Emilia Romagna, passando negli anni dall’infiltrazione al radicamento, così l’Isis ha fatto in Africa, ed in particolare nell’area che si affaccia sul mediterraneo e verso l’Italia. In pochi mesi però. Dall’infiltrazione si è passati al controllo tout court da parte del Califfo dei porti e dei mezzi che uniscono l’Africa e l’Italia. Il tutto ad un tiro di schioppo dalla Sicilia. Non c’è da stare tra
nquilli.

Stando all’allarme ufficiale lanciato da Tarhouni, lo specchio di mare dal quale partono quasi tutte le imbarcazioni di migranti diretti a Lampedusa, verso la Sicilia o verso Malta, è sotto il controllo di truppe di jihadisti agli ordini del Califfo. Della Serie, il califfato è ormai giuntoa vista Italia, ed è già in grado di utilizzare i barconi dei profughi o sedicenti tali, come ariete per sfondare, attraverso il nostro Paese, il ventre molle dell’Europa trasportando direttamente i nemici, come con un cavallo di troia portato all’interno della città da conquistare. Roba da rimpiangere Gheddafi che un dittatore era ma gli accordi, per non fare partire i barconi, li faceva e li faceva rispettare.

Allarmismo ingiustificato? Lo spero. Vorrei sbagliarmi. Fatto sta che alla sottovalutazione dei mesi e degli anni passati mi pare si stia aggiungendo nuova sottovalutazione politica rispetto al salto di qualità dell’ISIS ed all’appeal che questo ha sui combattenti da e verso l’Italia. Sinceramente non mi sento tutelato da chi, come Alfano, come reazione di fronte a questa sempre più forte minaccia, ha lanciato tra le proposte più forti quella di premiare i migranti che fanno la spia fornendo informazioni utili per individuare od incastrare possibili terroristi. Credo che né Alfano né Gentiloni abbiano dimostrato di potere essere anche lontanamente all’altezza di questa ennesima sfida per l’Italia, trincea di un’Europa ormai stanca ed incapace di affermare anche i propri valori fondanti fondanti che ancora rimangono l’unico e vero antidoto all’oscurantismo e alla barbarie che oggi hanno il volto incappucciato e vile dell’integralismo islamico.

 

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