Gentiloni? Fatto (fuori)

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Matteo Renzi è riuscito a dire anche a Gentiloni quel che si meritava, l’ultimo di una ormai infinita serie di esponenti del Pd sacrificati al ‘Non è colpa mia’. La sua frase : ‘Non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo’,  pronunciata ieri all’Assemblea del Pd, lascerebbe pensare ad una sua opposizione fin dall’inizio al governo Gentiloni.

 


Con un intervento davvero magistrale, per vastità di orizzonti, capacità di leadership, inclusività e impegno a (ri)costruire, Matteo Renzi è riuscito a dire anche a Gentiloni quel che si meritava, l’ultimo di una ormai infinita serie di esponenti del Pd sacrificati al ‘Non è colpa mia’.

‘Non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo’ pronunciato ieri all’Assemblea del Pd, Matteo Renzi lascerebbe pensare ad una opposizione fin dall’inizio al governo Gentiloni. Sono evidentemente apocrife le frasi: “Paolo sta facendo un ottimo lavoro” o “”Da cinque mesi diciamo con forza che nessuno del Pd ha messo o metterà in discussione il sostegno al governo guidato da Paolo Gentiloni a cui va la nostra amicizia, stima e riconoscenza per il lavoro che fa. Lo diremo per tutti i giorni fino alla fine della legislatura””.

Ah, è vero: la legislatura è finita, liberi tutti e quindi dagli al Gentiloni; che a nessuno venga in mente, in futuro, come qualcuno stava pensando, di ripresentarlo quale candidato premier.  

E’ perfetta quanto sobriamente algida la risposta dell’ex primo ministro: “Trovo le sue dichiarazioni imbarazzanti”.

Fuori da ogni ironia, ritengo soltanto parziali i motivi della sconfitta elettorale denunciati da Renzi in assemblea: “Sembravamo establishment, anzi lo eravamo”, “È mancata la leadership: è vero che non c’è leader senza la sua comunità, ma non c’è comunità che non esprima un leader, perché in politica la comunicazione è essenziale”. “Non abbiamo dettato l’agenda: sullo ius soli dovevamo decidere, o si metteva la fiducia a giugno o si smetteva di parlarne. Io l’avrei fatta perché fondamentale”. “I vitalizi: se approvi la legge Richetti alla Camera, poi non è che al Senato non l’approvi”. “I toni e i tempi della campagna elettorale”. “Aver seguito per mesi l’operazione di Pisapia, impostaci da una stampa amica, è un errore clamoroso”.

Il Pd è sembrato establishment perché lo era davvero, perché ha affrontato i problemi rapportandosi con le imprese e l’alta finanza molto più che con i cittadini e i lavoratori.

E’ vero che ci vuole un leader, ma deve essere espressione della sua comunità e Renzi lo è stato soltanto all’inizio, finendo per chiudersi nelle stanze dei poteri, per cui la comunità non lo ha più riconosciuto. Sono d’accordo con lui su Jus Soli e vitalizi, perché la cosa peggiore è tentennare e non arrivare ad alcuna conclusione, lasciando tutti scontenti; però chiarire prima la costituzionalità della legge sarebbe stato doveroso.

Quanto ai toni e ai tempi della campagna elettorale, così come al tentativo di Pisapia di rimediare al disfacimento graduale del Pd, tutto era già deciso per l’incapacità dell’intera sinistra di comprendere e affrontare le due emergenze sentite dagli Italiani: sicurezza e migranti, lavoro e giovani.

E perfino le magliette rosse, giustissime contro il minimo dubbio di lasciare qualcuno in mezzo al mare o rifiutare una prima accoglienza, non affrontano il tema: e una volta in Italia? Che regole? Che prospettive? Che diritti e che doveri? Chi può restare e chi deve essere respinto? Non ricordiamoci soltanto di quanti soldi gli immigrati versano per le nostre pensioni, ma anche di quanta manovalanza costituiscano per la criminalità organizzata o per un’agricoltura intrisa di illegalità e sfruttamento.

Le migrazioni sono inevitabili; per questo governarle è imperativo, tenendo conto dei principi della nostra Costituzione e quando Renzi sostiene che le sue accuse a Gentiloni sono state soltanto politiche, sbaglia perché soltanto di stile, metodo e comunicazione. Ma la politiche è dare risposte su cosa fare. Non pervenuto.

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