Gente venuta a morire da lontano. In piazza a Bologna per dire basta!

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Alla fine, sono sette le vittime della tragedia di Bargi a cui si aggiungono i feriti, ma dovremmo contare anche i famigliari, che ne porteranno il dolore per tutta la vita. Le vittime sono Pavel, 45 anni, nato in Romania e abitante a Settimo Torinese; Mario, 73 anni, di Taranto; Vincenzo,36 anni, di Messina; Vincenzo, 68 anni, di Napoli; Alessandro, 37 anni, di Pontedera; Adriano, 57 anni, di Padova; Paolo, 59 anni, di Milano. Gente che non aveva paura di andare lontano da casa per lavorare, gente non da reddito di cittadinanza. Eppure, non abbiamo saputo proteggerli; non abbiamo saputo garantire loro un lavoro sicuro; loro la dignità del lavoro ce l’avevano, ma gliela abbiamo negata.

Per loro e per i mille morti sul lavoro di ogni anno, i sindacati e il comune di Bologna sono scesi in piazza con migliaia di Bolognesi per dire basta.

Non si conoscono ancora le esatte cause dell’incidente e ci vorrà tempo per capire; ma sappiamo quanto il precariato, il lavoro a somministrazione, i subappalti, il non rispetto delle regole e tutto ciò che sempre di più il lavoro sta diventando sono alla base di tanti incidenti sul lavoro.

C’è una responsabilità personale che non va dimenticata, per la quale bisogna lavorare dando formazione e consapevolezza, ma c’è una responsabilità assai più grande di chi sfrutta il bisogno di lavorare a qualsiasi condizione, per arricchirsi.

Sabato 20 aprile Uil e Cgil hanno indetto una manifestazione nazionale a Roma per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, per la difesa e il rafforzamento della sanità pubblica, per una riforma fiscale e la tutela dei salari. Era una manifestazione prevista da tempo ma la tragedia di Firenze e quella di Bargi, insieme allo stillicidio, portano le condizioni del lavoro al primo posto.

“E’ una giornata – dicono Uil e Cgil- che chiede a tutto il Paese, agli imprenditori, alle forze politiche, alle istituzioni di prendere atto di quello che sta succedendo”. “Siamo di fronte a un modello di fare impresa e di lavorare che si è affermato negli ultimi venti anni che va cambiato e che non è più accettabile, un modello che ha messo al centro non il profitto ma il massimo profitto a scapito della condizione di lavoro e della vita delle persone”.

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Una risposta

  1. Il dramma delle morti bianche

    In Italia negli ultimi anni si è diffuso l’uso di chiamare ‘morti bianche’ i decessi causati da incidenti che avvengono sul luogo di lavoro o nel percorso da e verso esso. I lavoratori morti a causa di infortuni sul lavoro in Italia nel 2022 sono stati 1090 mentre nel 2021 il numero dei caduti sul lavoro era stato pari a 1.221 unità. .
    Sono invece 1.467 le persone che nel 2023 hanno perso la vita sul posto di lavoro in Italia.
    A riportare i dati di questa strage silenziosa è l’Osservatorio di Bologna sui morti del lavoro , che ogni anno pubblica i numeri di decessi, infortuni professionali e denunce che riguardano il settore del lavoro.
    . La maggior parte delle volte gli infortuni sono causati da . imprese che sottovalutano e mettono al primo posto la produttività rispetto alla sicurezza. Su questo aspetto bisogna intervenire con una repressione ancora più dura, non solamente ex post, ma con dei controlli.
    Ancora una volta abbiamo le risorse, vediamo di mettere in campo perché sono veramente ridicole le risorse destinate alla vigilanza.
    Bisogna ricordarsi sempre che il benessere economico di un popolo è frutto del sudore della fronte di quelli che lavorano e creano valore aggiunto lavorando la terra, trasformando le materie prime, montando pezzi nelle fabbriche o fornendo servizi alla collettività.
    Fatta questa premessa vediamo cosa ci aspetta il futuro , non solo prossimo.
    Quando finirà l’emergenza sanitaria, sempre che finisca, sembra proprio che ci dovremo leccare non solo le ferite fisiche e psicologiche per anni ma dovremo fronteggiare un’emergenza ancora più grave della crisi sanitaria che è l’emergenza economica.
    .Credo che fra qualche settimana sarà veramente difficile onorare la festa del lavoro e dei lavoratori semplicemente perché sono stati falcidiati milioni di posti di lavoro dal progresso ( informatica, digitalizzazione, nanotecnologie , ora anche intelligenza artificiale etc ) e dalle delocalizzazioni, fusioni ed incorporazioni anche di colossi dell’industria , . L’Italia , pur stremata da 16 anni di crisi economica e dall’emergenza sanitaria ed energetica , non può però assistere inerte al fenomeno tristemente ricorrente delle morti silenziose, dette morti bianche.

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