Gente e colori dell’Iran

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Si tratta di un appassionante ed avvincente diario di viaggio del professore oncologo Maurizio Ponz De Leon. Una guida dell’Iran, compilato, con acutezza e sagace spirito di osservazione, degni di un esperto reporter

 Maurizio Ponz De Leon, nato a Messina nel 1948, laureatosi a Modena in Medicina e Chirurgia nel 1972, divenuto poi professore ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ponz De Leon ha viaggiato moltissimo in tutto il mondo, cercando sempre di coniugare interessi legati alla ricerca oncologica scientifica ed il desiderio di conoscere il mondo, i paesi, la cultura e il foklore dei paesi dove si reca per effettuare le sue molteplici ricerche. Già tre i libri scientifici scritti dall’oncologo modenese tutti pubblicati da Sprinter-Verlag : “Familial and Hereditary Tumors (1994); poi “Tumori: una sfida per il ventunesimo secolo” (1997) ed infine “Colorectal Tumors (2002). Nel novembre del 2001, a New York, De Leon ha ricevuto il premio annuale conferitogli dall’American- Italian Cancer Foundation “Excellence in Medicine” per i suoi numerosi studi sui tumori ereditari dell’intestino. Il luminare, oltre alla prolifica letteratura scientifica, ha già pubblicato altri due libri di viaggi: “In giro per i Caraibi” (Il Fiorino 2005) e “Nel regno degli Incas” (Aracne 2006). Libri – diario di viaggio che offrono al lettore uno spaccato a tutto tondo dei paesi visitati: dalle bellezze naturali di paesaggi esotici alle ricchezze di un ricco quanto inedito patrimonio culturale ed umano, noto a pochi, poiché Iran, Caraibi e Perù sono mete frequentate, in gran parte, da un turismo d’èlite lontano dalle rotte tradizionali dei vari tour operator.

L’Iran è, in prima fila, tra i paesi meno noti al grande pubblico. Dell’Iran i mass media ci fanno conoscere solo i concitati e minacciosi discorsi dell’attuale presidente iraniano e di qualche altro mullah religioso: tanti non sanno che l’Iran fu un tempo la culla della civiltà poichè lì nacque e prosperò l’antica Persia di Re Serse e degli antichi Achemenidi.

Sono ancora presenti e ben visibili le meraviglie dell’antica Persepoli dove si può ancora ammirare la maestosa Porta delle Nazioni: meraviglie risalenti al 500 avanti Cristo, vestigia di splendidi monumenti costruiti per volere di Dario il Grande, vestigia rimaste sepolte sotto la sabbia del deserto per più di duemila anni, fino al pieno novecento, quando gli scavi archeologici riportarono alla luce le rovine della capitale del vastissimo impero persiano: una città costruita grazie al lavoro di 12.000 uomini, persiani, greci e medi.

Un sito archeologico imponente e suggestivo che si trova a pochi chilometri dalle tombe scolpite nella pietra di Dario il Grande, Serse e degli altri re Achemenidi.

Poi la meravigliosa Eshafan, la capitale artistica del mondo islamico, detta la metà del mondo, in quanto l’altra metà sarebbe sparsa nei cinque continenti. Furono il Re savafidi, nel 1500, ad eleggerla a loro capitale, costruendovi meravigliose moschee, palazzi e viali. Qui sorge una moschea del 1600 che è uno dei più imponenti monumenti medievali di tutto l’oriente.

La capitale dello stato persiano fu poi spostata a Shiraz ed in seguito a Teheran. Poco lontano da qui si trova la tomba di Ciro il Grande ed anche le rovine di altri palazzi Achemenidi, tra cui emerge un tempio zoroastriano. Dalle pagine del libro emerge la fisionomia di un  Iran culla di civiltà che si sono succedute nella storia ed hanno lasciato tracce ancora visibili e multiformi. Oggi l’Iran è un multiforme paese dove convivono Parsi, Azeri, Curdi, Arabi ed Armeni.

Qui ora la vita politica è tutta saldamente riposta nelle mani dei custodi della rivoluzione islamica del 1979: la Costituzione promulgata in quell’anno, dopo l’avvento al potere di Khomeini, sancisce la subordinazione dello Stato all’autorità del clero sciita: una rivoluzione islamica che pose fine al regime liberale e filoccidentale dello Scià Reza Pahlavi, morto poi in esilio in Egitto. L’Iran è ora un paese ricchissimo di materie prime e l’Italia è il primo partner commerciale europeo. Il regime dei Mullah impone alle donne l’uso del chador e di vestiti fortemente castigati. Agli uomini è concesso vestirsi all’occidentale, per loro è bandita solo la cravatta considerata un simbolo provocatorio ed offensivo troppo filoccidentale.

Il paese, ricco di bellezze artistiche e paesaggistiche incomparabili è una realtà dove la popolazione continua ad essere ospitale e solidale nei rapporti interpersonali e con i turisti. Cortesia e gentilezza sono emblema di uno stile di vita riscontrato dall’autore anche nei Caraibi ed in Perù: realtà dove le popolazioni vivono in condizioni di povertà, dove tuttavia non viene mai meno però quel senso di solidarietà, gentilezza  cortesia che noi occidentali abbiamo dimenticato da tempo, a causa di ritmi di vita produttivi ormai divenuti insostenibili.

Gli iraniani non nutrono nei confronti degli occidentali nessun sentimento di ostilità e diffidenza, ravvisabile magari negli esponenti del regime integralista al potere oggi: chi visita l’Iran può  suscitare tra le popolazioni autoctone curiosità, desiderio di conoscenza reciproca ed anche di amicizia.

Sentimenti in virtù dei quali non esistono più frontiere, confini ed estensioni geografiche o appartenenze etniche: al di là di tutto questo c’è l’umanità e la dignità dell’uomo. Questo il messaggio di fondo che emerge sempre dai libri dell’oncologo –  prolifico scrittore Ponz De Leon.  

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