“Generazione Democratica”

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Massimiliano Morini, classe 1984, capogruppo Pd nel comune di Maranello,ex coordinatore provinciale giovani della Margherita, eletto nel 2004 consigliere comunale, così ha risposto alle nostre domande

La partnership tra il gruppo giovanile della Margherita e il gruppo giovanile Democratici di sinistra è già effettiva e quali frutti ti ha generato?

 

A Modena, i giovani della Margherita e Ds si sono formalmente sciolti dando vita mercoledì scorso, 19 marzo, ad un’esperienza inedita finora in Italia, cioè a “Generazione democratica”, un nuovo organismo politico col quale noi giovani intendiamo gettare le basi ed i prodromi del futuro movimento giovanile del Partito Democratico; a livello regionale e nazionale i gruppi giovanili erano tutti in attesa di “elezioni primarie giovanili”, ma la improvvisa caduta del governo ha impresso un inatteso ed inaspettato ingresso forzato nel clima di una campagna elettorale; di conseguenza stiamo attraversando una fase di inattesa indeterminatezza.

 

Chi ha preso parte alla nascita di “Generazione Democratica” nel variegato mondo giovanile modenese?

 

Non ci siamo limitati ad inviare mail ed inviti solo ai giovani tesserati Ds e Margherita, ma abbiamo coinvolto tutti coloro che hanno preso parte alle elezioni primarie del 14 ottobre: siamo andati oltre la cosiddetta banca dati dei tesserati; nel Pd, in Emilia Romagna  1/5 degli eletti nelle assemblee nazionali e regionali del pd. ha meno di trenta anni: dato assai significativo, finora inedito rispetto a tutte le esperienze politiche del passato.

 

I giovani del Pd attorno a quali valori devono incentrare il proprio pensiero e la propria prassi politica?

 

Ci sono valori indispensabili come la libertà e la democrazia,  ma i giovani ed una politica volta a promuovere il loro contributo nella società e nella politica devono prefiggersi il compito di combattere il precariato giovanile dando pari opportunità a tutti: un medesimo accesso per tutti in partenza nei  diversi settori del mondo del lavoro. Insomma emancipare la società da forme di “cooptazione” per cui  i figli dei notai diventano notai ed i figli degli avvocati diventano avvocati: nel complesso direi che le tre parole chiave o parole d’ordine per i giovani dovrebbero essere merito, competenza ed innovazione, insomma più pragmatismo e meno rigore ideologico. Anche il Welfare attuale deve adeguarsi alle nuove esigenze dei giovani: finora la famiglia si è fatta carico dei giovani, ma ora il  Welfare deve dare più garanzie ai giovani, più opportunità, maggiori semplificazioni burocratiche: pensiamo a tutte le problematiche che un giovane o una coppia di  sposi o di  conviventi  devono affrontare per pagare affitti stratosferici (in una realtà modenese dove la bolla speculativa degli alloggi  è enorme) oppure cominciare a pagare bollette de gas, luce e dell’acqua. Un Welfare che attenui le grandi sperequazioni economiche della nostra società.

 

Massimiliano Morini è laureando in economia politica alla facoltà di scienze politiche di Bologna ed intende laurearsi con una tesi sui fondi strutturali elargiti dalla comunità europea per lo sviluppo economico e tra l’impegno politico e l’indirizzo di studi spera di poter lavorare nell’ambito della gestione della cosa pubblica.

 

Oggi c’è corrispondenza tra il piano di studi realizzati  e scelti dai giovani ed il lavoro effettivo?

 

No, purtroppo oggi c’è una discrasia tra lauree specialistiche e master in discipline come giurisprudenza ed economia e commercio: competenze specifiche di alto livello che non premiano i giovani costretti magari a fare i centralinisti nei call center, oppure discriminati e penalizzati per motivazioni anagrafiche del tipo “cercasi figure professionali max 24 anni” che sono illegali ed incostituzionali. Occorre combattere su questo fronte il fenomeno del precariato a vita.

 

In Italia ci sono troppe leggi e burocrazia che complicano la vita dei cittadini ed in particolar modo dei giovani?

 

Sì, o almeno, se c’è una buona legge non si passa in genere dalle buone leggi alle buone prassi, ad esempio una buona ed illuminata politica fiscale non si pratica imponendo tasse più alte alle categorie che già le pagano: occorre concentrarsi su fenomeni abnormi come l’evasione fiscale totale o l’elusione praticate d
a ditte e grandi aziende con grossi fatturati; in Italia il problema è quasi “culturale”: è infatti sicuramente inaccettabile che Berlusconi nei panni di  presidente del consiglio abbia fatto “l’apologia dell’evasione fiscale”, giustificando l’evasione fiscale e legittimando  un comportamento increscioso e scandaloso che è segno evidente di una mancanza totale di senso dello Stato. Circa le buone leggi occorre fare chiarezza in Italia su competenze e criteri di efficienza: tra Stato, regioni, province, comuni e comunità montane occorre ridimensionare stipendi e prebende e soprattutto risolvere il conflitto di competenze tra questi diversi enti, occorre ridisegnare un assetto legislativo ed istituzionale più funzionale ed efficiente.

                                                                                         

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