Futilità sublimi

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""...dopo aver preso atto ancora una volta dell’assoluta inconsistenza delle frasi scritte dal sig.Emmeci a proposito delle righe del Vangelo di Luca, righe che smentiscono la Sua incauta asserzione, proseguo nel replicare ad alcune affermazioni del Sig. Cavallini ...""art. di Don Petronio Zamberlucco

Chiedo nuovamente ospitalità alla cortese Redazione Bice e ringrazio anticipatamente. (Poi per un bel po’ di tempo me ne starò zitto: gli esercizi spirituali mi attendono.)

Futilità sublimi

 

Come ho preannunciato nel mio precedente comunicato[1] e dopo aver preso atto ancora una volta dell’assoluta inconsistenza delle frasi scritte dal Sig. Emmeci a proposito delle righe del Vangelo di Luca, righe che smentiscono la Sua incauta asserzione, proseguo nel replicare ad alcune affermazioni del Sig. Cavallini contenute nei commenti di qualche tempo fa agli articoli Il dirigibile Hindenburg e Qualche riflessione sul dirigibile Hindenburg .

Mi limiterò a citare un paio di brani tratti dai suoi commenti e indirizzati a me.

Il primo è tratto dal commento intitolato:

Nono Comandamento – del 24 luglio 2007 20. 01 (Qualche riflessione sul dirigibile Hindenburg):

 

  “… quelle che lei chiama – non per caso restando nel generico — “teorie abortiste” (Quali, Quando? Profferite da chi?) non hanno mai avuto alcuna finalità, non solo “eugenetica”, ma diversa da quella che concede alla donna un “naturale” diritto di scelta”.

 

Il secondo è tratto dal commento intitolato:

Sono d’accordo (con Zucconi) – del 17 luglio 2007 16.55 (Il dirigibile Hindenburg):

 

 “… Perché infame? Fondamentalmente per una ragione. Perché, con la melensa ipocrisia di cui solo i fanatici sono capaci, i due “buoni cristiani” – poco importa se veri o inventati da Zucconi-Hindenburg – senza esitazioni bollano come una prova di intrinseca ignavia (o, per usare le loro parole, come la scelta di due persone che “pensano di non potere dare a questo figlio malato tutto l’amore di cui ha bisogno”) – quello che i due “cattivi genitori” della prima lettera hanno in realtà presentato come una prova d’amore. “Preferisco andare io all’inferno, piuttosto che lasciarci mio figlio per una vita intera”.

 

Vede, egregio Sig. Cavallini, secondo le teorie “etiche” naziste gli esseri umani di ogni età malati, malformati, menomati, cerebrolesi, insomma inefficienti, andavano liberati dal peso di una vita di sofferenze incurabili, ossia non dovevano pesare su sé stessi, sulla famiglia, sulla società e andavano soppressi.

In tale ottica il 18 agosto 1939 Leonardo Conti emanò un provvedimento segreto, noto con la sigla IV-B 3088/39- 1079 Mi . Grazie a questa disposizione i medici dei “”Centri di consulenza”” dovevano essere obbligatoriamente informati dagli ospedali e dalle levatrici della nascita di bambini deformi, ciechi, affetti da gravi malattie fisiche o psichiche.

Una volta ottenuta l’informazione i medici convocavano i genitori e illustravano loro i grandi progressi della medicina tedesca. Ai genitori veniva detto che erano stati creati centri specializzati per la cura delle malattie dei loro figli. Veniva sottolineata la possibilità di decessi, visto il carattere sperimentale delle cure, ma si invitavano i genitori ad esercitare il lor
o “naturale diritto di scelta” e ad autorizzare immediatamente il ricovero anche in presenza di speranze di guarigione ridotte.

Ciò che avveniva dopo lo conosciamo.

Va ripetuto che non venivano uccisi soltanto neonati o bambini di pochi anni. I centri specializzati si occupavano dei bambini ebrei che, sani o malati, venivano immediatamente uccisi, così come i bambini tedeschi disadattati.

Nel processo di Francoforte del 1947 la signora Rettig testimoniò sull’eliminazione del figlio tredicenne che era scappato di casa ed era stato trovato dalla polizia. Il ragazzo era stato ricoverato a Idstein e la madre informata che si trovava nell’Istituto per ricevere tutte le cure appropriate. Dopo poche settimane in una lettera ufficiale venne informata che suo figlio era morto.

Tra i vestiti che le vennero restituiti la signora Rettig ritrovò un bigliettino del figlio che diceva:

“”Cara mamma! Se ne sono andati e mi hanno lasciato rinchiuso. Cara mamma io non resisto otto giorni qui con questa gente: io me ne vado, io qui non ci resto. Vieni a prendermi. Anche la mia valigia è rotta, è caduta. Cara mamma, fa qualcosa affinché la mia richiesta sia esaudita“”

Non è possibile stabilire con assoluta precisione quanti bambini vennero uccisi nei “centri specializzati”, ma sembra probabile che il numero ammonti a diverse migliaia. [2]

 

Ora veniamo alle teorie abortiste, teorie di cui Le sta tanto a cuore negare l’esistenza.

Che cos’è, se non un programma eugenetico, il ricorso ad analisi, esami o quant’altro che hanno (non sempre, ma quasi sempre) l’unica finalità di stabilire se il bambino nel grembo materno è sano o non lo è a sufficienza, perché deforme, cieco, affetto da malattie fisiche o psichiche?

Che cos’è, dunque, se non l’attuazione di quel programma eugenetico, la susseguente decisione di sopprimere quella creatura perché malata, oppure più o meno gravemente imperfetta (ad esempio cieco e con problemi all’ipofisi)?

Negando tale sostanziale identità fra le due teorie “etiche”, identità che Lei finge di non vedere camuffando la presunta diversità sotto l’ipocrita dicitura “naturale diritto di scelta” della donna, Lei sottace scientemente uno (certo non l’unico) dei moventi reali delle teorie abortiste: uccidere un essere umano nel grembo materno perché non gradito, in quanto potenzialmente non “sano”.

L’omicidio viene eseguito per il “bene” dei genitori (oh pardon! volevo dire della donna), della società e, soprattutto, della creatura (o dobbiamo dire del “qualcosa”, dell’”essere umano forse che sì, forse che no”?) che così non dovrà vivere una vita che altri, in sua vece, hanno deciso essere “una vita d’inferno”.

Ovviamente non ignoro che il contesto storico e scientifico fra le teorie naziste e quelle abortiste è diverso, perché le possibilità offerte dalla medicina erano diverse: negli Anni Trenta e Quaranta non esistevano le tecniche ecografiche, l’amniocentesi, la villocentesi etc., e le conoscenze genetiche erano agli albori; era pertanto necessario attendere il primo vagito del bambino per valutare la presenza di deformità, cecità, o affezione da gravi malattie fisiche o psichiche, con la conseguente soppressione dell’essere umano imperfetto. Tuttavia, in buona sostanza, gli obiettivi sono identici e le motivazioni anche. Allora a decidere erano le leggi e l’apparato statale nazista. Trent’anni dopo saranno leggi e apparati statali con una denominazione diversa.

È dunque Lei, non io, egregio Sig. Cavallini, che dice solo un cumulo di falsità, negando l’identità di obiettivi fra le teorie abortiste ed il programma eugenetico nazista Aktion T4.

È vero invece che le tecniche di indagine diagnostica esistenti dalla fine degli anni Sessanta hanno consentito di mutare i tempi di esecuzione dell’omicidio: non più dopo, ma cinque, sei, sette mesi prima della nascita.

Da qui discende l’obbligatorietà marmorea e irrinunciabile di negare sempre e ad ogni costo alla creatura che vive nel grembo materno la dignità di “essere” (si afferma trattarsi solo di un progetto di vita, di una parte del corpo della donna, di un’appendice, etc.) e di “umano” (si afferma trattarsi di una muffa, di un grumo di cellule, di un ricciolo di materia, etc.).

Anche per quanto concerne la propaganda, non emergono sostanziali differenze fra quella nazista e quella orchestrata dalle organizzazioni abortiste: sono barbare, omicide, false, ignobili e ipocrite entrambe.

Ci ricordiamo tutti della nauseabonda schiuma di menzogne eugenetiche urlate e scritte dopo l’incidente dell’Icmesa di Seveso: o aborto o mostro in pancia [3] . O Lei, Sig. Cavallini, le ha dimenticate?

Ci ricordiamo tutti anche delle accorate parole dell’Arcivescovo di Milano, Cardinale Giovanni Colombo[4]: “Non uccidete i vostri figli – disse l’8 agosto 1976 in Duomo – le famiglie cattoliche sono pronte a prendersi cura di eventuali bambini handicappati”.

Fu anche quella “melensa ipocrisia di cui solo i fanatici sono capaci”, Sig. Cavallini? I giornali, Corriere della Sera in testa, dileggiarono l’arcivescovo di Milano e rilanciarono con maggiore virulenza la forsennata campagna per la legalizzazione dell’aborto.

Fu fanatico il Cardinale Giovanni Colombo?

O furono fanatiche le attiviste che schiumavano urla e cartelli con scritto “ne vuoi uno così?” e “o aborto o mostro in pancia”?

Sono fanatici i coniugi Paolo e Marta che si sono offerti di accogliere il bambino morituro, o sono fanatici e lievemente intolleranti coloro che a tutti i costi lo vogliono morto, perché non sufficientemente sano in quanto probabilmente cieco e con “problemi” all’ipofisi?

Riferendosi alle teorie abortiste che ho appena descritto, Lei mi chiede con risibile arroganza: Quali, Quando? Profferite da chi?

Suvvia, Sig. Cavallini, vuole che perda tempo a trascrivere le auliche frasi pronunciate da Adele Faccio, Emma Bonino, Marco Pannella, Adelaide Aglietta e compagnia cantando? Devo forse farLe l’elenco di tutti i parlamentari del Partito radicale, del Partito comunista, del Partito socialista e di tutti i loro affini? Devo citare le varie testate giornalistiche che hanno esercitato la nobile funzione di tamburi della Banda d’Affori? O Le è sufficiente il Corriere della Sera, princeps sceleris et doctrinae , che della Banda d’Affori fu il tamburo principale?

Le sono sufficienti come esempi di teorie abortiste quelli che ho citato finora o trova che io “sia stato ancora nel generico”? Se così Le sembrasse e non Le fossero sufficienti può sempre rileggere ciò che ha scritto il dott. Bernard Nathanson: qui le teorie abortiste sono espresse in modo completo e sono indicate anche le strategie per metterle in atto. Tali sciagurate strategie si sono dimostrate tremendamente efficienti ed efficaci anche in Italia, molto, molto di più di quelle naziste. Se le Vittime dell’empio programma nazista Aktion T4 furono diverse migliaia, le Vittime del programma abortista sono centinaia di milioni; forse, su scala planetaria, qualche miliardo. Un abominio nel senso letterale del termine che l’umanità non aveva mai perpetrato.

Comprendiamo tutti, egregio Sig. Cavallini, che l’assimilazione al nazismo Le provochi stizza, imbarazzo, talvolta anche le convulsioni, La costringa a negare ancora una volta l’evidenza e a rifugiarsi negli arzigogoli e nei labirintici sofismi.

Le sono vicino in questa sofferenza e desidero tranquillizzarLa: sappia che, per quanto incredibile possa apparirLe, il comunismo ha compiuto, e compie tutt’ora purtroppo, scelleratezze di gran lunga più gravi del nazismo; quindi sarebbe stato peggio se avessi assimilato la barbarie abortista alla barbarie comunista, non crede? Eppure non l’ho fatto, malgrado la storia dica, come Lei può insegnare al colto pubblico e all’inclita guarnigione, che fu proprio il regime sovietico a legalizzare l’aborto, se non erro, nel 1920.

Per finire, che Le aggradi o meno, così stanno le cose e a nulla serve rivolgere ad altri (nella fattispecie questa volta è toccato a me) l’accusa infondata e assurda di “dire falsa testimonianza”, di “mentire consapevolmente”, “di alterare i dati di fatto in un modo che, lo devo ribadire, si può definire soltanto infame, mediocre e furbesco. Nonché – per rubare qualcosa al suo vocabolario – puerile e privo, non solo di concatenazione logica, ma dei parametri minimi di onestà intellettuale ”.

Sono parole Sue, egregio Sig. Cavallini, e, poiché è vero l’esatto opposto, lascio a Lei la conclusione da trarre.

Vede, nei Suoi interventi, tanto inutilmente prolissi quanto tortuosamente capziosi, Lei tenta di distorcere sistematicamente a proprio piacimento la verità e ascolta solo sé stesso, col triste risultato di scrivere futilità sublimi.

Nonostante le Sue velleitarie aspirazioni, egregio Sig. Cavallini, la verità non può essere snaturata a proprio piacimento mediante convulse capziosità, per giustificare un crimine e sostenere con cieco fanatismo l’ideologia che tale crimine propugna, né per accusare chi denuncia quel crimine di “dire falsa testimonianza”. Tutto ciò è infantile e grottesco.

Smetta quindi Lei di dire falsa testimonianza, di mistificare, di strumentalizzare, di mentire consapevolmente, di fare affermazioni prive, non solo di concatenazione logica, ma dei parametri minimi di onestà intellettuale. Se c’è qualcuno che altera i dati di fatto in modo che si può definire soltanto mediocre e furbesco (io non uso il termine “infame” verso i comportamenti di persone, ma forse Lei era alterato e non aveva altri argomenti), questi non sono io, ma Lei.

 

Concludo rassicurandoLa e offrendoLe una speranza: anche Lei, se e quando vorrà rendersi conto di ciò che è realmente l’aborto, anche Lei, se e quando deciderà di riconoscere la verità senza mistificarla dicendo falsa testimonianza, anche Lei, se e quando deciderà di pentirsi sinceramente, anche Lei sarà perdonato.

 

Don Petronio Zamberlucco

 

 



[3]
Le attiviste dell’Unione donne italiane, del Cisa (Centro sterilizzazione e aborto), e di altri “collettivi” raggiungono ogni giorno la zona di Seveso ed esibiscono nei pressi del consultorio o degli ospedali cartelli inequivocabili, su cui campeggiano scritte come “O aborto o mostro in pancia”, oppure, a fianco della fotografie di bimbi malformati: «Ne vuoi uno così?».

[4] Il Cardinale di Milano Giovanni Colombo prende coraggiosamente posizione: “Non uccidete i vostri figli – dice l’8 agosto – le famiglie cattoliche sono pronte a prendersi cura di eventuali bambini handicappati.”. I giornali, Corriere della Sera in testa, dileggiano l’arcivescovo di Milano, e rilanciano con maggiore virulenza la campagna per la legalizzazione dell’aborto. Intanto, alla Mangiagalli di Milano e all’ospedale di Desio vengono praticati i primi aborti. Certamente, l’eventuale handicap di questi innocenti non avrebbe resa lecita la loro eliminazione. Nessuno direbbe a un disabile: «Che bello se tu non fossi mai nato, ridotto come sei». Ma all’orrore si aggiunge altro orrore, quando nel marzo del 1977 arrivano in Italia i risultati delle analisi compiute presso i laboratori di Lubecca sui poveri resti dei bambini mai nati di Seveso: nessun embrione presentava le temute malformazioni. Furono dunque queste le uniche vittime umane innocenti della diossina. Kattoliko Leggenda nera ; Centro San Giorgio aborto e coscienza

 

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