Francia, elezioni regionali 2015, parte seconda

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I socialisti francesi, turandosi il naso, votano a destra. Il FN. sconfitto in tutte le regioni,  si consola triplicando i seggi nelle assemblee regionali.

Come avevo previsto, contro l’avanzata del FN, c’è stata una mobilitazione nazionale per impedire che il movimento, definito di estrema destra (ma i 6.600.000 francesi che l’hanno votato sono tutti antisemiti, razzisti e chi ne ha più ne metta?), conquistasse un parlamento regionale. Addirittura, per meglio spaventare gli elettori, il ministro Manuel Valls ha evocato uno scenario di – guerra civile -. Ora, cerchiamo di essere chiari. Se un partito che nel 2009 aveva il 6,3% dei voti e oggi ha il 28%, come possono essere tutti consensi delle categorie sopra citate? Diciamo che anche in Francia, come in Italia, il politico di turno non vuole perdere la poltrona. E, quindi, baci e abbracci al candidato di sinistra che si è ritirato dal ballottaggio. Questa, in fondo, è la politica.

Nella settimana appena trascorsa, non si è parlato d’altro che del fallimento dei 4 istituti di credito e di quello che il governo ha fatto per salvaguardare i posti di lavoro e rimborsare, almeno parzialmente, i clienti che dal giorno alla notte si sono ritrovati senza i risparmi accumulati con le loro fatiche (ovviamente mi riferisco ai piccoli risparmiatori e non agli speculatori!). Naturalmente, come spesso ormai accade nel nostro bel paese, nel fattaccio, entra la politica. Bersaglio delle opposizioni, la ministra Maria Elena Boschi, rea di avere il fratello impiegato attualmente in uno di questi istituti e il “su babbo” (così si dice in Toscana), ex-vicepresidente e consigliere d’amministrazione. Cosa c’è di strano? Eppure, come precedentemente scritto, avevo indicato, a mio avviso, come funziona il sistema delle assunzioni in Italia. Ovvero: siccome  tutto si lega alla politica, e in minima parte alla cosiddetta meritocrazia,  è prassi normale che se in una città in qui ci sono da assegnare dei posti di lavoro, si cerchi di favorire un soggetto vicino al partito che la governa, chiudendo un occhio, o tutti e due, relativamente al fatto che la persona abbia, o meno, i meriti e le specializzazioni  richieste. Accade a Modena, governata dalla sinistra, come può accadere in un’altra città governata dal centro destra o da un altro partito. Attenzione, questa prassi non è riservata solo all’amministrazione pubblica, ma si estende anche al privato. Certo, c’è poco da scherzare se la politica entra in un ruolo delicato come quello di un istituto di credito. Ci si gioca il mutuo o il prestito per l’azienda. Urban legend? Forse.

Termino con un ricordo della mia giovinezza. Nel 1984 partecipai a un convegno giovanile, non organizzato da partiti, ma solo da un piccolo movimento d’opinione.  Durante la pausa chiesi a un ragazzo che aveva fatto un intervento, alcuni chiarimenti. Costui, un romano, me li diede in modo forte e chiaro. Aprì il portafoglio e mi passò in rassegna le tessere di tutti i partiti dell’allora variegato mondo della politica italiana, che comprendeva tutto l’arco costituzionale. Sono passati tanti anni e, quindi: “Niente di nuovo sotto il sole”.

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