Fine della libertà

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Il virus potrebbe assestare il colpo di grazia alla vita sociale, riducendo tutti noi a semplici automi, lavoratori-consumatori, consumati da una vita in mascherina, dal rispetto del metro di distanza, dal divieto di manifestare, di aggregarsi, di abbracciarsi e di ber qualcosa insieme al bar.


Chiusi in casa da due mesi, con le libertà individuali limitate per decreto, dal 18 maggio possiamo ritornare a vivere la nostra socialità, ma sempre nel rispetto del distanziamento sociale e con la paura che un’altra ondata di contagi ci costringa nuovamente in quarantena.
Il mondo era già cambiato prima di questo virus, la globalizzazione aveva modificato il nostro modo di vivere, di lavorare, di comunicare, di relazionarci e di far politica. La tecnologia ci aveva resi tutti più vicini, interconnessi uno con l’altro, ma tristemente soli, ognuno concentrato sulla propria realizzazione personale, anche a discapito dell’altro, perché questa è legge del mercato: il più forte vince sempre, contano solo i profitti.
Prima di questo virus restavano però, dei momenti di condivisione e di aggregazione, nelle piazze e nei locali, dove le libertà individuali si incontravano, dove le persone trovandosi insieme facevano nascere i dibattiti, si perdevano in chiacchiere; discutevano divertendosi ed arrabbiandosi a seconda dei pensieri; si innamoravano, creando così quel germe sociale, del quale una società democratica ha assoluto bisogno per sopravvivere.
D’altronde il fine della libertà dovrebbe essere proprio quello di potersi esprimere e vivere liberamente in mezzo agli altri, per costruire un domani migliore dell’oggi.
Ma la strada era già tracciata, i social avevano spostato i dibattiti privati e politici dalle piazze alla home di Facebook (me compreso), i videogames avevano svuotato i campetti e messo tutti i giovani davanti agli schermi 24 ore su 24, nel perfetto stile del divide et impera. Soli siamo comandabili, direzionabili, influenzabili; insieme invece siamo più forti, ed è qui che dovrebbero tornare ad agire i partiti politici, per riportare al centro la collettività rispetto al mercato. Il virus potrebbe assestare il colpo di grazia alla vita sociale, riducendo tutti noi a semplici automi, lavoratori-consumatori, consumati da una vita in mascherina, dal rispetto del metro di distanza, dal divieto di manifestare, di aggregarsi, di abbracciarsi e di ber qualcosa insieme al bar.Insomma, sembra quasi che il virus faccia il gioco di una certa politica di palazzo, che non avendo più consensi, si crea il potere segnando la fine della libertà, nel nome della tutela della salute.

Ma quanti, tra noi, sono veramente disposti a battersi per la libertà ed il suo fine sociale,non permettendo così la sua fine?

 

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