Filetto alla Chateaubriand e aforismi

Condividi su i tuoi canali:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print
Condividi su whatsapp
Al giorno d’oggi,il nome di Chateaubriand fa subito pensare al gustoso modo di cucinare questo pregiato taglio di carne, ma anche i suoi aforismi non sono meno gustosi. Articolo di Maria

 

Gli appassionati di cucina eponimica attribuiscono la paternità del gustoso modo di cucinare questo pregiato taglio di carne al celebre scrittore, anche se l’inventore della ricetta fu ovviamente il cuoco di famiglia. E se, al giorno d’oggi, effettivamente il nome di Chateaubriand fa subito venire l’acquolina in bocca, anche i suoi aforismi non sono meno gustosi. Forse a Chateaubriand dispiacerà essere noto più per queste cose che per l’importanza delle sue opere letterarie e per il suo impegno politico…ma,  piuttosto dell’oblio totale, può andar bene anche essere ricordati invece che da cultori di belle lettere e storici, da buongustai e internauti.

E, a proposito di aforismi, spesso, ma soprattutto in questa settimana, mi è tornato alla mente quello, onnipresente in rete,  nel quale Chateaubriand afferma “Il disprezzo va usato con parsimonia, in un mondo così pieno di bisognosi”.E’ vero, andrebbe usato con parsimonia, perché, usandolo a man salva, potremmo restarne sprovvisti, quando invece ne serve tanto,  “in un mondo così pieno di bisognosi” , dove per “bisognosi” si intende la gente che merita il più grande disprezzo. Ma è davvero difficile tenere conto di questo saggio consiglio[1]. Difficile, o impossibile, essere parsimoniosi nel disprezzo.

Come possiamo non elargirlo a piene mani, a quei  politici corrotti e incapaci, a quei  rom beoni e violenti che pestano a morte in un pub un innocente avventore; a quelle guardie carcerarie che riducono in fin di vita un arrestato, drogato, gracile e ammalato, a medici incapaci che non lo curano adeguatamente, a famiglie incuranti dei loro  figli. Come non dare disprezzo a chi ha imbrattato con la vernice  rossa il monumento ai caduti di Nassiriya, (emulo di chi scrive “– 6”, su un muro di Genova, in dispregio ai caduti di Kabul); come non estendere il disprezzo ai falsi medici, che tolgono valore a chi ha studiato, ai  falsi invalidi, che sottraggono risorse a chi invalido lo è davvero; ai falsi nullatenenti, che vivono da nababbi, lasciando alla collettività l’onere di pagare anche  le loro tasse; ai docenti universitari, che elemosinano favori sessuali in cambio di voti eccellenti…e a quel giudice che, senza arrossire, ritiene lecito che in un film si definisca  l’on. Mussolini  «una t… che vuole ammazzare tutti i romeni»[2]  in quanto “”la frase incriminata è priva di autonoma valenza offensiva se contestualizzata””».E’ pur vero che, non appena una donna, per  qualsiasi motivo, anche futile, dà fastidio, la prima parola che i “gentiluomini” le riservano è questa, o il suo altrettanto triviale sinonimo, quindi non è  cosa nuova… ma che non debba essere considerata offensiva, mi pare di ardua comprensione.

E disprezzo merita chi riesce,  con piccole, inutili, stupide scortesie, a rendere difficile la vita a gli altri: “fregare” il posto in un parcheggio, dribblando con abile manovra chi è in attesa, o comprare  mezzo supermercato e, a testa bassa, riempire il nastro trasportatore, fingendo di non vedere la persona che viene dopo, che ha due soli prodotti, di cui uno surgelato, etc. E dire che il 13 Novembre è stata la giornata mondiale della gentilezza! Ma, se c’è bisogno di istituire un giorno per ricordare che la gentilezza esiste, purtroppo significa che essa è in via d’estinzione, come la foca monaca, lo scoiattolo rosso, l’aquila reale…Torno al tema del disprezzo, sano, dovuto, non gratuito, ma dettato dalla legittima indignazione del cittadino. Tutte queste persone meritano disprezzo per le loro azioni e, forse ancora di più, perché infangano con il loro comportamento l’immagine di altri, innocenti e degni di rispetto, che diventano oggetto di giudizi malevoli e sommari. Così, malgiudichiamo anche i politici onesti e preparati, le guardie carcerarie corrette e leali, i medici capaci, i giudici giusti, gli insegnanti preparati, i genitori degni di questo nome, i cristiani veri…A volte il disprezzo è per piccole inutili bassezze, come descritto sopra, a volte è per cose gravi, al limite dell’indecenza, come chi imbratta il muro perimetrale di casa Albertin[3], con tre croci, tracciate con dello spray nero, e con la  scritta “”Cristo””, come  chi brandisce il crocifisso come un’arma, facendone incetta, collocandolo ovunque, anche dove prima non c’era, come per  una sfida, in  cui conta il numero…dimenticando che non è strumento di propaganda politica, ma segno di redenzione e di  speranza per i credenti e, per chi non lo fosse, è espressione culturale innegabile e profonda, alla quale tutto l’Occidente è inestricabilmente legato. Non usiamo il disprezzo per chi pontifica e sentenzia su cose come queste, come l’oggetto “”crocifisso”” da rimuovere, e non su altre, che forse scioccamente, ci colpiscono di più, e turbano di più le nostre coscienze.  Sarebbe sprecato, in questo caso, perché la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è stata istituita per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, per assicurarne il rispetto, accogliere i vari ricorsi, ma solo per i cittadini degli Stati contraenti. Anche se,  quando pensiamo  “i diritti dell’uomo”  noi persone qualsiasi, pensiamo  anche a  quelli dei dissidenti iraniani impiccati, delle donne lapidate,  dei cittadini della Corea del Nord o di Cuba o della Cina con le loro tribolazioni, con i diritti regolarmente calpestati, e le speranze di libertà altrettanto regolarmente disattese.


[1]“ François-René, Visconte de Chateaubriand,  Scrittore  ed uomo politico francese (Saint-Malo, 1768 – Parigi, 1848).http://www.lafrusta.net/pro_chateaubriand.html

[2]Articolo sulla sentenza, con la reazione dell’on. Mussolini

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=80131&sez=HOME_INITALIA

 [3]Padova, 13 nov. (Adnkronos) – Massimo Albertin, medico di Abano Terme (Padova), che con la moglie Soile Lautsi ha avviato la ‘querelle’ relativa alla rimozione dei crocifissi dalle scuole (ottenendo ragione dalla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo) chiede protezione dopo che il muro perimetrale della sua casa e’ stato imbrattato con delle croci, tracciate con dello spray nero, e con una scritta “”Cristo””.

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Al Dio sconosciuto

In questi  giorni, per la  prima volta credo  nella vita di tutti,  sentiamo veramente  il problema della siccità… Per quanto sia endemico, sembrava solo un

Gli italiani non votano…

Ci sono frasi che rimangono nella memoria delle persone e nella storia di un popolo. Una di queste, pare sia state detta da Vittorio Emanuele

Il salario minimo?  Davvero?

Il salario minimo verrà applicato anche agli schiavi che lavorano per tre euro l’ora, al sud e al nord, o per loro nulla cambia in

‘I dolori del giovane Giggino”

Normalmente un movimento qualunquista dura tre o quattro anni. Il M5S , che è il prototipo del qualunquismo populistico per eccellenza, è durato oltre 12