Fidel Castro

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Ogni mattina, la sveglia con il messaggio “Cuba il primo Paese libero dell’America latina”.  Gratitudine e affetto per Fidel Castro dalla popolazione cubana, orgogliosa di essere ritornata libera ed avere vinto l’analfabetizzazione.      

Per tutta la vita (dal 1962 ad oggi), ho operato nell’editoria, soprattutto a Milano. Tranne gli otto anni (dal novembre 1972 al settembre 1980, dopo le Olimpiadi di Mosca,  dove ero accreditato come uno dei 4 italiani addetti al turismo sportivo), in cui sono stato direttore generale a Roma dell’ Italturist”,  (terza) compagnia di viaggi e turismo e tour operator internazionale che ha avuto, per sette anni,  l’esclusiva per l’Europa  del turismo per Cuba.  Sono stati anni eroici. Come “Italturist” avevamo dislocato all’ Avana Marilena Chierico , come rappresentante fissa (brava, bravissima. Bella, bellissima , che parla ancora sette lingue, compreso il portoghese-cubano) e il “modenese” Vando Martinelli come guida-accompagnatore dei gruppi di turisti italiani a Cuba. Grazie a Marilena Chierico e agli allora dirigenti dell’”I.N.I.T. –Industria Nazionale Impresa per il Turismo”, l’indio Louis Okeda, direttore generale e Marcos Compagnoni direttore commerciale  (di origine italiana)  ed anche grazie alle Ambasciate italiana a Cuba e cubana a Roma, siamo riusciti a fissare, nel 1979,   un appuntamento con Fidel Castro per Oriana Fallaci , che voleva intervistare il “lider maximo” per il settimanale “L’Europeo”.  L’incontro è stato caratterizzato da due diverse posizioni (da parte della Fallaci e da Fidel Castro)  con intervista iniziata bene ( ma chiusa, velocemente, perché Fidel Castro non gradiva i modi “prepotenti” e autoritari della bravissima giornalista italiana, che voleva imporre solo le sue domande.  Ma ugualmente fatta (in parte) , ma mai pubblicata.. Anche il sottoscritto era presente, con l’interprete-traduttrice Marilena Chierico e con il “misterioso” Enrique, rappresentante politico del partito comunista cubano presso l’”I.N.I.T.” (Ministero del Turismo)  che non ha perso una battuta dell’incontro-scontro tra Fidel Castro e Oriana Fallaci (salvo poi, redigere , sicuramente, il suo rapporto).  A fine intervista-interrotta , “casualmente” , abbiamo incontrato all’ “Hotel Capri” dell’Avana, una guida-interprete dell’”Italturist” –molto “legato” al fratello di Fidel Castroi, Raoul- , che ha presentato  alla Fallaci un “vecchietto” , modesto ed apparentemente timido-riservato, dicendo che era il padre di Che Guevara. Al che, la giornalista lo ha tempestato  di domande, per arricchire la sua intervista “incompleta”. Fatica sprecata perché, il giorno dopo dal fedelissimo al partito e dal direttore generale dell’ “I.N.I.T.”, Louis Okeda abbiamo saputo che il padre di Che Guevara era morto da sei anni . Era stata una bubbola, una fandonia . Naturalmente la Fallaci ha distrutto l’intervista al presunto padre di Che Guevara, “incazzandosi” con il sottoscritto e con Enrique. Ricordo che per oltre un’ora , sono stato soggiogato dal carisma (spesso teatrale) di Fidel Castro e, in parte intimorito dall’andamento dell’incontro-scontro tra il “lider maximo” e la giornalista italiana. 

DA QUI ricordo-testimonianza                      

Un ricordo-testimonianza su Cuba di quegli anni può essere dolce-amaro. Amaro per la miseria che caratterizzava  il Paese (la prima volta, nel 1974, sulle tavole , imperversavano le banane: fritte, in umido o arrosto. Ma sempre banane).  Dolce, dolcissimo  per la bellezza del Paese, per i suoi monumenti e il suo fascino non solo all’Avana, ma anche a Trinidad, a Santa Clara, a Camaguey. Bellissima, affascinante per il suo allevamento di coccodrilli e per il suo “Orchideriario” di Soroa, vicino alla capitale . Per le sue spiagge incredibili e morbide in paesaggi da sogno come quello di Varadero , che era stata per decenni il paradiso dei ricchi e potenti imprenditori americani. Dolce, dolcissimo  il ricordo per la ricchezza umana,  il calore e la generosità  dei cubani, orgogliosi  del loro Paese e della loro civiltà. Ricordavano sempre , con gratitudine e ammirazione, che Fidel Castro li aveva liberati dal dittatore Fulgencio Batista, “servo” degli americani. Ricordavano che con Batista i cubani maschi erano lustrascarpe e le donne erano al servizio degli appetiti sessuali dei ricchi americani.  Ricordavano che Fidel Castro, con la sua Rivoluzione del luglio 1959, aveva riscattato l’orgoglio  di essere cubani, aveva dato  lavoro dignitoso a tutti. In altre parole, come mi ricorda Marilena Chierico (che, ora, è docente di inglese e russo presso la Scuola di perfezionamento e Specializzazione per l’Aeronautica presso l’Aeroporto della Malpensa) ,  avevano ritrovato l’orgoglio, la fierezza  di essere cubani.  Per loro, Fidel Castro è stato il vero liberatore, l’uomo che ha dato impulso alla alfabetizzazione del Paese, ha dato il servizio e l’assistenza sanitaria  anche ai campesinos . Questo orgoglio era sublimato, in ogni momento della giornata: dalla mattina , quando gli altoparlanti nelle strade e negli alberghi , davano in buongiorno con il messaggio “Cuba il primo Paese libero dell’America Latina” , messaggio  che ritrovavi quando entravi nei ristoranti ma anche quando visitavi la famosa fabbrica di sigari cubani, gli “ Hibanos” ( l’industria tabacchiera, dopo lo zucchero da canna, era la più importante fonte di guadagno per l’isola caraibica) . Qui, il “cosiddetto” direttore era un fantasista-scultore che riusciva a modellare i sigari con le fattezze del volto (spesso caricaturali) dell’ospite straniero. E mentre scolpiva, raccontava la storia del Paese, le conquiste della Rivoluzione e l’orgoglio di essere cubani.   Ho poi, nuovamente, incrociato Fidel Castro , a Roma, nel novembre 1996: io ero con Michail Sergeevic Gorbaciov , in Vaticano . Uscivamo da un’Udienza privata di Giovanni Paolo II (con Gorbaciov , sono stati undici gli incontri con Papa Woytila) . Fidel Castro stava entrando dal Santo Padre. Solo uno sguardo ed un cenno di saluto: Gorbaciov e Fidel non si sono mai amati.

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