Festival della Filosofia

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Dopo felicita’, bellezza, vita, mondo, sensi e umanita’ la settima edizione del festival della filosofia sara’ dedicata al sapere.Un tema che verra’ sviscerato in oltre 200 incontri in 39 luoghi della citta’. Michelina Borsari da anni alla guida del festival ci racconta le ragioni che hanno portato l’organizzazione a scegliere un tema complesso come “il sapere.”

Perché dottoressa Borsari avete scelto proprio il sapere come tema per la settima edizione del festival della filosofia?

 

Volevamo dedicare al sapere già la terza edizione del festival per continuare la triade platonica IL VERO; IL BELLO; IL BUONO, ma ci sembrava un tema troppo complesso per un evento ancora così giovane.

Altre scelte poi si fecero avanti e ci sembrarono migliori. Nel frattempo la questione del sapere è diventata più grave e urgente per questo abbiamo capito che i tempi erano maturi per affrontare un tema di questa portata. Non abbiamo voluto trattare il tema dal punto di vista strettamente tecnico ma cercare di mettere a fuoco il senso del sapere per l’uomo per capire quale è la vera conoscenza. Vale a dire individuare quale conoscenza incredibile l’essere umano abbia e quali sfide la conoscenza stessa attua in un mondo che mette a confronto modelli di sapere occidentali con altri modelli di sapere, orientali , africani e tanti altri ancora. Ci sembrava ci fosse da parte dei filosofi sufficiente pensiero per poter trattare l’argomento. Il festival, infatti, cerca sempre di fare il punto sulle nuove teorie.

 

“Il sapere” proprio in questi giorni in cui riaprono le scuole dopo la pausa estiva diventa di fondamentale importanza anche perché il vice ministro Bastico ha dichiarato che una delle priorità del suo mandato sarà l’estensione a sedici anni dell’obbligo scolastico. Scuola e sapere si sa vanno di pari passo…… quale è la sua opinione a riguardo?

 

Tre dei maggiori intellettuali ancora in vita, prenderanno di petto la questione.

Uno di loro addirittura proporrà al festival una sorta di grande utopia della conoscenza sostenendo che tutti dobbiamo cominciare a fare dei passi avanti su questa questione che non tocca da vicino solo l’occidente, ma riguarda gli accessi al sapere del pianeta intero. Un grado maggiore di conoscenza porta di conseguenza ad aumentare il senso di uguaglianza, di libertà e giustizia. Se continueremo a vivere nell’ignoranza non riusciremo mai ad ottenere queste tre grandi conquiste.

 

Avete scelto “il sapere” per meglio aiutare il processo di integrazione che sta vivendo la città in cui si trovano a convivere culture e religioni diverse?

 

Certamente si. Quando parliamo del tema degli accessi unito al tema della conoscenza non vogliamo indirettamente affermare il tema “del trovo lavoro” o della semplice riforma scolastica.

Intendiamo dare una cittadinanza attraverso la conoscenza. Mi piace ricordare che non abbiamo mai articolato il festival solo sulle lezioni magistrali, ma vi sono una serie di iniziative collaterali a cui affidiamo  messaggi molto importanti. Basti pensare alla figura del maestro Manzi, questo grande personaggio che quelli della mia generazione ricordano con molta gratitudine perché attraverso la televisione ha insegnato a scrivere a tanti italiani portando avanti con tenacia una continua lotta contro l’analfabetismo negli anni cinquanta e sessanta. Nell’ultima parte della sua vita il maestro aveva riformulato il suo programma televisivo “Non è mai troppo tardi” per dare un aiuto ai cittadini stranieri che iniziavano ad arrivare nel nostro paese. Da maestro di tanti italiani aveva con grande anticipo compreso che questo è il passaggio che si chiede ad una democrazia che voglia fare del sapere le proprie radici.

 

Una delle forme più diffuse di apprezzamento di un prodotto è l’imitazione. Coco Chanel a quanti le dicevano che tutti i sarti più famosi la copiavano rispondeva < Per copiare bisogna saper apprezzare>. Il festival della filosofia di Modena ha visto di recente la fioritura di iniziative molti simili nei contenuti come ad esempio il festival della filosofia di Roma. La presenza di un “clone” ci conferma che l’iniziativa piace davvero. Non vi preoccupa tutto questo apprezzamento?

 

Non ci preoccupa perché non si tratta di un clone.

Di certo la cosa più copiata del nostro festival è senza dubbio il titolo ma il modo in cui viene organizzato ha una sua autonomia. Francamente nel momento in cui il sapere si diffonde di più  su tutto il territorio tutto bene. Magari venissero sempre copiati tutti i festival della filosofia e non invece anche i sottoprodotti.

Quindi non posso che dire ben vengano le imitazioni degli originali. In fondo il festival della filosofia è copiato con frequenza anche all’estero, persino dal punto di vista grafico, come il festival di Hannover che è praticamente uguale o quello di Berlino. Noi stessi cerchiamo di allevare altri festival all’estero. In fondo ci fa davvero piacere esportare l’immagine delle nostre città e delle nostre società anche fuori dai confini nazionali per cercare di realiz
zare l’obbiettivo di cui parlavo prima. Più conoscenza arriva nelle piazze e viene condivisa dagli uomini più aumenta la speranza di un futuro per la democrazia di questo pianeta.

 

Il festival della filosofia è un festival per tutti? Certe lezioni magistrali non potrebbero risultare di difficile comprensione per un pubblico privo di conoscenze accademiche?

 

Fin dall’inizio ci siamo detti di non voler organizzare un convegno bensì un festival. La radice “festa” è rimasta dentro la manifestazione perchè abbiamo spogliato la filosofia di ogni aspetto di severità e astruseria.

Noi cerchiamo prima di tutto un tema che attraversi l’esperienza di vita di tutti, non abbiamo mai fatto una lezione su Kant.

Ci siamo orientati sempre nella scelta di temi comuni alla gente chiamando in città relatori in grado di esporne una propria visione per condividerla poi con qualcuno che li può ascoltare.

Non abbiamo chiesto mai ai relatori di semplificare i concetti perché quando il tema è complesso la semplificazione è la strada peggiore da percorre. Abbiamo chiesto loro di fare dei discorsi senza note e “technicalities” in modo da suscitare l’interesse di moltissime persone. In fondo i grandi nomi, coloro che sono dei veri pensatori sono molto semplici nelle loro spiegazioni ed è solo ai grandi che il nostro festival normalmente si rivolge.

 

Come avete accolto il patrocinio dell’UNESCO?

 

Era un patrocinio che ci premeva ottenere per due motivi. Il primo legato al decennale per la designazione del Duomo di Modena a patrimonio dell’umanità il secondo, invece, fa riferimento ad una nostra recente scoperta. Abbiamo saputo, infatti, che l’UNESCO mondiale ha un suo festival della filosofia. Si tratta di una manifestazione itinerante che ha alcuni aspetti molto simili a quello organizzato qui a Modena. Ci siamo perciò candidati come sede per ospitare il festival mondiale.

 

Modena consegnerà la cittadinanza onoraria al filosofo Remo Bodei che ha partecipato al festival fin dalle sue prime edizioni. Come ha reagito Bodei alla notizia di diventare un “geminiano”?

 

Devo dire che lui è veramente onoratissimo. E’ emozionato all’idea. Il suo incoraggiamento ci ha sempre dato la forza di continuare a portare avanti il festival e farlo crescere anche dal punto di vista internazionale.

Sono convinta che si sia trattato di uno scambio reciproco.Anche il festival ha lasciato il segno nella vita di Bodei. La cittadinanza onoraria sarà un ringraziamento della città a un grande filosofo, ma al tempo stesso Bodei ricambierà la città con una profonda gratitudine.

 

Cosa direbbe ad un amico per convincerlo a seguire il festival?

 

Non userei parole. Invierei all’amico una immagine di piazza Grande, silenziosa e composta l’immagine di una piazza che abbiamo riscoperto solo da poco come luogo di condivisione.

 

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