Festa della Donna! Questo numero è dedicato a te donna perchè sei “grande”! Auguri da Bice!

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In questo numero abbiamo voluto dar voce alle donne. Sono protagoniste di Bice donne artiste, donne semplici o donne che segnano una strada, donne che a loro modo vogliono significare il loro passaggio....

I diritti delle donne sono diritti umani e l’uguaglianza tra sessi è chiaramente uno dei principi fondamentali di ogni democrazia moderna. L’uguaglianza di opportunità è consacrata anche nel trattato UE, quale importante preoccupazione dell’Unione sin dagli anni ’70.

La base della politica dell’UE trae origine dalla tensione, avvertita in quegli anni, in base alla quale si doveva garantire alle donne e agli uomini pari retribuzione per uno stesso lavoro. Tuttavia, questo primo passo sulla via dell’uguaglianza ha determinato nella pratica soltanto mutamenti graduali che, nonostante gli sforzi degli ultimi decenni, non hanno consentito di considerare l’obiettivo raggiunto.         
Per combattere la discriminazione basata sul sesso l’UE ha adottato una normativa europea per assicurare l’uguaglianza nel contesto dell’occupazione, della formazione, delle condizioni di lavoro e della previdenza sociale.       
Alla metà degli anni ’50 si sono posti diversi problemi legati all’applicazione di tali diritti. Ad esempio, le vittime di discriminazione dovevano provare dinanzi ai tribunali l’esistenza e la natura della discriminazione. Inoltre, la Corte di giustizia europea ha pronunciato due chiare sentenze in base alle quali diversi sistemi di quote basate sul sesso (discriminazione positiva) erano contrari alla normativa europea in materia di pari opportunità. Di conseguenza, nel corso degli anni ‘ 90 l’Ue ha modificato la propria legislazione e ha adottato una direttiva che contempla l’inversione dell’onere della prova. Ora spetta di norma alla parte convenuta dimostrare che la parte attrice non ha subito una indebita discriminazione a motivo del sesso. La discriminazione positiva è ora regolata dal trattato di Amsterdam, ragion per cui le regole che danno la priorità alle donne nel caso di pari qualifiche rispetto agli uomini sono in linea con la normativa europea.    
La discriminazione contro le donne non è sempre un fenomeno palese; essa è spesso indiretta, si cela dietro norme apparentemente neutre. L’UE ha perseguito una nuova strategia volta ad offrire le stesse possibilità indipendentemente dal genere mediante la strategia di mainstreaming. Ciò significa che si deve tenere conto in tutte le politiche e in tutti i programmi di offrire uguali condizioni sia agli uomini che alle donne. Il trattato di Amsterdam fa riferimento specifico al mainstreaming quale obbligo dell’UE. I programmi nel campo dell’istruzione, della formazione e della gioventù devono assicurare che le donne e le ragazze non si trovino ad essere in secondo piano tra i beneficiari delle misure da essi finanziate. Almeno un progetto su tre tra quelli finanziati da tale programma deve essere destinato alle imprenditrici. L’UE tenta inoltre di assicurare che il 40% dei membri dei comitati consultivi e di altri organi specialistici sia costituito da esperti donne. Questa tensione della indiscriminazione di genere è stata resa parte integrante non solo della strategia europea per l’occupazione, ma anche della politica estera e della politica di sviluppo dell’UE. La sensibilizzazione politica e gli strumenti legislativi sono, è vero, molto importanti per assicurare uguaglianza per le donne e gli uomini, ma per conseguire un impatto sostanziale sulle diverse forme di discriminazione a danno delle donne, l’UE avverte anche la necessità di programmi e misure specifici.           
Le donne sono le principali vittime di violenza nella famiglia e i principali oggetti di molestie sessuali sul lavoro. E sono le donne ad essere vendute come animali sui mercati della prostituzione. L’Ue si è impegnata a lottare contro queste forme di maltrattamento e di umiliazione delle donne tramite i suoi programmi Daphne e STOP. Daphne sostiene misure volte a combattere la violenza contro i bambini, i giovani e le donne, mentre il programma STOP aiuta gli stati membri a coordinare le loro misure di prevenzione della tratta e dello sfruttamento di esseri umani.

Da qualche giorno è stata adottata dalla Commissione UE, la cosiddetta “Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010”: ventuno attività specifiche nel corso dei prossimi cinque anni per la promozione di quanto si diceva sopra.

Sei sono gli obiettivi principali individuati dal documento: pari livello di indipendenza economica tra uomini e donne; conciliazione della vita professionale con quella familiare e privata; rappresentanza bilanciata nei processi decisionali; sradicamento di ogni forma di violenza e della tratta di esseri umani; eliminazione degli stereotipi; promozione della parità tra i sessi fuori dall’Ue.

“”L’uguaglianza tra i sessi non è solo una buona idea – ha spiegato il commissario all’occupazione, affari sociali e pari opportunità Valdimir Špidla – ma consente di sfruttare al meglio il potenziale umano ed è fondamentale per rendere l’Ue più competitiva. Non dobbiamo solo creare maggiori opportunità di impiego, ma anche impieghi di migliore qualità e aiutare le donne ad accedervi, impegnandoci perché sia le donne che gli uomini riescano a conciliare la vita professionale con quella privata””.

Numerose le azioni previste, tra cui la creazione di un nuovo Istituto europeo per l’uguaglianza tra i generi, che dovrebbe diventare operativo a partire da gennaio 2007. La sua dotazione fino al 2013 ammonterà a 52,5 milioni di euro e le sue attività mireranno a sensibilizzare i cittadini, raccogliere e analizzare informazioni e sviluppare nuove metodologie.

Anche il programma Progress, per cui è stato previsto un budget di 650 milioni di euro, finanzierà alcune delle attività previste dalla tabella di marcia e lo stesso faranno i fondi strutturali europei e altri programmi di finanziamento dell’Ue.

Sarà creata inoltre una rete di organismi nazionali che si occuperanno di questo. Il loro compito sarà di vigilare, analizzare e combattere tutte le forme di discriminazione basate sul genere, fornendo aiuto alle vittime delle discriminazioni e sostenendole nelle denunce.

La
strategia di miglioramento e semplificazione delle norme, espressa dal presidente Barroso con il motto “”legiferare meno, legiferare meglio””, coinvolgerà anche il settore della parità tra i sessi. Questo permetterà di aggiornare le norme in vigore, assicurando ai cittadini di tutta l’Ue le migliori garanzie possibili in tema di uguaglianza tra i generi. Senza dubbio però si deve concludere che se nel 2006 si è sentita l’esigenza di redigere una tabella di marcia della durata di cinque anni, il raggiungimento della parità tra donne e uomini, oggi, non è realizzato .

Detto questo, le istituzioni redigano tabelle di marcia,  siano motivate da alti ideali, ma resta il fatto che nella quotidianità – e le candidature alle prossime elezioni politiche* ne sono un esempio lampante – questi rimangono solo intenti!

 

* anche se nelle liste sono candidate donne con funzione ’di servizio’ ovvero non fra i primi posti, cioè, come si dice in gergo nelle le teste di lista, il problema rimane. Sono infatti i primi della lista che vengono eletti e se in  una lista di 45 candidati si elencano anche 30 o più donne, ma non nei primi posti, queste avranno fatto solo da specchietto per le allodole….

 

 

Gian Carla Moscattini

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