Fermare si può

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Fermare  l’Isis si può, basta volerlo.Fermare l’invasione dall’Africa si può, basta volerlo. I Trattati stipulati con altre Nazioni, si possono anche stracciare, se, in tempi successivi, mettono in pericolo lo Stato nazionale. 

Fermare l’Isis si può, prima che sia troppo tardi? Sì, io penso che si possa fare. Però, bisogna volerlo. Prendo spunto dal tentativo d’infiltrazione, operato da quelli che oggi noi europei chiamiamo terroristi (ma che ormai si possono definire Stato, anche se in fase embrionale), in Egitto. Avevo già detto in precedenza che la prossima guerra non sarebbe stata convenzionale (rimando alla lettura del mio articolo di qualche settimana fa), ma su rapidi attacchi in centri abitati in cui è più difficile operare, anche con i blindati più ricercati. Per la cronaca, se ne accorsero i russi per primi, durante la battaglia per la conquista di Berlino, quando, un pugno di ragazzini dell’hitlerjugend, armati solo di panzerfaust, tenne testa per diversi giorni ai T.34 del maresciallo Zukov. Orbene, gli strateghi dell’Isis non hanno tenuto conto della capacità di reazione dello stato maggiore egiziano e naturalmente del suo presidente, un militare. Una curiosità: l’Egitto è la nazione che dopo aver cacciato quel pacioccone di Re Faruk, si è sempre dato un presidente proveniente dalle forze armate, preferibilmente dall’esercito. Fatti due rapidi calcoli e visto i precedenti in altre aree del Medio Oriente, i militari egiziani si sono mossi in forza. Carri armati, blindati per il trasporto truppe, copertura aerea fornita da caccia F.16 e, per non farsi mancare nulla, elicotteri Apache. Problema risolto in un giorno e mezzo. L’Isis ha lasciato sul terreno centinai di morti e le fonti stampa non dicono se l’esercito egiziano ha fatto prigionieri o ha soccorso dei feriti. Una cosa è certa: i capi dell’Isis, o di chi tira le file di questi miliziani, hanno provato sulla loro pelle che quando si scontrano con soldati ben equipaggiati e motivati, la guerra santa non è una passeggiata e non tutti hanno la stoffa dei martiri. Però, non dobbiamo sottovalutare la loro capacità di attrarre le masse di diseredati e affamati che premono verso i confini del vecchio continente. Una propaganda che non attrae solo chi nasce in condizioni miserevoli o in terra di religione Islamica. Propaganda che riesce ad attrarre persone che, bene o male, fino a ieri hanno frequentato la parrocchia dietro casa o abitano sullo stesso piano di fronte al tuo appartamento. L’ho già detto e torno a ripeterlo. Non tutti quelli che arrivano in Italia sono dei santerellini e non tutti si vogliono integrare. Anzi, hanno anche delle pretese! L’albergo loro assegnato non piace perché è troppo isolato? Pronti, si cambia. Vogliamo prendere le impronte digitali? Non lo vogliono. Il cibo è scadente? Lo buttano via e protestano. Ma a casa loro, cosa mangiavano? Dove dormivano? Assodato che in questa, che io definisco invasione strisciante, c’è chi costruisce le sua fortuna in politica e chi si arrichisce attraverso le cooperative, sia di destra sia di sinistra. Così, agli italiani, chi ci pensa davvero? Appurato che l’EU, si è già espressa – Sbarcano da voi, li salvate voi, ve li tenente voi! Stop, chiuso –. Alla catto-laica-sinistra-buonista dei salotti chic ai più ruspanti centri sociali, non pare vera la presa di posizione di questi Stati Nazionali, che sono restii a trasformare le loro periferie nelle banlieue parigine o come le periferie delle grandi città italiane. Questi seguaci del “volemose bene a tutti costi” (come i Lazzari del Cardinal Ruffo o i Requetes dal basco rosso che si battevano gridando – per Dio e per il Re -), gridano – salviamoli tutti –.  Meglio, come in un film interpretato dal grande Aldo Fabrizzi “Avanti, c’è posto”, ed io aggiungo “per tutti”!  Poi, gli italiani, dove li mettiamo? Attenti, ci sono vari modi per istituire il pensiero unico: il mondo, sia in passato che nel presente, è pieno di tali tentativi. Si va dal comunismo al nazismo e dal capitalismo delle grandi company. La sinistra italiana ha scelto un’altra strada. Quella della pseudo democrazia.  

(Qui sopra, l’opera Misa de Campaña (3ª Guerra Carlista),  di Augusto Ferrer-Dalmau, che per esigenze di impaginazione è molto sacrificata a inizio articolo.NdR)

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