Fate la carità, fate la Caritas… e diventerete ricchi

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di Alberto Venturi

Nessuno può lavarsi al bacile di Ponzio Pilato, neanche noi.

 

Non c’è bisogno che io attizzi ulteriormente i vostri giustificatissimi e incavolatissimi sentimenti verso la classe politica, in bilico fra la rappresaglia (1 ogni 10, a caso), la gogna, lo sterminio totale, senza distinguo di colore o di parte, comprendendo tra gli infami tutti coloro che oggi improvvisamente aprono gli occhi, dopo che per anni, attorno a loro hanno combinato di tutto. O sono correi o sono incapaci: in galera o a casa, meritano comunque di andare a (bip).

Lanciare contumelie e puntare il dito accusatore su Roma Ladrona è come sparare sulla Croce Rossa! Perciò remo controcorrente e canticchio un De Andrè d’annata: “…per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”, perché al bacile di Ponzio Pilato nessuno può lavarsi le mani.

Proviamo per una volta a partire dalle nostre, di colpe, come possibile strada per preservarci dalle loro e allora  basta con le deleghe in bianco, basta con l’astensionismo, basta con la pretesa di legalità urlata agli altri, ma zittita se interessa noi, basta con la finta mancanza di tempo per leggere, informarsi, capire, basta con la libertà confusa con l’ottenere ciò che voglio, quando voglio, come voglio, basta con i diritti che non hanno doveri.

Se la nostra casa è sporca la puliamo; se un’alluvione la riempie di fango, pazientemente la svuotiamo e cerchiamo di salvarla dalla rovina, oppure ci preoccupiamo subito di reperirne o costruirne un’altra, prestando maggiore attenzione che non sia sulla riva del fiume.

La politica non è meno nostra e non è un optional, eppure ci crogioliamo immobili nella ovvia constatazione di quanto sia brutta, sporca, cattiva, convinti che basti la nostra rabbia a trasformarla, come se gridare indignati sull’uscio liberasse una stanza invasa dal fango.

Nel caso della politica dovrebbe, perché, in teoria, i nostri padri ci hanno lasciato in eredità una democrazia basata su pesi e contrappesi in grado di garantire i nostri diritti, per cui le richieste di aiuto e di rabbia dovrebbero essere accolte da una giusta giustizia, ma la melma si è infilata perfino nei suoi palazzi, rendendoli complici oppure scientemente inefficaci.

La corruzione e l’illegalità drenano risorse e spingono gli incapaci, ai quali necessita ‘l’aiutino’ per arrivare ben oltre le loro capacità, con danni enormi per le istituzioni e per la stessa economia, perché amministratori incapaci nonché disonesti  falsano il libero mercato, uccidono la concorrenza, demotivano la ricerca, danneggiano l’innovazione e la competitività.

Che ci piaccia o meno, non ci resta che impugnare una scopa e incominciare a spazzare, altrimenti dopo questi i quaranta ladroni ne arriveranno altri, sempre di più, o forse stanno già arrivando e noi, inconsapevoli, stiamo semplicemente assistendo a una resa dei conti fra bande. Comunque la sostanza non cambia: ognuno ha la sua scopa e si deve rassegnare a usarla. Nella democrazia questo è un diritto, ma anche un dovere.

Informazione finale: se avete quattro amici al bar, scegliete il vostro partito meno aborrito e una sera entrate in sezione, ridotte ormai ad ectoplasmi così eterei che potrete conquistarle con un semplice ‘Sono disposto…’. Altri lo hanno fatto per i loro interessi, voi potreste farlo per gli interessi di tutti.

 

di Gianni Galeotti

L’inchiesta sulla cosiddetta ‘cupola romana’ ha fatto emergere una realtà fatta di speculazioni economiche e di arricchimenti privati con fondi pubblici, che interessava (e purtroppo interessa) anche il mondo dell’accoglienza e dell’assistenza di clandestini e profughi provenienti dall’Africa. Nel ramificato sistema di corruzione c’è quindi anche il capitolo gestione campi profughi e di prima accoglienza per gli immigrati sbarcati in Italia, almeno fino al 2013.

 

Sinceramente il fatto non mi ha meravigliato. La criminalità mette, o cerca sempre di mettere naso e zampe, dove i soldi girano. E nel campo dell’accoglienza ai profughi ed agli immigrati irregolari di soldi ne girano, tanti, da anni. Emblematica è la dichiarazione del boss dell’organizzazione capitolina sotto accusa: “Il traffico degli immigrati rende più di quello della droga”.

 L’immigrazione, negli anni, oltre che un problema, è diventato un business. Di fronte ai fattacci romani è necessario ed auspicabile che la magistratura faccia chiarezza sulla degenerazione del sistema dell’accoglienza e sulle responsabilità; è necessario per non gettare sospetto ed infangare l’operato di chi ogni giorno, sotto il profilo politico, istituzionale e sociale, opera onestamente nel campo in questo ambito.

 

Ciò detto non bisogna nascondere i rischi che da anni sono purtroppo insiti al sistema territoriale dell’accoglienza e dell’assistenza a profughi ed immigrati; un sistema diventato sempre più grande e strutturato, finanziato da enormi flussi di denaro pubblico e conseguentemente, anche capace di attrarre l’interesse e le mire della malavita organizzata.

 

Negli ultimi venti anni, dall’emergenza albanese, nel 1996, a quella del Kosovo, fino ad arrivare alle ultime crisi africane ed all’operazione ‘Mare Nostrum’, la gestione delle politiche per l’accoglienza non solo di clandestini, profughi, stranieri irregolari, ma anche Rom, ha fatto crescere in tutta Italia un sistema strutturato di gestione del bisogno e dell’emergenza sociale; un sistema finanziato con enormi e costanti flussi di denaro pubblico dallo Stato alle regioni e da qui, a cascata, gestito a livello provinciale e comunale da una rete sempre più fitta di onlus, cooperative ed associazioni di promozione sociale. 

 

Una rete ampia e strutturata capace di generare profitti ed occupazione ma paradossalmente alimentata dallo stesso bisogno e dalle stesse emergenze sociali ed umanitarie, dai nuovi flussi di immigrati clandestini e profughi, dal disagio e dal degrado sociale che si vorrebbero superare.

 

 Un sistema che non previene i bisogni e le emergenze ma si limita a gestirle, a pagamento. Un sistema in cui per forza di cose ogni profugo, ogni Rom, ogni straniero rappresenta si un costo per lo Stato ma anche una fonte di lavoro e di profitto per le organizzazioni che ne gestiscono l’assistenza, dalle Caritas alle cooperative sociali.

 

In Emilia Romagna, dalla metà degli anni ’90, da quando i flussi migratori hanno iniziato ad aumentare in modo costante, con picchi in occasione delle emergenze legate a crisi internazionali, questo sistema è cresciuto, si è strutturato e, attraverso la legge regionale Borghi-Masella, è stato costantemente finanziato, paradossalmente anche quando le emergenze erano rientrate. Il caso Modena ne è testimone: basta pensare che solo in funzione del progetto internazionale protezione dei profughi Sprar sotto la Ghirlandina, già nel 2001, arrivavano dallo Stato 400 mila euro all’anno per gestire, attraverso cooperative ed onlus, l’accoglienza di 50 profughi. Altri 700.000 euro erano destinati alla gestione ed ai servizi del centro stranieri, altri 500 mila euro ai servizi gestiti dal Centro di solidarietà sociale di Modena.

 

Oggi, per la gestione dello stesso numero di profughi (50) sbarcati in Italia provenienti dalle coste libiche, a Modena arriveranno anche nel 2014 e nel 2015, ben 562.162 euro all’anno. Tutti da gestire attraverso organizzazioni locali. Il sistema è tanto strutturato che costi di gestione e relativi profitti sono messi a bilancio non solo per il presente ma anche per il futuro. L’accoglienza dell’ultima ondata di profughi farà guadagnare anche 45.000 euro ad un consulente esterno del Comune di Modena chiamato a gestire le pratiche sul progetto profughi fino alla fine del prossimo anno.

 

Se da un lato è giusto ribadire l’importanza ed il valore dell’accoglienza, dall’altro è altrettanto giusto fare attenzione ai rischi connessi ad un sistema in cui nei fatti e negli indirizzi, l’emergenza profughi e clandestini viene considerata più una regola da mantenere che un problema da superare. Questo al punto tale da essere considerata nel suo importo massimo come voce a bilancio dell’ente pubblico. Voce di bilancio tanto più alta quanto più continuerà ad essere il numero di profughi, di Rom, i clandestini da gestire. Numeri e voci di bilancio su cui di fatto ‘campano’ ogni anno decine di soggetti organizzati e centinaia di persone, nella sola provincia di Modena. E’ chiaro che in un sistema come questo, basato sul bisogno, e capace di attirare milioni di euro ogni anno, il rischio di speculazione è alto. Per questo, senza ipocrisia, senza ideologia, bisogna avere il coraggio di esserne consapevoli e di tenere alta la guardia.

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