Eutanasia si

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Alberta Xodo, coordinatrice dei giovani comunisti italiani non usa troppi giri di parole. Il caso Welby e la possibile legiferazione in termini di eutanasia hanno riacceso un dibattito a cui serve un impulso concreto. Distogliendolo però dalle influenze della Chiesa.

Che idea si è fatta di quello che sta avvenendo

 

Sono da sempre convinta che diritti e laicità siano speculari, ma allo stesso tempo non posso negare che vi siano talune tematiche che ci colpiscono nel profondo e che non sempre rispondono a logiche razionali. Quello che non sopporto, e che dovrebbe farci inorridire, è come la sofferenza umana in questi frangenti venga ricordata per ricordare alle gerarchie vaticane che non si disturberanno i loro palesi progetti di ingerenza nella politica italiana.

 

Il caso Welby ha drammaticamente rilanciato un dibattito che da tempo sembrava perso nel dimenticatoio, almeno a livello politico .

 

Il caso Welby si impone alla nostra attenzione, intriso di dolore ma anche di retaggi culturali e religiosi dai quali non siamo immuni. Ma che devono restare ben distanti dal Legislatore. Apriamolo davvero il dibattito sul testamento biologico e sull’eutanasia. Apriamolo con la comunità scientifica, i malati e noi stessi. Provo sgomento nel vedere quanto i politici si siano affrettati a rassicurare la Chiesa e a quanta poca attenzione sia stata riservata ai malati speranzosi costretti a calvari a cui noi – per triste esperienza diretta – sono molto a conoscenza. Non si può tollerare ulteriormente che la scelta di perseguire cure inutili e dannose venga affidata alla discrezionalità dei medici.

 

Lei dice che non possono essere i medici a prescrivere una certa cura in questi casi. Troppo margine di fallimento o semplicemente diritto all’autodeterminazione?

 

Crediamo che sia la persona sola – nel pieno delle sue facoltà – cui spetta il diritto di decidere o meno se concedere ai medici il diritto di esercitare accanimento terapeutico contro il suo corpo e la sua persona. Una decisione che non si discosta troppo dal consueto consenso informato, e che ha a che fare con l’autodeterminazione, e che per questo non può essere lasciati in mano a terzi, ma deve (e cosa più importante, può) essere presa dall’individuo stesso in piena responsabilità e autonomia, assecondando il proprio concetto di vita e di qualità della vita, nel rispetto delle convinzioni religiose, delle norme culturali, delle aspettative personali.

 

Cosa auspicate come Pdci?

 

Così come auspichiamo una legge concreta sul testamento biologico, così chiediamo che si apra al più presto un dibattito sull’eutanasia, improntato sulla laicità e scevro da strumentalizzazioni paravaticane. Un dibattito che tenga puntata la bussola sull’autodeterminazione quale principio

cardine. Perché morire in modo dignitoso è diritto di ognuno e permetterlo è un atto di giustizia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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