Esiste uno scontro di Civiltà

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L'Europa è piena di tanti quartieri  simili a Molembebeek! Ce ne sono tanti anche in Italia Chi si avventura nelle varie Molembek italiane ha trovato quartieri in cui, come a Bruxelles, non si parla nemmeno la lingua del Paese. 

Musulmani pregano di fronte alla fabbrica Meta a San Felice (Modena)


Un secolo fa il mondo cambiò faccia con la guerra del 1914-1918.

Dopo cento anni c’è un’altra guerra. Una guerra, di fatto, mondiale, di cui l’unica cosa certa è che non ne sappiamo quasi nulla. L’ Isis non è solo l’estremismo di una cultura radicata nell’islamismo, ma una vera potenza mondiale, cresciuta dentro il ventre dell’ Occidente, che concepisce la guerra in modo rivoluzionario, nella spietatezza dei sacrifici umani, di chi si fa saltare per aria e naturalmente lo fa coinvolgendo chi gli sta intorno, vite umane inermi, che con questa guerra non centrano per niente e non si chiederebbero il perchè di tutta questa violenza. Non ce lo chiediamo tutti noi, ma purtroppo c’è un nemico e quel che è peggio è da tempo “”integrato”” a casa nostra. L’Europa è piena di tanti quartieri di Bruxelles che si chiamano Molembebeek!!

Ce ne sono tante e qui in Italia lo sappiamo, ma per ovvi motivi psicologici facciamo finta di niente. E’ inutile che in televisione e sui giornali si cerchi di sminuire, di ridimensionare. Lo abbiamo fatto per anni e i risultati soni i morti amamzzati di Bruxelles e di Parigi. In queste settimane basta solo sintonizzarci su un qualsiasi “”talk show”” per ascoltare le parole sedicenti di certi musulmani “”moderati””, intenti a spiegare che l’ Europa e l’ Italia devono “”integrare di più””, devono “”accogliere””. La realtà dei fatti però ci dice una cosa diversa.

Chi si avventura nelle varie Molembek italiane ha trovato quartieri in cui, come a Bruxelles, non si parla nemmeno la lingua del Paese che li ha accolti da tempo questi arabi. Le donne hanno diritto di obbedire ai loro mariti, dove gli imam dettano legge ed è la legge di Allah, non la nostra! Questo è il frutto dell’accoglienza e mostra con chiarezza che l’integrazione non è possibile e non lo sarà finchè esistono persone che si percepiscono prima come musulmane e poi, ebventualmente italiane. Quando si transita per questi quartieri, questi “”hinterland””, sembra di essere davvero in uno Stato arabo. Non una parola che sia la loro. Se un non si sente parte della comunità che lo ospita è abbastanza ovvio, poi, che si sviluppi del risentimento. inoltre, la crisi economica non l’hanno sentita soltanto gli italiani, i belgi, i francesi, i tedeschi, ma pure gli immigrati. E quando peggiorano anche le condizioni dei salari, esiste un malessere diffuso di disorientamento per continuare ad apprendere, per esempio, qui da noi,  fatti di corruzione, mafia e quant’altro, il risentimento deflagra, può trasformarsi in rabbia anche asssassina! La domanda che s’impone è la seguente: come si fa ad evitare che la comunità islamica si percepisca come isolata rispetto al resto d’ Italia e degli Stati confinanti?  Le enclave islamiche presenti sul nostro territorio si stanno allargando a macchia d’olio e se la soluzione adottata dai politici si chiama “”assimilazione”” io dico che siamo una società multietnica diretta ad un disfacimento, come d’altronde, lo fu per antiche civiltà.  Comincia dalla lingua dello Stato europeo, dalla scuola, dalla cultura. Ma gli europei che fanno? Dovranno, prima o poi, difendere questi tre veri valori! Le comunità islamiche invece dovrebbero piantarla di fomentare vittimismo e cominciare a diffondere un messaggio univoco: prima viene la legge dello Stato ospitante, poi quella di Allah. Prima arriva l’ Italia, la Francia, la Germania, il Belgio, l’ Austria, eccetera, poi il Corano! Fino ad adesso, finchè non si riuscirà a trovare una collaborazione con queste Molembeek, dove ci sono i “”capi bastone”” che comandano anche sui Commisariati di quartiere e sulle case Comunali ( ne so qualcosa perchè ho vissuto a Bruxelles dal 1987 al 1981 in un’enclave all’ interno di Schaerbeek, Saint Josse- Ten noode), le istituzioni di uno Stato europeo saranno sempre deboli. Questa forma di fanatismo, fondamentalista, usa armi tecniche, ciberenetiche, di pressione psicologica, a cominciare da una rete d’ intelligence fatta di computer, internet e youtube. Sono “”maestri”” di sociologia dell’apocalisse, hanno strutture familiari domestiche, tanto che ancora l’intelligence occidentale non si è ancora abituata a considerare le famiglie jihadiste come obiettivi militari. L’Europa combatte una battaglia con i sistemi della vecchia, un po’ barcollando, un po’ macerandosi impotente, in una posizione di logoramento, per cui, quasi come se si ponesse spettatore fatalista.

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