Era il 27 Maggio 1965

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Ieri sera, 22 maggio, ho provato una sensazione singolare, di malessere e di benessere al tempo stesso.

Poco dopo sopravvenne uno stato di incanto, quasi di trance, e mi accorsi di avere orecchie smisuratamente grandi.

Il giorno dopo, constatata l’impossibilità di celare l’anomalia, per comprensibile pudore mi sono chiuso in casa. Dopo molte ore di riserbo mi sono risolto a confidare ad un amico fidato il malanno sopravvenuto.

          Mi sono cresciute a dismisura le orecchie – gli ho scritto nell’email, annegando l’informazione fra altre notiziole.

          Spiegami delle orecchie che non capisco – mi ha risposto.

          Non so bene cosa mi sia successo, ieri sera, verso le 23. Le orecchie sono diventate grandi grandi.

La verità è che la Coppa dalle Grandi Orecchie ha lasciato il segno anche in uno come me, che da tempo considera il calcio un’inutile corsa di ventuno pedatori dietro ad una bolla d’aria racchiusa nella pelle di una mucca morta.

Sarei ipocrita se dicessi che non mi ha fatto piacere: l’Inter è la squadra per cui ho sempre simpatizzato e l’unica per cui mi sono preso la briga di andare talvolta a San Siro (ma solo per le partite di Coppa). L’unica volta in cui ci andai per una partita di Campionato, accadde un fattaccio di cui fui testimone oculare: un ragazzo poco più grande di me, evidentemente sprovvisto di biglietto, tentò di entrare scavalcando la cancellata, ma s’infilzò un braccio, ferendosi seriamente. Polizia e Croce Rossa fecero il loro dovere.

Qualche tempo dopo, ero in quarta (o forse in quinta) ginnasio, il tema in classe settimanale aveva come titolo: “Racconta un fatto che ti ha particolarmente colpito”. Narrai l’episodio di cui ero stato testimone forse con eccessivo realismo e rimediai un quattro + (il +, mi spiegò la Prof.ssa di Lettere, era per la correttezza ortografica e sintattica).

 

Il 27 maggio del 1965, dunque, ci fu, a San Siro, la finale di Coppa dei Campioni: la mia Inter contro il Benfica di Eusebio: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, ….

Mancava poco più di un mese all’inizio della Maturità e non ci andai. Anche allora la sensazione fu singolare: gioia per la vittoria(1-0), dispiacere per non aver partecipato di persona.

Anche quella volta mi dovetti accontentare di vedere la foto di capitan Picchi* che alzava la Coppa dalle Grandi Orecchie al cielo. Fu l’ultima volta. Dovevano trascorrere quarantacinque anni per rivivere quell’emozione. Spero non ne debbano trascorrere altri quarantacinque, potrebbe essere un’attesa fatale.                           

Alberto Broglia


* Ho cercato inutilmente l’immagine cui l’Autore fa riferimento. In quella che ho inserito, a sollevare la coppa non è  capitan Picchi, comunque visibile in secondo piano, ma Giacinto Facchetti. Come sempre, non credo sia una coincidenza:alla memoria dell’amatissimo,grande, indimenticabile campione, la squadra tutta ha dedicato la storica vittoria del 22 maggio 2010. (A.Z.)

                            “”…tu sei tutto quello che…””

                                   

                                                      


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